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L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova ha presieduto la solennità in onore della Madonna della Consolazione

Pontificale, Morosini: «Cattolici siano uniti per il bene comune»

di Giuseppe Fiorini Morosini * 15/09/2020

Non possiamo limitarci a comprendere la Parola di Dio appena proclamata, soltanto nel significato storico e letterale ma dobbiamo accoglierla come luce che illumina la nostra vita ed attualizzarla nel momento in cui, come credenti, la leggiamo o ascoltiamo.

L’episodio delle nozze di Cana ha avuto molteplici interpretazioni, secondo il punto prospettico di chi lo leggeva e commentava, o secondo l’evento storico che si stava vivendo. Spesso, perciò, il vino miracolosamente procurato ad una festa di nozze è stato visto come la componente di gioia e felicità che deve esistere nella vita dell’uomo. Gesù è colui che ci dona questo vino/gioia; Maria è colei che intercede perché Gesù ce lo doni.

«Non hanno più vino»: è l’espressione con la quale indichiamo la nostra esperienza quando la vita perde il suo significato perché ci assalgono tanti dubbi, quando le famiglie e comunità in cui abitiamo sono senza festa, la città ove viviamo va avanti senza futuro, la fede è senza slancio e la speranza è spenta. Allora abbiamo bisogno del vino della gioia. La festa della nostra Patrona ogni anno ci provoca a riscoprire l’impegno di collaborare con Dio a creare le condizioni di questa gioia: qualsiasi cosa vi dica di fare, fatela.

Maria a Cana diventa mediatrice della gioia; Gesù colui il quale apre ad una gioia infinita senza limiti, nella proporzione in cui si ha la forza di fare ciò che egli comanda di fare. Maria indica ai servi la strada per provvedere alla gioia: qualunque cosa vi dica, fatela. Fate ciò che dice, tutto, senza sconti e senza tagli; attuate il suo Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne. E si riempiranno le anfore vuote del cuore. E si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta a felice. Più Vangelo è uguale a più vita. Gesù ci è venuto ad insegnare: Io sono venuto per darvi la vita e darvela in abbondanza. Come vorremmo che ogni la festa della Patrona diventi un passo in avanti sulla strada della gioia e della felicità ad ogni livello.

Questo desiderio non è utopia, se noi accogliamo l’insegnamento che ci viene da Cana: il miracolo delle felicità non dipende solo da Dio, ma anche dalla collaborazione umana. C’è Maria che intercede. E noi siamo qui a pregare la Madonna della consolazione ad intercedere ancora per il cambiamento della nostra società. Ma c’è anche l’azione dei servi, che preparano le giare con l’acqua e predispongono così tutto per il miracolo. È la collaborazione dell’uomo all’azione di Dio. Del resto S. Paolo ci ha detto: Dio ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

 Abbiamo già alcune chiavi perché possiamo riflettere su questa pagina evangelica a partire da alcuni dati, che si riferiscono alla nostra situazione storica: sociale, politica, economica. La celebrazione della nostra Patrona quest’anno avviene in un contesto storico molto particolare:

- la pandemia ancora non sconfitta, che durante i lockdown sembrava suggerire svolte radicali alla nostra vita, che improvvisamente era entrata in crisi nei suoi schemi consumistici di felicità e ci ha fatto accorgere che il vino della felicità bisogna cercarlo altrove;

- la presente tornata elettorale ci ha fatto capire ancora una volta la difficoltà della gente a cogliere quale futuro i candidati hanno in mente e propongono a tutti noi, chiedendo il voto. Vorremmo una politica che non rincorra le emergenze ma che generi futuro;

- abbiamo costatato altresì quanta poca influenza la professione della fede cristiana incida nella vita. Le comunità cristiana e le istituzioni religiose ed ecclesiastiche spesso sono anch’esse lontane dai bisogni reali della gente.

Il piano pastorale della nostra Diocesi continua quello dello scorso anno: siate cittadini degni del Vangelo. Non posso, perciò, carissimi fratelli e sorelle, non rilanciare l’appello a tutti i cattolici ad essere protagonisti della vita politica della città, degli ambienti che abitano, non da soli, ma associandosi e collaborando su di un progetto comune. Don Milani parlava di cittadinanza sovrana, intendendo per essa la capacità di parlare in prima persona, di conoscere e di stare dentro i processi di cambiamento. Bisogna custodire, ma in modo competente, la passione civile, l’impegno politico, l’amore per le cose serie della vita, lo schierarsi sempre, a qualsiasi costo, contro l’ingiustizia. Così papa Francesco ha sintetizzato l’azione di don Milani: un uomo che ha scritto con lucidità: Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.

Molti di noi si interrogano sul futuro, su di un auspicato rinnovamento della società. La gioia dei festeggiamenti patronali dura alcuni giorni, poi passa. Abbiamo bisogno di gioia e felicità stabili. È allora indispensabile che ciascuno senta la responsabilità della propria cittadinanza sovrana e agisca di conseguenza, ponendo in essere scelte e azioni tali da generare il cambiamento della realtà ove si opera. Ed è necessario che i cattolici condividano questa responsabilità e la portino ad unità in un progetto chiaro e definito, che possa riscuotere il consenso di tutte le persone di buona volontà.

Così come è stato superato il tempo del partito confessionale, così è stata superata la teoria e scelta della diaspora, cioè cattolici sparsi nelle diverse formazioni politiche. Questa scelta ha confinato i cattolici al ruolo di minoranza insignificante ed inascoltata e all’incapacità di progettare e realizzare un proprio disegno politico in una società in grande trasformazione.

