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L'intervento del presidente dell'Anac è controcorrente

Cantone: «Figli tolti a boss? Fallimento dello Stato»

di Redazione Web 17/02/2017

Allontanare i figli dei boss dalla propria famiglia "mafiosa" non è un bene. O almeno lo è in modo parziale. A pensarlo (e dirlo) è il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, magistrato di lungo corso, nel corso di un incontro con i ragazzi di un liceo napoletano. Lo riporta "Il Mattino": «Resto molto perplesso rispetto a questo tipo di alternativa e credo che questi esperimenti siano la prova del fallimento dello Stato, delle istituzioni, che utilizzano come al solito delle scorciatoie perché non sanno come intervenire sull'ambiente», un'affermazione netta ribadita nel corso dell'incontro. «Lo Stato utilizza una scorciatoia - ha movitato Cantone - per non fare la sua parte, cioè lo Stato interviene sulla parte più debole, il bambino, perché ammette di non essere in grado di fare nulla sull'ambiente».
«La ragione di quel provvedimento è di allontanare i ragazzi da quei contesti che sono destinati a farli diventare in un certo modo; quindi sotto questo profilo quel provvedimento ha il suo senso, però, è davvero giusto scegliere e togliere quello che la cosa più bella che il è rapporto genitori-figli, in modo così violento in una logica unilaterale dello Stato? Si è sicuri davvero che, quel ragazzo, raggiunti i 18 anni, non veda questa cosa come un'altra vessazione? Non avrà forse l'immagine di uno Stato come uno Stato che sa solo punire?».
Una chiave di lettura antitetica rispetto al percorso portato avanti dal Tribunale dei minori di Reggio Calabria.

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