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130 progetti in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza dei flussi migratori

Più consapevolezza sulle migrazioni, il lavoro della Cei

di Redazione Web 14/10/2020

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Sono i quattro verbi indicati più volte da papa Francesco e ribaditi nell’Enciclica “Fratelli tutti” come sintesi dell’impegno nei confronti delle persone migranti. Proprio questi verbi hanno fatto da filo conduttore alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata dalla Chiesa Italiana nel 2017 per aumentare la consapevolezza delle storie dei migranti, sperimentare un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione di quanti arrivano nel nostro Paese, riconoscere il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra. In quest’ottica, la Campagna ha agito a livello concreto, finanziando (con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica) 130 progetti in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza dei flussi migratori, per un totale di 27.529.890 euro. All’intervento negli ambiti della formazione, della sanità, del lavoro e dello sviluppo, si è affiancata un’opera sul fronte culturale, volta alla sensibilizzazione e alla promozione di una cultura dell’incontro. A coordinare le attività della Campagna, è stato il “Tavolo Migrazioni”, un organismo formato da rappresentanti dell’Ufficio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, di Caritas Italiana, di Migrantes, di Missio e dell’Apostolato del mare, che nel tempo è diventato anche un modello di lavoro per le diocesi. Grazie al coinvolgimento dei Vescovi, infatti, sono nate diverse esperienze di pastorale integrata a livello locale, preludio all’elaborazione e alla realizzazione di progetti e all’organizzazione di iniziative sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’accompagnamento dei minori. Dal 31 ottobre 2017, è online il portale www.liberidipartireliberidirestare.it che ha accompagnato lo svolgersi della Campagna, raccontando le storie e le testimonianze delle persone coinvolte, sia dei promotori delle attività sia dei loro beneficiari. La grande mappa in home page permette di “entrare” nei luoghi di intervento, di scoprire cosa vi si realizza e con quante risorse, mentre la sezione “news” aiuta ad approfondire il significato e gli ambiti di questa iniziativa straordinaria della Cei attraverso le voci dei protagonisti. Insieme al sito, per tutta la durata della Campagna è stata offerta alle diocesi, alle parrocchie, alle Caritas locali, ai Centri missionari e Migrantes, ai gruppi, alle associazioni e agli operatori pastorali impegnati a vario titolo sul fronte delle migrazioni, dell’accoglienza e dell’educazione alla mondialità la Newsletter, uno strumento agile per contribuire alla riflessione e alla sinergia, oltre che per favorire il confronto e lo scambio di esperienze a livello nazionale e internazionale.

I numeri. Sono 130 – per un totale di 27.529.890 milioni di euro - i progetti realizzati grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata nel 2017 in risposta al dramma delle migrazioni. Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per 14.879.290 euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative (9.433.920) e 81 quelli voluti dalle diocesi (5.445.370). Sono invece 7 i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di 4.284.600 euro. Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di 8.366.000 euro. L’iniziativa straordinaria della Chiesa italiana ha contribuito in questi anni a sensibilizzare la popolazione sul tema delle migrazioni e a realizzare progetti nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza di quanti, specialmente bambini e donne, fuggono da guerre, fame e violenza. Oltre ad agire sul fronte culturale, la Campagna ha sostenuto l’educazione e la formazione (anche professionale), l’informazione in loco, i settori sociale e sanitario, l’inserimento lavorativo e l’accompagnamento di chi ha scelto volontariamente di tornare in Patria. Sempre nel solco tracciato da papa Francesco con i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere ed integrare – che hanno fatto da bussola all’intera Campagna.

