accedi | registrati | 19-10-2020

Carlo Acutis, un modello per i giovani di Facebook

Un influencer? Piuttosto un figlio del suo tempo. Chi lo ha conosciuto ne ricorda il talento speciale, che metteva in gioco anche per produrre delle mostre digitali su temi religiosi

di Luca Liverani 12/10/2020

Anche i millennials vanno in Paradiso. Carlo Acutis, classe 1991, ha vissuto la santità nella vita di tutti i giorni. Una vita potenzialmente non diversa da quella di migliaia di coetanei: forse per questo la figura del quindicenne milanese è così attrattiva. Diverse testate hanno parlato di Carlo negli ultimi giorni, evidenziando in particolare la sua passione per l’informatica. Chi lo ha conosciuto ne ricorda il talento speciale, che metteva in gioco anche per produrre delle mostre digitali su temi religiosi.

Ma Carlo, come ha raccontato la mamma a Repubblica, si divertiva pure a montare video simpatici con le musiche di Guerre Stellari o a creare collage con le app di fotografia. Sapeva “smanettare”, come si dice oggi, e applicava il suo talento anche alla divulgazione della fede. Come ha scritto papa Francesco parlando di lui nella Christus Vivit, aveva intuito che i nuovi media possono essere utilizzati «per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza ». Per arrivare a questa conclusione, a Carlo Acutis è bastato fare poche, semplici cose. Ha vissuto pienamente il suo tempo, imparando a utilizzare i nuovi strumenti tecnologici; ha messo a frutto i suoi talenti con intelligenza e applicazione; e si è guardato intorno, per capire dove e come poteva mettersi a servizio degli altri. Nello spazio virtuale così come in quello materiale, dove incontrava i senzatetto di Milano per portare loro cibo e conforto. Il mondo digitale del 2006 era molto diverso da quello di oggi. I social network non erano ancora diffusi, e chissà oggi come li utilizzerebbe Carlo. Immaginiamo la sua bacheca ricca di foto con gli amici, viaggi e belle esperienze.

Difficilmente avrebbe fatto qualche post sulle sue attività caritative perché il bene si fa ma non si dice, e quando lo si mette troppo in mostra, soprattutto sulle vetrine digitali, è perché il cuore dell’azione forse è rivolto a se stessi e non a Dio. Di questo Dio, Carlo era innamorato. «Essere sempre unito a Gesù» era il suo programma di vita. La sua profondità umana non stride, anzi viene esaltata dalla semplicità delle fotografie con cui ci è diventato familiare. Sono circolati due scatti negli ultimi giorni: Carlo in montagna con una polo rossa e lo zaino in spalla, probabilmente durante un’escursione. E poi nella bara dopo la riesumazione, vestito con una felpa sportiva e le scarpe da ginnastica. La forza delle immagini è uno dei caratteri distintivi del nostro tempo: ebbene, quelle di Carlo sono due istantanee potentissime di una santità accessibile, familiare, vicina a tutti. Più che di “beato influencer,” forse è più ragionevole parlare di un beato pienamente figlio del suo tempo. Anzi beato proprio perché, accogliendo le sfide e le novità del suo tempo, ha voluto seguire Gesù convinto che questa fosse la strada per godere appieno della vita. La scelta di utilizzare i canali digitali per far conoscere di più il Signore è stata una logica conseguenza. Papa Francesco ha scritto in Christus Vivit: «Non possiamo limitarci a dire che i giovani sono il futuro del mondo: sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo». Ogni giovane può vivere la fede alla maniera di Carlo Acutis: di questa fede c’è tanta sete, tra i giovani e non solo.

Pubblicato su Avvenire

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