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Puntare i riflettori sulle procedure d’aggiudicazione

La trasparenza degli atti è la vera anticorruzione

di Redazione Web 21/02/2017

di Francesco Manganaro * - La lotta alla corruzione è al centro della discussione pubblica, anche delle parole di Papa Francesco. Sebbene si tratti di un fenomeno antico e diffuso a livello globale, la maggiore attenzione è ora dovuta sia a più avvertite esigenze di etica pubblica sia alla perdurante crisi economica, che rende più evidente lo spreco di risorse attraverso la corruzione. Ma, il danno maggiore causato dalla corruzione è la sfiducia dei cittadini nella istituzioni pubbliche e, perciò, il rischio di una implosione dei sistemi democratici, ritenuti intrinsecamente corrotti.
L’istituzione dell’Autorità nazionale anticorruzione ha portato al massimo livello tale dibattito anche a livello giornalistico. Certo, il problema sempre attuale delle pubbliche amministrazioni nelle società complesse è quello di mettere insieme legalità ed efficienza. Fare presto e fare bene, perché le persone non possono aspettare in eterno la realizzazione di un ospedale o l’acquisto di uno strumento per la cura oncologica. Le norme per i contratti pubblici hanno spesso allungato i tempi per la realizzazione di opere e servizi, senza neppure garantire la legalità, come si riscontra nelle numerose inchieste giudiziarie. È in questo quadro più generale che va affrontato il problema della corruzione, senza generalizzazioni che colpevolizzino in maniera qualunquistica le amministrazioni, ma senza neppure mettere la polvere sotto il tappeto. I dati statistici confermano che è molto alta la percezione di una corruzione diffusa e, tuttavia, sono assai poche le denunce in questo ambito, come dire che vi è una perversa collusione tra corrotto e corruttore, entrambi legati da un reciproco vantaggio. Per questo dalla legge 190/2012 si sono susseguiti una serie di interventi legislativi che hanno introdotto per la prima volta volti misure amministrative volte a prevenire la corruzione più che a punire successivamente i colpevoli.
L’esperienza di questi cinque anni dimostra che alcune misure sono utili, altre molto meno. La redazione di piani anticorruzione per tutte le amministrazioni è stato spesso un esercizio inutile di un’anticorruzione “di carta”. Molto più utili le norme che obbligano le amministrazioni alla pubblicazione degli atti ed alla trasparenza al fine di favorire un controllo diffuso dei cittadini sulle amministrazioni pubbliche e sull’utilizzazione delle risorse comuni. L’ampliamento dell’accesso civico ad atti e dati dell’amministrazione, avvenuto di recente con l’attuazione della Riforma Madia, è ancora di più strumento di legalità.
Se la corruzione può riguardare anche atti di minima entità, i riflettori vengono sempre puntati sui contratti dei pubblici appalti. In questo ambito le più recenti norme attribuiscono all’Anac poteri mai visti in un’autorità amministrativa, che può, allo stesso tempo, dettare la regolamentazione di un settore attraverso le linee guida, controllare tutte le amministrazioni ed eventualmente infliggere sanzioni. Il quadro che si delinea è perciò in chiaroscuro. Certo sarebbe ingenuo pensare che esista una soluzione semplice e definitiva per combattere la corruzione: qualsiasi opera di contrasto al fenomeno corruttivo deve necessariamente essere multidisciplinare, mettendo insieme regole sul controllo della legalità amministrativa, sanzioni disciplinari, modifiche al codice penale, crescita culturale, misure educative, percorsi di legalità e buone pratiche. Il male va preso alla radice. Non è forse lo stile di vita consumistico a favorire la ricerca di risorse economiche eccessive? È uno stile di vita sobrio la risposta vera alla corruzione. Ma questo è un altro discorso.

* ordinario diritto amministrativo – Mediterranea

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