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Così in tanti sono costretti a rinunciare all’ordinario

Mobilità ridotta: quando il piano?

di Redazione Web 24/02/2017

di Maria Franco * - Parlare di disabilità è meno facile di quello che sembra, se non si vuole scivolare nella inutile retorica. In effetti gli argomenti che vi ruotano attorno non mancano, e quello che questo momento più di tutti sembra trovare favore è il concetto di “inclusione”. Bella parola, ma se vogliamo che le parole si arricchiscano di senso, dobbiamo interrogarci sul loro vero significato. Troviamo così che inclusione vuol dire inserire in un tutto, far sì che un singolo elemento diventi parte di qualcosa. Serve quindi che questo “singolo” partecipi pienamente al “tutto”, serve creare le condizioni affinché questo accada. Ecco allora che si palesano le prime difficoltà: chi deve creare tali condizioni? Quali sono, nel concreto, le condizioni che favoriscono inclusione?
La risposta alla prima domanda sembra semplice: sono le Istituzioni locali; la risposta alla seconda domanda presuppone una visione che chiama in causa aspetti diversi della vita, per vivere pienamente i quali la persona disabile ha necessità di servizi pensati a sua misura. La questione del trasporto è determinante se si tende al raggiungimento di una società inclusiva. Si pensi al ragazzo disabile che frequenta la scuola, alla persona adulta che non riesce a spostarsi in autonomia a causa delle numerose le barriere architettoniche che ancora esistono nelle no- stre città. Si pensi alle persone non vedenti. Certo, la Regione Calabria ha gravi difficoltà finanziarie, i Comuni ne hanno altrettante, ce lo sentiamo ripetere continuamente. Non sono a conoscenza di zone della Calabria dove siano assenti le criticità. Solitamente, il trasporto scolastico è il servizio al quale i Comuni danno priorità, ma in molti dei comuni calabresi neanche questo è assicurato, figuriamoci se si è pensato di fare qualcosa per l’adulto disabile, che deve così dipendere dal buon cuore del parente o dell’amico di turno per poter uscire di casa. Non ci sono bus attrezzati e il trasporto a chiamata, dove esiste, non risponde appieno alle esigenze dell’utenza, oppure il servizio improvvisamente si interrompe. Negli anni scorsi Reggio Calabria non ha fornito neanche il trasporto scolastico, limitandosi a fare ricorso al sistema dei voucher o ad un rimborso spese, modalità ancora vigente. Eppure il diritto alla mobilità è un diritto esigibile, cioè normato da atti legislativi sia nazionali che europei che riconoscono il diritto della persona disabile alla piena partecipazione sociale, quindi anche ad usufruire di trasporti a condizioni comparabili a quelle degli altri utenti. Non si dimentichi che Reggio Calabria è città metropolitana, cioè rappresenta il fulcro di un territorio dove gli scambi tra i vari aggregati urbani dovrebbero essere potenziati. Il trasporto diventa questione essenziale per tutta la popolazione che vive in quelle zone. Serebbe il momento giusto per pensare ad un piano di mobilità per le persone disabili. Quale migliore occasione per rendere in po’ più inclusivo questo angolo d’ Italia?

* Associazione Famiglie Disabili Piccola Opera

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