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Le testimonianze di due responsabili Agesci sulla capacità di reagire dei giovani scout durante la quarantena. Essenziale, il ruolo che hanno avuto le famiglie

Scoutismo, l’arte di sopravvivere nella pandemia

di Redazione Web 29/09/2020

di Luigi Tripodi (Zona Agesci Fata Morgana) e Angela Modafferi (Zona Agesci Terra del Bergamotto)- La radio passa Luna "E guardo il mondo da un oblò mi annoio un po'"; questo brano del 1980 di Gianni Togni, tornato prepotentemente alla ribalta in questa strana estate 2020, è incredibilmente attuale e riesce ad esprimere una sensazione comune: quella di avere attraversato tre mesi a bordo di un sottomarino.
Ma facciamo un attimo il punto. Quando il lockdown ci raggiunse la sera del 9 marzo, ciascuno di noi era impegnato a vivere la propria vita: lavoro, scuola, famiglia e per molti di noi gli scout (parte non irrilevante della nostra vita). Qualcuno già progettava il campo di Pasqua, il campo san Giorgio, si progettavano le prossime riunioni e perché no, anche il campo estivo. Ma la pandemia è arrivata a sconvolgere i nostri piani.
Fin da subito è sorta dentro di noi la necessità di reagire; non sapevamo quanto sarebbe durato, ma sia i capi/educatori sia i ragazzi abbiamo avvertito la necessità di restare in contatto, di superare assieme questa avversità e di farlo con lo stile scout: sorridendo e cantando anche nelle avversità.
La prima esigenza è stata quella di trovare le vie migliori per raggiungere tutti i nostri ragazzi; ecco allora Zoom, Google Meet, cisco webex e chi più ne ha più ne metta.
È indescrivibile l’emozione della prima “video riunione” rivedere i loro volti, risentire le loro voci (magari anche con un fastidioso fruscio), sembrava di essere su una navicella spaziale in cui finalmente arrivano i primi segnali di vita.
La priorità è stata raccogliere le esigenze dei ragazzi e poi la necessità di formarci per potere rispondere in maniera adeguata alle esigenze dei nostri ragazzi, sia dal punto di vista tecnico (e tecnologico), sia dal punto di vista sanitario (spiegare il perché ci trovassimo in quella situazione) sia dal punto di vista scout (la voglia di applicare il metodo scout alla vita durante il lockdown).
Fin da subito si è compreso che riproporre la vita scout, così come era in presenza, era inattuabile; bisognava reinventarsi, riprogrammarsi: ecco allora un’edizione speciale dello Jota (Jemboree on the Air) un meeting mondiale di scout su internet; ecco un’edizione speciale di San Giorgio 2020 in cui le squadriglie di tutta la Calabria si sono sfidate a distanza con creatività e entusiasmo. Uno dei momenti più emozionanti era la messa vissuta da centinaia di scout assieme…in nessuna chiesa sarebbero entrati circa cinquecento scout riuniti assieme in preghiera.
Un ruolo non secondario lo hanno avuto le famiglie. Lo scoutismo è entrato dentro le case delle famiglie; che si raccoglievano per la messa domenicale; che partecipavano alla preparazione di una gustosa pizza; che sopportavano con pazienza canti, danze e tutta l’allegra caciara dei ragazzi. Con i genitori si è instaurato un dialogo educativo che ha permesso anche di riprendere le attività, condividendo il principio di corresponsabilità.
E quando finalmente ci si è potuti rivedere la gioia è stata immensa e traspariva anche da dietro le mascherine. I luoghi che avevamo lasciato ci riattiravano nuovamente, ecco la messa in presenza, distanziati, ma vicini, raccolti attorno ad un'unica Eucarestia; ecco le attività nel cortiletto o in piazzetta, ecco il tanto atteso e sperato campo estivo. Siamo tornati a giocare il gioco dello scoutismo con il coraggio di chi ama ciò che fa e con la prudenza di chi si prende cura dell’altro.

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