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L'indagine della Dda sgomina il clan Cannizzaro-Daponte e la cosca Iannazzo

Faida di Lamezia: finalmente la verità sull'omicidio dei Torcasio

di Saveria Maria Gigliotti 22/02/2017

“Andromeda 2”. Questo il nome dell’operazione che, coordinata dalla Dda di Catanzaro, è stata eseguita dalla polizia di Stato della questura di Catanzaro e del servizio centrale operativo di Roma nei confronti di quattordici persone ritenute affiliate alla cosca Iannazzo ed a quella federata dei Cannizzaro-Daponte di Lamezia Terme. Gli arrestati nei giorni scorsi erano stati condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione e traffico di armi. Le attività investigative, infatti, coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal Pm Elio Romano, con la supervisione del procuratore capo, Nicola Gratteri, avevano permesso di accertare le responsabilità degli arrestati in relazione numerosi episodi estorsivi a carico di imprenditori. Inoltre è stato anche accertato l’accordo, formalizzato attraverso veri e propri “summit mafiosi”, tra la cosca Iannazzo e quella Giampà per la spartizione dei proventi del racket “secondo un collaudato sistema operativo”. Alcuni di loro, ritenuti elementi di spicco delle due consorterie, devono rispondere anche dell’omicidio di Antonio Torcasio (all’epoca reggente dell’omonima cosca) avvenuto il 23 maggio 2003 nelle vicinanze del commissariato di polizia a Lamezia Terme, di quello di Vincenzo Torcasio e del contestuale tentato omicidio di Vincenzo Curcio (esponenti della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri) avvenuti a Falerna, località turistica della costa tirrenica, il 27 luglio 2003 dinanzi ad una paninoteca, alla presenza di numerosi clienti. Episodi che gli inquirenti inquadrano “in una strategia criminale volta a mantenere, da parte delle cosche Iannazzo e Cannizzaro-Daponte, l'esclusivo controllo del territorio di gran parte del comprensorio di Lamezia Terme, anche attraverso l'eliminazione fisica degli esponenti di spicco della cosca avversa Cerra-Torcasio-Gualtieri anch'essa attiva soprattutto nel campo delle estorsioni”. Al momento due persone destinatarie del provvedimento sono irreperibili. Tra di esse c’è Vincenzo Torcasio, “U Giappone”, che, condannato a trenta anni per omicidio, nei giorni scorsi era balzato agli onori della cronaca in quanto il testimone di giustizia Rocco Mangiardi, l’imprenditore che vive da anni sotto scorta per aver denunciato e poi indicato in tribunale i suoi estortori, aveva chiesto che fosse oscurata la pagina facebook gestita dallo stesso Torcasio “Onore è dignità”.

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