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L'omelia di monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l'Italia, in occasione di una Festa Madonna «insolita»

Marcianò: «Madre della Consolazione, tu ci sei ed è l'essenziale»

di Redazione Web 14/09/2020

di Monsignor Santo Marcianò*- Carissimi,
«Il Signore è buono e grande nell’amore», abbiamo cantato nel Salmo 102 (103). E noi oggi celebriamo la bontà di Dio, il Suo Amore grande, smisurato, tanto che se volessimo tentare di ricambiarlo ci sentiremmo come quel tale di cui parla il Vangelo (Mt 18,21-3): «debitori». Un debito inestinguibile, se pensiamo che «diecimila talenti», nell’attuale valuta, corrispondono ad alcune centinaia di milioni di euro; inestinguibile ma paradossale, perché è debito di amore e l’amore, per sua definizione, non chiede in cambio nulla, se non donarsi a sua volta. È bello sentirci debitori così, per la smisuratezza e la gratuità dell’amore. E tanto più ci scopriamo debitori quanto più sappiamo vivere ogni cosa come dono: il dono sacro della vita, sempre più spesso conculcato e disprezzato dalla cultura dominante; il dono della famiglia, non di rado oggetto di confusione o fonte di conflitti; il dono del creato, giardino piantato da Dio per la sussistenza e la gioia umana; il dono dei fratelli, tutti: gli amici, con la loro preziosità unica, ma pure chi, per incapacità di amare, noi classifichiamo come estraneo o straniero, rivale o nemico; il dono del «perdono» che, come Pietro, dobbiamo dare fino a «settanta volte sette», ovvero senza limiti, come illimitato è il perdono ricevuto; e la logica del perdono estingue il debito impagabile di amore, non solo per se stessi ma per l’intera umanità.
Quante volte lo vediamo anche in questa nostra terra! Quante volte è il perdono di una sola persona a trasfigurare di amore rapporti violenti, mafiosi, prevaricanti, vendicativi! E anche ogni volta che noi, nel nostro piccolo, perdoniamo di cuore al fratello, il gesto non rimane circoscritto ma si dilata, si estende e, con fecondità misteriosa, costruisce la civiltà dell’amore. Nell’economia strana di Dio - l’economia della salvezza - chiunque perdoni sana le discordie interne alla storia umana e alle relazioni malate, alle violenze e alle vendette, alle guerre e alla criminalità.
Il Signore è buono e grande nell’amore, ne facciamo esperienza nel perdono e in tutti i doni, per i quali in questa Eucaristia Lo ringraziamo; in particolare, il dono di Maria: la Madre; la Madre Consolatrice!
Siamo qui ai Tuoi piedi, Vergine bella e santa, Madre nostra della Consolazione, in una “Festa di Madonna” insolita, difficile, ma certamente anch’essa segno della bontà di Dio e del Suo Amore grande, del quale Tu, per prima, hai fatto esperienza. Un amore non sempre facile da capire, come sotto la Croce è accaduto a Te e accade a ogni creatura. E allora siamo qui ai Tuoi piedi, sulle Tue ginocchia di Madre, perché Tu possa trasmetterci il segreto di questo Amore, aiutandoci a viverlo nella gioia come nell’ora buia del dolore, del dubbio, dei progetti umani, anche quelli belli, infranti senza apparente ragione.
Da sempre, il popolo reggino organizza la Festa di settembre per dirTi il suo amore e la sua devozione, vivendola come momento di vera pietà popolare che tramanda, attraverso bellissime tradizioni, la fede forte dei nostri padri. Quest’anno, però, la pandemia ha reso tutto diverso! Quest’anno sembra mancare e mancarci tutto: la commovente «discesa» del Quadro, la folla oceanica delle processioni, la Cattedrale gremita di popolo e la stessa festa civile, con le sue bancarelle e le sue “frittole”, le luci e i suoni…
Qualcuno protesta, perché avrebbe voluto mantenere tutto; qualcuno ha paura e sa quanto necessaria sia la prudenza. Noi, sulle Tue ginocchia, vogliamo farci insegnare il senso di una festa celebrata nella prova che, all’improvviso, sembra paralizzare la vita del mondo, obbligandoci a sperimentare chiusure e isolamento, paura e angoscia, cambiamento di stili di vita e conseguenze socio economiche di una crisi senza precedenti nell’era moderna.
Tu, Madre, ci consoli. Tu sei la nostra Consolazione. Tu ci sei: questo è l’essenziale della Festa! Tu non ti sei stancata di scendere dall’Eremo, di scendere dal Cielo, tanto più nella prova della pandemia. E forse proprio una Festa così difficile ci riporta al senso profondo del culto per Te, all’inizio della devozione del popolo reggino che, nella Tua Consolazione, trovò rifugio e protezione nell’epidemia di peste.
Ecco, anche quest’anno, alla “Festa di Madonna” non manca l’essenziale, non manca il dono della bontà e dell’amore di Dio che ci rende debitori: non manchi Tu! E Tu, o Maria, non manchi mai perché hai scoperto il segreto della vita e della maternità rivelato da San Paolo nella seconda Lettura (Rm 14,7-9): non vivi «per Te stessa» ma «per il Signore», per i Suoi figli, per noi! E noi questo lo sappiamo, lo sentiamo.
Sì. Anche nei momenti più bui della nostra vita e della storia, la nostra città e la Chiesa di Reggio ha ritrovato sempre nel cuore una luce tenuta accesa da Te. E Tu sei Consolatrice perché non vivi per Te stessa ma vivi per noi, per me, per questa città!
Vivi per ogni creatura umana, specie se fragile e sola.
Vivi per i poveri del mondo e i disoccupati del nostro Sud; per le vittime della tratta, dello sfruttamento, della criminalità; per le persone sole e quelle scartate perché disabili o malate, anziane o straniere; per i bambini rifiutati nel grembo e quelli abusati dalla crudeltà e dalla vergogna umana; per i giovani che cercano il senso nelle dipendenze e nelle cose ma diventano strumenti di violenza o trovano la morte; per i migranti che muoiono in mare, i malati di Covid che muoiono soli. Vivi per chi soffre e muore; per la conversione dei peccatori più malvagi, che, come noi, non sanno di essere amati e debitori di perdono.
Vergine Bella e Santa, Madre Nostra Consolatrice, Tu sei ancora qui e noi, come i nostri padri nella peste e nelle difficoltà, ci affidiamo a Te nel male che affligge il mondo e Ti affidiamo ogni tribolazione umana. Proteggici e insegnaci il segreto necessario ad affrontare tutto, anche il tempo della pandemia e della crisi: non vivere per noi stessi ma per Dio e per i fratelli. Perché donare noi stessi, anche se sembra poco in confronto alla grandezza di Dio, è donarsi completamente: nel perdono, nella consolazione, nell’amore. È donare tutto, come fai Tu. E così sia!
*Ordinario Militare per l'Italia

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