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Sconfitta interna con Casale Monferrato (60-67)

Viola, oltre la crisi. Salvezza-diretta addio

di Federico Minniti 13/02/2017

Se è possibile sta andando anche "peggio" di come si potesse immaginare. L'involuzione di gennaio della Viola Reggio Calabria non solo ha spazzato via le certezze tecniche (l'asse Legion-Radic più un ottimo Caroti) del girone d'andata, ma sta polverizzando anche quelle valoriali di coach Paternoster.
La sconfitta con Casale Monferrato, al PalaCalafiore, non solo acuisce il divario con la salvezza-diretta (a tal punto da non essere neppure più un obiettivo secondo la guida tecnica neroarancio), ma indica in modo autorevole la Viola come la formazione a più alto rischio per la retrocessione diretta.
Forse avrà ragione Antonio Paternoster nel dire a fine partita di vedere una squadra che lotta, ma - forse - questo non basta. Così come è poco corretto dire a una platea di appassionati e alla proprietà, Giancesare Muscolino in testa, che bisogna "aspettare" gli atleti appena acquistati, due dei quali, Voskuil e Laganà, fermi ai box da diversi mesi.
Una situazione paradossale, perché l'enciclopedico roster neroarancio vede il capitano-acciaccato (ed è una caratteristica della sfortuna carriera) Agus Fabi e l'italiano over voluto e coccolato dal coach, Marulli vera e propria incognita di questo gruppo.
Le sorti di questa squadra sono appese a Ivica Radic, un grande pivot ma che - secondo quanto emerge dai soliti "spifferi" del PalaMazzetto - avrebbe una voglia matta di andare via proprio da Reggio Calabria. Fallita l'operazione-nostalgia con Hawkins il gap dell'addio di Legion (partito perché fuori budget a Gennaio) non è stato ridotto. Restano positive le performance di Patrick Baldassarre (per cui è stato sacrificato il "gioiello opaco" Lupusor) e Lorenzo Caroti, vent'anni e talento da vendere.
Ripetiamo: forse non basta. Perché a mettersi contro ci pensa pure il calendario. Affrontare due pseudo-dirette concorrenti per la salvezza come Rieti e Roma nei prossimi quindici giorni potrebbe essere l'atto di condanna definitiva di questa squadra.
Servirebbero 4 punti, ma a essere realisti sarebbe quasi un miracolo.
Si richiede "unità" quando si è operato nella direzione opposta, quella della disaggregazione. E le faglie sembrerebbero cedere già in testa al management dove l'idillio di inizio stagione è sembrato come l'ennesimo selfie forzato.
La partita con Casale (60-67) è da mettere in archivio, come le altre cinque precedenti, che stanno facendo registrare il temibilissimo record negativo di sei sconfitte consecutive.
A Paternoster, Condello e Monastero il compito di ritrovare il bandolo della matassa. Sempre che ci sia ancora il tempo per questa ennesima ricerca.

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