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Le parole del presidente di Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo, sui meccanismi relativi all'assegnazione dei beni confiscati

I soldi delle mafie per salvare i beni confiscati

di Redazione Web 28/09/2020

Risale all’ultimo numero di “In Dialogo”, mensile della diocesi di Nola e secondo dorso di Avvenire, l’intervista a Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione con il Sud, a cura di Alfonso Lanzieri. Dal confronto scaturito con Borgomeo, si evincono alcuni spunti importanti per capire la situazione ed i meccanismi che regolano, o dovrebbero regolare, l’assegnazione dei beni confiscati. La prima notizia emersa dalle dichiarazioni di Carlo Borgomeo è che la Lombardia si posiziona al terzo posto nella classifica delle regioni col maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati, «per cui non si tratta di un tema esclusivo del Sud». Fondazione con il Sud, come si evidenzia, è un ente no profit che promuove percorsi di coesione sociale per lo sviluppo del Mezzogiorno, che già quattro anni fa stilò un documento con altre fondazioni e con il forum del Terzo settore, incentrato sull’assegnazione dei beni confiscati, il cui meccanismo presenta non pochi «intoppi». Da questo documento emergevano le importanti riforme da attuare, che Borgomeo nel corso dell’intervista riassume in tre punti: «In primo luogo, le risorse del Fug (Fondo unico di giustizia): il fondo è alimentato adesso dai soldi confiscati alle mafie – liquidi o anche azioni – che sono impiegati ad esempio per sostenere le attività delle forze armate, per il funzionamento dei palazzi di giustizia etc., cose molto importanti naturalmente, però a nostro giudizio quelle risorse potrebbero essere ancora meglio utilizzate se finanziassero iniziative di valorizzazione dei beni confiscati; in secondo luogo – e si tratta di un punto legato al precedente – l’Agenzia dei beni confiscati (l’ente di diritto pubblico che gestisce l’iter dei beni confiscati, dalla fase di sequestro fino alla loro destinazione) dovrebbe diventare un ente pubblico economico con contratti al persone regolati dal diritto privato, controllato dallo Stato». In merito a quest’ultimo aspetto, sembra evidente come per Borgomeo l’Agenzia andrebbe separata dalla pubblica amministrazione: «Servono immobiliaristi, persone che conoscono le industrie, uomini esperti di finanza, e così via. I funzionari dell’agenzia fanno un lavoro straordinario, ma si tratta pur sempre di personale distaccato dalla pubblica amministrazione.

È in corso, tra l’altro, un bando dell’Agenzia per i beni confiscati, con scadenza il prossimo 31 ottobre, su cui Borgomeo si era già soffermato sulle pagine di Avvenire, mettendone in luce aspetti positivi ed altri meno. Ci ritorna, nel corso di quest’ultima intervista, chiarendo come l’assegnazione diretta a soggetti del Terzo settore mille beni confiscati, prevista dal bando, sia senza dubbio un passo in avanti nell’accelerazione del meccanismo, che prevede altresì delle assegnazioni definitive, altro punto a favore del bando, che però presenta dei limiti importanti: sempre a detta di Borgomeo, innanzitutto non si prevedono delle risorse sufficienti per affrontare le spese di ristrutturazione e quelle relative all’avvio della fase di gestione delle attività. «Vi è uno stanziamento simbolico di un milione di euro che per mille progetti – parole di Carlo Borgomeo - Si tratta di 1000 euro a progetto, fa ridere. Cosa può succedere? Che i soggetti del Terzo settore non partecipino al bando, o che si vedano assegnare un certo bene, ma poi non possano effettivamente utilizzarlo. Per questo ho proposto che 200 milioni di euro che dall’Agenzia vanno al Fug – soldi o titoli confiscati alle organizzazioni criminali – vengano messi sul bando. Si tenga presente che 200 milioni sono solo una percentuale di tutte le risorse che dall’Agenzia sono trasferite al Fondo unico di giustizia». Inoltre, sempre secondo il presidente di Fondazione con il Sud, l’assegnazione diretta ai soggetti del Terzo Settore ha solo dei vantaggi rispetto al passaggio dalla amministrazioni comunali, che in qualche caso ha pure funzionato, ma non ha dato i frutti sperati se non tramite concessioni brevissime.

 

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