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Una giornata ricca e intensa quella di domenica scorsa, giorno della festa di San Francesco d'Assisi

Al Centro Rosmini di Isola Capo Rizzuto la Giornata del Creato

di Redazione Web 09/10/2020

Domenica 4 ottobre, nella festa di San Francesco d’Assisi, si è celebrata la XV Giornata del Creato, per promuovere la cura e la custodia della nostra casa comune. Non c’era altro giorno più bello e significativo per dedicare attenzione ai problemi ecologici e ambientali, vere emergenze del nostro presente. L’incontro, che si è svolto presso il Centro Rosmini di Isola Capo Rizzuto, è stato organizzato dall’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro, seguendo le indicazioni della Cei, che ha elaborato un messaggio dal titolo "Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12). Per nuovi stili di vita".

È stata una giornata ricca di momenti: al mattino, la meditazione sensoriale, a cura della Comunità mondiale per la meditazione cristiana, e la celebrazione eucaristica.
Nel pomeriggio, invece, è stato dato ampio spazio alla riflessione e al dibattito.
La dottoressa Adele Scorza, animatrice della Comunità di Meditazione cristiana a Crotone, ha spiegato che la preghiera di meditazione, attraverso la consapevolezza, che matura grazie allo sguardo contemplativo sulla natura, ci educa alla fiducia e all’abbandono:
«Nella meditazione sensoriale – ha affermato la psicologa – si raggiunge quella consapevolezza di mente e di cuore che ci porta al rispetto della natura, convertendo atteggiamenti predatori e prepotenti».
Un metodo di preghiera che favorisce la capacità di superare «ostacoli e resistenze e permette di conseguire equilibrio interiore, pace e serenità».

L’omelia di don Pasquale Aceto, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, ha proposto ai convenuti il senso da attribuire a questa iniziativa e ha chiesto di considerare l’impegno a cui i credenti sono chiamati:
«L’ecologia integrale, a cui ci invita papa Francesco, - ha dichiarato il sacerdote - è un invito a ripensarci secondo la prospettiva evangelica dell’essere portatori di frutti buoni».
Anche se l’uomo si lascia condizionare nelle sue scelte e decisioni da criteri di dominio, sopraffazione e sfruttamento, bisogna con forza proporre la mentalità del vangelo, che promuove il valore del servizio:
«C’è una logica distruttiva nel nostro cuore - ha detto don Pasquale - che ci porta a consumare e a predare le risorse del creato, ma c’è anche una logica originaria, a cui la Bibbia ci comanda sin dalla sua prima pagina, che ha a che fare con il mandato ad essere fecondi e questo si vive ripensando le nostre logiche di potere nell’ottica del servizio».
Nell’assemblea pomeridiana, gli interventi dei relatori hanno offerto spunti e proposte di approfondimento del tema scelto dai vescovi della Cei per questo evento.

Il prof. Antonio Cremonese, docente di religione e da anni impegnato nello scautismo, partendo dalla convinzione di R. Baden-Powell, che proponeva la Bibbia e la natura come le vie privilegiate per conoscere e amare Dio, ha posto l’accento sulla solidarietà con il creato, perché l’uomo è parte della natura: «Noi siamo natura. La nostra costituzione, dal punto di vista chimico e fisico, ci rimanda alla natura. Per cui essere solidali con il creato – ha notato Cremonese – significa essere solidali tra gli uomini. Tutti siamo in rete».
Col richiamo all’Esortazione Apostolica di Papa Francesco Querida Amazonia, in cui il pontefice invita ad un impegno nella società con la “forza dei sogni”, anche a Crotone urge «la capacità di sognare nuovi stili di vita, all’insegna della libertà, creatività e solidarietà».

Proprio a partire dal significato di “stile di vita”, mons. Panzetta ha messo opportunamente in rilievo sia l’aspetto etico che quello teologico sottesi al messaggio dei vescovi. Infatti, la citazione (Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà. Per nuovi stili di vita), oltre ad avere come tratto distintivo la relazione, scandita nella sua triplice dimensione con le cose (“sobrietà”), con gli altri (“giustizia”) e con Dio (“pietà”), si presenta anche teologicamente fondata, perché radicata nella consapevolezza della grazia di Dio che in Gesù ha raggiunto ogni uomo peccatore, liberandolo dalla schiavitù del peccato e riabilitandolo ad una vita rinnovata.

Proprio perché abbiamo ricevuto gratuitamente la possibilità di vivere nuovi rapporti, siamo chiamati ad una conversione profonda del nostro modo di agire.
«Cambiare stili di vita – ha spiegato il vescovo – non significa semplicemente cambiare gesti, ma modificare la propria relazione, il proprio stare di fronte al mondo. Cambiare non qualcosa di periferico ma la postura».
La questione tocca inevitabilmente problematiche antropologiche, perché si deve configurare e rafforzare un’idea di persona che nella corretta relazione con gli altri raggiunge l’autentica realizzazione della propria esistenza. Si tratta di superare, quindi, una forma di “individualismo”, che ostacola la volontà di «trascendere se stessi per entrare in una nuova dimensione relazionale. Siamo pertanto invitati – sostiene il relatore – ad uscire da una visione accartocciata sul proprio ego».
Facendo poi riferimento alle iniziative e alle azioni concrete da sostenere, la “sfida educativa” assume i caratteri di vera emergenza e diventa di enorme portata, perché bisogna investire in termini di impegno e determinazione. Il tradizionale insegnamento teologico-morale della Chiesa, anche oggi, ha qualcosa di valido da dire su questo dibattito. In questo senso, per esempio, «è possibile recuperare – ha affermato il presule – le virtù, intese come conformazione stabile della libertà. L’habitus si forma non in un momento, ma durante un lungo cammino di formazione. Occorre quindi lavorare sui tempi lunghi. Ciò permetterà di ottenere nuovi stili di vita, generati da un nuovo sguardo sulle cose, che permette di passare dallo sguardo predatorio a quello contemplativo».
Il rinnovamento della società, ha concluso mons. Panzetta, avviene anche grazie allo «spirito profetico di denuncia», che deve contraddistinguere i credenti, individuando quei “peccati sociali”, ovvero quelle diseguaglianze e ingiustizie, in cui trovano le radici i “peccati ecologici”.

Sulla necessità di una risposta personale e comunitaria al problema ecologico in termini di conversione, si è soffermato il dottor Francesco Rao, sociologo. Secondo lo studioso, «oggi è dominante un senso di rassegnazione; si è convinti che nulla si possa fare per migliorare questo territorio».
Ma è proprio papa Francesco che ci invita a credere in un “sogno comune”. Nelle encicliche di questo papa, infatti, si trova un vigoroso incoraggiamento a camminare sulla strada del bene, incoraggiati dalla luce della fede (Lumen fidei), avendo cura della nostra casa comune (Laudato si’), animati dalla fraternità e amicizia sociale (Fratelli tutti). Bisogna quindi potenziare una visione comunitaria per «abbattere la cultura dello scarto» ed è necessario investire sulla responsabilità personale, soprattutto quando andiamo a votare per decidere a chi demandare il compito di rappresentare le istituzioni: «Nelle cabine elettorali, a volte, – chiosa Rao – capita che crediamo più al favore che al diritto!».
La preghiera, la riflessione e il dialogo di questa intensa giornata hanno sicuramente stimolato la voglia di riscatto che è presente (sopita, ma presente!) nei cuori e nelle menti di molti che sperano in un volto rinnovato della nostra società.
Occorre continuare su questa strada.

Playlist con le interviste ai relatori

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