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Il secondo tempo è iniziato, adesso, servono i cambi giusti

L'analisi. Dalle civiche al csx, novemila reggini si sono determinati. Ma vanno ascoltati

di Federico Minniti 06/10/2020

Il secondo tempo è già iniziato. Il lungo intervallo elettorale non consente ulteriori pause. Prima di riprendere la partita, che durerà 11 anni quindi 90 minuti più recupero, per restare nel gergo calcistico, ci sono tre spunti di riflessione che vogliamo proporre. Tre angolature da cui osservare l’esito delle urne: per chi, perché e come.

Per chi. Falcomatà dovrà governare per la Città, senza distinzioni. Un fare istituzionale che dovrà tenere conto delle indicazioni giunte dalle urne: quei novemila reggini che, nel giro di quindici giorni, hanno – obtorto collo – cambiato orientamento di voto, premiandolo al ballottaggio, sono un indicatore. Una richiesta di cambiamento, radicale, che va assimilato al mare magnum dei voti conquistati dai civici (oltre il 30% al primo turno). Un (buon) governo ripudia la logica della torre d’avorio (troppo in voga nei primi sei anni) ed apre al pluralismo.

Perché. Quale sarà il prossimo orizzonte politico di Falcomatà? Cosa ci sarà dopo il suo «secondo tempo» a Palazzo San Giorgio? Non è una domanda retorica. Undici anni di amministrazione, se usati bene, sono un trampolino di lancio invidiabile. L’obiettivo di Falcomatà e i suoi è quello di porsi come «uomo nuovo» del centrosinistra calabrese oppure cercare un seggio sicuro in Parlamento? Attenzione, però, a non fare come il centrodestra che, oggi, paga ancora le scelte inopinate del 2007. Passare da contenuti politici a contenitori elettorali, col solo fine di raggiungere un obiettivo, porta alla desertificazione. Oggi, Falcomatà è nelle condizioni di Scopelliti: dopo un primo mandato zoppicante, deve scegliersi da quale trampolino lanciarsi. Anche perché, le pre–condizioni ci sono tutte. Lo scontro sui rifiuti (con l’accusa di sabotaggio da parte del centrodestra, a guida Santelli, contro la Città per fini elettorali) e la tensione altissima sul passaggio delle competenze tra Regione e Città Metropolitana potrebbero essere due dei temi che ci accompagneranno per tanto, troppo tempo. Alibi o accuse, ma questo dipende dai punti di vista.

Come.  Aprire alle forze della Città, l’appello lanciato da Falcomatà a pochi minuti dalla vittoria al secondo turno, è un compito arduo. Vuol dire smontare l’apparato degli ultimi sei anni: tanto passa dalle scelte relative alla Giunta comunale. La politica, però, ha le sue alchimie; difficile pensare a uno stravolgimento. Le “novità” nel centrosinistra in Consiglio sono appena cinque, mentre i portatori di voti sono rimasti gli stessi (ed è difficile che vengano estromessi dalla guida amministrativa della Città). Tanto passa dalle scelte del sindaco Falcomatà che, tra gli esterni, al primo mandato pescò quella che oggi è la sua più acerrima nemica.

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