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Coldiretti, quest'anno si classifica ad ora come il secondo più caldo mai registrato in Italia dal 1800. Le conseguenze a livello globale e nazionale

Caldo, il 2020 è il secondo anno più bollente di sempre

di Redazione Web 19/09/2020

Coldiretti porta avanti un’analisi sulla base dei dati Isac Cnr relativi ai primi otto mesi dell’anno in riferimento al caldo anomalo che quest’anno si sta prolungando anche nel mese di settembre 2020, anno che si classifica ad ora come il secondo più bollente mai registrato in Italia dal 1800. La temperatura si registra di oltre un grado (+1,05 gradi), la più elevata della media storica. Si accentua anche quest’anno – sottolinea la Coldiretti – la tendenza al surriscaldamento con un aumento della colonnina di mercurio stimato nei prossimi 30 anni fino a 2 gradi (rispetto al periodo 1981-2010) ma che, nello scenario peggiore, può arrivare fino a +5 gradi a fine secolo secondo il report "Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia", della Fondazione Cmcc.
Secondo il Rapporto, considerando lo scenario peggiore di innalzamento della temperatura a fine secolo, il costo del rischio alluvionale è di 15,2 miliardi di euro l’anno, nel periodo 2071-2100 mentre i costi da innalzamento del mare arrivano fino a 5,7miliardi, quelli per il decremento del valore dei terreni agricoli tra 87 e 162 miliardi e 52 miliardi per la contrazione della domanda turistica. Senza dimenticare – precisa la Coldiretti – il rischio incendi che nei prossimi decenni aumenterà del 20%, sempre secondo gli scenari peggiori.
Gli effetti in realtà – sottolinea la Coldiretti – si sono già fatti sentire a livello globale e nazionale con il divampare degli incendi e una drastica riduzione dei ghiacciai. Si è registrata infatti una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – sottolinea la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. L’agricoltura – continua la Coldiretti – è infatti l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli.
La tendenza al surriscaldamento è ormai strutturale in Italia dove la classifica degli anni interi più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine – precisa la Coldiretti – anche il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2003.
Un processo che – sostiene la Coldiretti – ha cambiato nel tempo la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche con l’ulivo, tipicamente mediterraneo, che in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici Made in Italy, mai viste prima lungo la Penisola. E il vino italiano con il caldo – continua la Coldiretti – è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto alla tradizionale partenza di settembre, smentendo quindi il proverbio «ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina», ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti.
Il riscaldamento provoca poi – precisa la Coldiretti – il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto – conclude la Coldiretti – mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani.
 

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