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Risse tra ragazzi: incontro tra il Garante metropolitano per l'infanzia e l'adolescenza e la commissione metropolitana per le politiche giovanili

Il Garante Mattia apre un confronto contro la violenza tra minori

di Redazione Web 28/07/2020

La recente rissa tra giovani scoppiata sul lungomare Falcomatà non ha lasciato indifferente l’Ufficio del Garante Metropolitano per l’Infanzia e l’Adolescenza e la Commissione Metropolitana per le Politiche Giovanili. Infatti, il Garante Emanuele Mattia, dopo un confronto con il sociologo Francesco Rao avutosi nei giorni scorsi, ha incontrato la Presidente Adele Briganti, dimostratasi sensibile ad un colloquio funzionale non a puntare indici, ma a mettere in campo ogni azione utile a capire meglio quanto accaduto e, attraverso la prevenzione culturale ed operativa, evitare che si ripetano fatti analoghi. L’incontro strategico, svoltosi a Palazzo Alvaro lunedì pomeriggio, partecipato anche dalla componente dell’Ufficio Tiziana Tiziano, è stato un’occasione per stigmatizzare il caso di violenza gratuita che ha visto protagonisti anche due minori segnalati, senza individuare le cause del fatto specifico ancora sconosciute, ma evocando fattori negativi generali come alcool, droghe, ludopatia, modelli che spingono all’assenza di regole e debolezza degli istituti educativi. E, soprattutto, Mattia e Briganti hanno dimostrato totale sintonia sul come agire nel territorio metropolitano, con la Presidente che ha condiviso l’idea del Garante e dato massima disponibilità alla stessa, cioè un tavolo allargato tra Ufficio, Commissione Metropolitana per le Politiche Giovanili, altre consulte territoriali omologhe, l’Ambito Territoriale dell’Ufficio Scolastico Regionale e consulta studentesca, finalizzato all’acquisizione di informazioni, dati, pareri e proposte ai fini della prevenzione. Il tutto in linea con le parole di Rao: «Il caso specifico andrebbe approfondito, ma si può individuare una causa generale: i ragazzi stanno perdendo l’orientamento nell’ambito valoriale, c’è una sconfitta delle agenzie educative. Il sistema sociale deve interrogarsi, c’è un silenzio preoccupante. E il silenzio può autorizzare i giovani a fare ciò che vogliono. Invece, bisogna far capire loro che non tutto è dovuto e che servono regole. Non dobbiamo dare colpe a loro e agli adulti, ma aprire discussione per puntare su “patti di corresponsabilità educativa” generando un dialogo intergenerazionale che coinvolga tutti gli operatori educativi. Perché ai giovani va indicata la strada».

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