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L’Italia maglia nera del bracconaggio. Dei 25 milioni di uccelli uccisi illegalmente ogni anno nel bacino Mediterraneo, 6 milioni sono infatti abbattuti in Italia

Associazioni: collegato ambientale non sia una occasione persa

di Redazione Web 02/08/2020

Il collegato ambientale rappresenta una storica possibilità per mettere definitivamente la parola fine ai delitti contro la fauna in Italia. Il raggiungimento di questo obiettivo è però possibile solo a condizione di prevedere strumenti normativi realmente idonei ad investigare, contrastare e sconfiggere la piaga del bracconaggio. Violenze, sofferenze e torture che fucili, trappole, reti, veleni e i molteplici strumenti illegali producono a milioni di animali ogni anno in Italia devono essere fermati per sempre.

Le associazioni chiedono al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa azioni chiare e decise, in linea con le indicazioni del Piano d’azione per il contrasto al bracconaggio che oltre a prevedere l’aumento delle sanzioni escludano la possibilità di scappatoie normative e che rischiano di vanificare l’efficacia delle norme e di renderle di fatto inapplicabili.

Se così non fosse saremmo di fronte ad un fatto grave anche nei confronti della Commissione Europea che ha archiviato l’indagine avviata contro l’Italia proprio a fronte dell’impegno formalmente assunto dal nostro Paese e che procederebbe quindi ad una rapida riattivazione della procedura d’infrazione.

È questa la richiesta che le associazioni rivolgono in vista della imminente presentazione in Consiglio dei Ministri del disegno di legge “Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2020”, che conterrà le norme di attuazione del Piano d’azione nazionale contro il bracconaggio sugli uccelli selvatici.
L’Italia rappresenta una delle maglie nere del bracconaggio. Dei 25 milioni di uccelli uccisi illegalmente ogni anno nel bacino del Mediterraneo, circa 6 milioni sono infatti abbattuti in Italia (Rapporto The Killing di BirdLife Europe, 2015) a questo dato si deve aggiungere il bracconaggio a danno di decine di altre specie protette come lupo, orso, camoscio, stambecco, marmotta, per un giro complessivo di affari illegali di 3,2 miliardi (Rapporto Ecomafia 2019).

«A fronte di questa drammatica situazione – dichiarano le associazioni – è necessario dotarsi di strumenti normativi efficaci, non solo da un punto di vista formale ma anche in termini di applicabilità e proporzionalità rispetto al danno provocato dalla condotta illecita. Allo stato attuale, per fare un solo esempio, le sanzioni penali previste dall’articolo 30 della legge 157/92 per la protezione della fauna e l’esercizio venatorio sono solo contravvenzionali. Per questa ragione, ad oggi, l’uccisione o cattura di grandi quantità di animali o di specie a rischio di estinzione sono punite con una sanzione estremamente ridotta ed il reato è estinguibile, nella maggior parte dei casi, attraverso il pagamento di una somma di denaro il che elimina ogni possibile funzione deterrente. La conseguenza è il dilagare di gravissimi atti di bracconaggio anche nei confronti di animali superprotetti e spesso altamente minacciati».

«Il Ministro Costa – continuano le associazioni – ha oggi di fronte una opportunità storica. Chiediamo dunque che si faccia garante che le norme siano redatte senza ricorrere ad alchimie e mezze misure. Inserire i delitti contro la fauna tanto necessari ma prevedere nel contempo più eccezioni per salvare chi li commette sarebbe imperdonabile. L’Italia ha l’occasione di fare un passo decisivo verso la legalità ambientale e la tutela della biodiversità chiudendo definitivamente il lungo capitolo fatto di impunità e incertezze che sino ad oggi ha alimentato l’odioso fenomeno del bracconaggio».

Ufficio stampa Legambiente

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