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Il racconto dell’esperienza vissuta da giovani in ricerca che hanno imparato a scegliere ed essere persone e figli di Dio

Campo vocazionale a Cucullaro, la fede è come un faro

di Redazione Web 08/09/2020

di Domenico Marcianò - Parlare di cinque giorni intensi come quelli passati a Cucullaro dal 27 al 31 luglio è cosa parecchio difficile per la mole di emozioni che io, ma anche i miei compagni di viaggio, abbiamo vissuto. Il nostro soggiorno è stato parecchio “pieno” e le nostre energie sono state veicolate da parte dei formatori e dei seminaristi che ci hanno aiutato in questo percorso, a riscoprire la nostra importanza nel mondo, in primis come uomini, poi come figli di Dio. «Imparare a scegliere, per essere uomini, come Gesù» era il filo conduttore di questi giorni.
Quando sono arrivato mi sentivo molto pieno di ardore e spirito di avventura, ma alla fine mi sono ritrovato solo con i miei pensieri, custodito da un’amore più grande, quello che ci ha mossi dal nostro tepore quotidiano pieno di certezze e ci ha spinto nella montagna come Dio fece con Abramo. Un’amore che noi abbiamo immaginato come un cielo stellato, dove noi umanità siamo posti al centro del Creato perché siamo stati creati per essere gli unici ad avere un rapporto ravvicinato con Dio. Io e i miei compagni non avremmo mai immaginato però che le stelle le avremmo viste davvero. I nostri formatori, soprattutto don Salvatore Santoro, rettore del seminario, hanno inciso fortemente, perché la chiamata al sacerdozio è una scelta importante, che comporta dei grandi cambiamenti nella nostra vita, ma se c’è sempre la promessa «del cielo stellato», il chiamato ha solo che mettersi in cammino. Da chi ci accompagnava come i seminaristi Davide, Enzo e Alessandro a tutte le nostre comunità di provenienza, fino all’amore dei nostri sacerdoti, siamo stati accompagnati nella preghiera e nel pensiero, e soprattutto la presenza in questo campo anche del nostro vescovo Giuseppe non ha mancato di ricordaci quanto la nostra fede è alla base della nostra vocazione, se non si ha fede non si può essere in primis cristiano, e poi avviarsi verso un cammino vocazionale. Il tutto ci fa pensare che la vocazione non si vive da soli, ma è una vera convocazione in cui tutta la Chiesa si sente chiamata a viverla con il chiamato. Don Angelo Battaglia ha condiviso con noi la Parola durante le messe quotidiane, don Francesco Marrapodi ci ha fatto conoscere l’aspetto ecclesiale di ogni cammino vocazione e don Danilo Latella ha messo l’amore del suo servizio di assistente in seminario per noi e ci ha portato le sue competenze parlandoci soprattutto degli aspetti emotivi e psicologici delle scelte intraprese da un uomo e da un cristiano. Questo percorso è stato un momento di fratellanza e vera vicinanza, dove i volti di noi in discernimento si sono uniti anche a Santo e Demetrio che completando il loro anno di propedeutico si sono ritrovati con noi a vivere questo passo importante di avvio al loro primo anno di seminario. Noi con loro e con gli altri ragazzi ne sono usciti un po’ cambiati. Prego il Signore affinché le vocazioni non manchino mai nella nostra comunità e mi auguro che anche altre persone come me possano vivere anch’esse un’esperienza simile.

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