Tutto questo non vuol dire tornare a riproporre una politica confessionale, ormai morta e sepolta, ma una unità tra cattolici che sposi una laicità, che faccia leva sui grandi valori di un umanesimo integrale, quello proposto dalle scuole di pensiero del secolo scorso, accettati anche dalla nostra stessa Costituzione, dove si parla del dovere di solidarietà politica, economica e sociale.

Mi appello alla maturità dei cattolici della Diocesi e in genere della Calabria, perché facciano una lettura politica dell’esortazione di Paolo a consolare come Dio ci ha consolati: condividere, cioè, con i cittadini, attraverso una pianificazione politica adeguata, basata sui grandi valori umanistici, presenti già nella tradizione classica greco-romana, la gioia che il Signore ci ha dato, il vino di esultanza che abbiano assaporato con il dono della fede.

I problemi della nostra Terra si stanno acuendo all’interno di un’Italia, che da tempo si trova in una situazione di stagnazione economica, con il rischio di percorrere una strada senza speranza, che potrebbe segnare il suo declino; e a pagare sarebbero i giovani: i migliori tra loro fuggono dalla Calabria. Alla crisi economica va aggiunta quella dei valori, spesso guidata dall’alto, da una regia di comando, che vuole distruggere i nostri valori più eccelsi, ma anche tutto ciò che può considerarsi vero valore. In questo contesto invito ancora i cattolici della Diocesi perché tornino a vivere una presenza costruttiva nella società, attraverso le loro specifiche competenze; e lo facciano in maniera unitaria ed organica negli specifici ambiti di interesse. Questo sarà il modo migliore per attuare quel rinnovamento che abbiamo invocato durante il lockdown.

Ma se guardiamo al mondo il quadro non è più confortante, perché esistono incognite e incertezze: i cattolici non possono tirarsi indietro dinanzi a queste sfide; è necessario che le affrontino in modo compatto e non disperso. Non potremo altrimenti chiedere a Maria di consolarci. Le nostre feste sarebbero altrimenti solo uno stordimento. È necessario che leggiamo anche il testo di Isaia della prima lettura in chiave di cittadinanza attiva: l’inviato su cui si posa lo Spirito del Signore, non è solo il Singolo, ma anche la comunità cristiana, che a sua volta deve poter e saper inviare gli uomini migliori per l’edificazione della nuova città, che tutti vogliamo abitare.

I necessari punti di riferimento per un impegno politico rinnovato dei cattolici ormai sono chiari, e il Papa ce li sta ricordando continuamente:

- L’educazione al bene comune, obiettivo finale della dottrina sociale della Chiesa. Deve innervare il sistema economico secondo i principi non solo dell’economia sociale di mercato. Il suo raggiungimento dovrà avvenire non solo attraverso indicazioni di principio, ma attraverso l’azione politica che tenda veramente ad esso, e che sia da se stessa educatrice ai valori;

- L’ecologia integrale, per cui alla realizzazione dell’identità del singolo si giunge attraverso il raggiungimento dell’identità di ciascuna altra creatura. Siamo sempre creature e non dobbiamo illuderci che la tecnologia possa renderci creatori;

- Vincere l’egoismo in cui ci ha rinchiusi il consumismo e rieducare la società ai temi della fratellanza, della solidarietà e dell’accoglienza, alla convinzione della destinazione universale dei beni;

- Da qui l’impegno all’eliminazione ed elevazione a dignità umana di tutti i ghetti sociali e morali. La comunità deve riappropriarsi degli spazi oggi occupati e gestiti dalla malavita organizzata, deve rivendicare e attuare il principio di sussidiarietà;

- Sguardo privilegiato verso la formazione e una sanità sostenibile: sono due spazi abbandonati a sé stessi in questi ultimi decenni. Tornino ad essere al primo posto della programmazione politica.

- E nel contesto della formazione bisogna porre attenzione alle politiche familiari, affrontando con amore i vasti campi  della disabilità, settore anch’esso dimenticato in questi ultimi tempi.

La consolazione di Maria può realizzarsi attraverso la comprensione che lo Spirito che abbiamo ricevuto nei sacramenti ci invia ad annunciare il Vangelo per liberare l’uomo da tutte le sue catene.

Vergine della Consolazione, a te affidiamo la nostra vita, con le sue attese, le sue angosce, le sue paure, le sue speranze. Tra le tue braccia deponiamo il presente ed il futuro di questa amata chiesa reggino-bovese, di tutti, vescovo, sacerdoti e laici, in particolare dei poveri che sappiamo avere un posto privilegiato nel cuore del tuo Figlio. A Te, Vergine prudentissima, consegniamo  le sorti della nostra città.

Ti supplichiamo di dare conforto a tutti e di aiutarci a costruire una civiltà  che sia espressione di una convivenza umana veramente pacifica e costruttiva. Sotto la tua protezione poniamo, in particolare, i nostri ragazzi e giovani che stanno per ritornare a scuola: proteggili e proteggici, perché tutto proceda nella serenità e nella pace e mai più, per nessuno, ci debba essere la terribile esperienza vissuta a causa di questa pandemia che, speriamo, sia, presto, sconfitta.

Invoca, o Madre della Consolazione, la benedizione del tuo Figlio su tutti noi, sulle nostre famiglie, sulle nostre comunità civili ed ecclesiali, su tutte le istituzioni e su coloro che le presiedono per il bene di tutti e di ciascuno. Amen.

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