Le parole di monsignor Russo. Qualche giorno fa, in questa stessa sala, abbiamo presentato il Rapporto Immigrazione curato da due organismi della Chiesa italiana (Caritas e Fondazione Migrantes). Oggi ci ritroviamo qui per l’evento conclusivo della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, l’iniziativa straordinaria promossa tre anni fa dalla Conferenza Episcopale Italiana come risposta concreta al dramma delle migrazioni. È il segno eloquente di un’attenzione non sporadica al fenomeno migratorio, di un impegno globale e continuo che è testimonianza di una Chiesa in uscita, che vuole abitare il mondo e guardare con gli occhi del Vangelo chi sta per strada e cosa vi avviene. Con la Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, la Chiesa italiana ha contributo a cambiare la narrazione sui migranti, spesso falsata e utilizzata come leva per battaglie ideologiche. I progetti che sono stati avviati, infatti, hanno unito l’azione alla sensibilizzazione, la cura di quanti scappano da guerra e fame con la promozione di uno sguardo diverso nei territori, tra le comunità ecclesiali e civili. Non basta infatti garantire un tetto e un po’ di cibo: se non si favorisce l’incontro reale e non si offrono strumenti per l’integrazione, si consegnano i migranti all’emarginazione, alla ghettizzazione e alla criminalità organizzata. Ecco allora che i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere, integrare – indicati da Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2018 non possono essere considerati a sé stanti, quasi come se un’azione fosse possibile a prescindere dalle altre, o come se realizzarne una sia sufficiente. Questi quattro verbi costituiscono la magna charta di ogni politica migratoria che voglia essere efficace, ma anche dell’atteggiamento di chiunque si dica cristiano. Come ci ha ricordato più volte Papa Francesco, i migranti non sono numeri, statistiche, destinatari di uno o dell’altro provvedimento, ma volti, nomi, storie, persone che hanno aspettative, sogni e diritti. Diritto di vivere, di costruirsi un futuro migliore altrove o nella propria terra. In altre parole, diritto di partire, di restare e pure di tornare. L’ideale, osserva il Santo Padre nell’Enciclica “Fratelli tutti” al n. 129, sarebbe “evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale”. Ma, aggiunge, “finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona”. Nei suoi tre anni di attività, la Campagna “Liberi di partire, liberi di tornare” ha finanziato - con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - 130 progetti per un totale di oltre 27 milioni di euro. Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per quasi 15 milioni di euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative e 81 quelli voluti dalle diocesi. Sette sono poi i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di oltre 4 milioni e 200mila euro. Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di oltre 8 milioni di euro. Se educazione e formazione (anche professionale), informazione, sanità, inserimento lavorativo, riconciliazione sono stati i principali ambiti d’intervento, bambini e donne sono stati i destinatari privilegiati della Campagna. I progetti, sia nel nostro Paese che in diverse nazioni del mondo, hanno mobilitato risorse e forze, cercando sempre di mettere al centro i migranti e renderli protagonisti del loro riscatto. Non si tratta “di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana” (FT 129). Solo riconoscendoci tutti fratelli potremo disinnescare le tensioni che ci abitano e che alimentano i conflitti nel mondo. Solo riconoscendoci fratelli potremo guardare l’altro non come un’insidia, un problema, un usurpatore, ma come persona degna di essere amata, soccorsa e aiutata. Solo riconoscendoci fratelli potremo affrontare le sfide che l’attualità ci pone dinanzi. Una delle lezioni che il tempo che stiamo vivendo ci consegna è che possiamo salvarci solo insieme, nessuno può farlo da solo. 
 
L'omelia del cardinal Bassetti. È quanto mai opportuno iniziare il nostro incontro sulla campagna della Chiesa italiana “Liberi di partire, Liberi di restare”, con questa celebrazione dell’Eucaristia. Non solo perché essa è il culmine di ogni nostra preghiera ed è fonte della carità, ma anche perché abbiamo la possibilità di trarre ispirazione dalle parole che abbiamo appena ascoltato. Spiace constatare che molte volte le parole che vengono dal mondo sono invece di chiusura ed esclusione, se non addirittura aggressive. Ce lo ha ricordato papa Francesco nella sua Enciclica Fratelli tutti, quando scrive che «L’aggressività sociale trova nei dispositivi mobili e nei computer uno spazio di diffusione senza uguali» (n. 44). A quale aggressività si riferisce il Santo Padre? Proprio a quella che viene dal «difendere il proprio isolamento consumistico e comodo, […che] favorisce il pullulare di forme insolite di aggressività, di insulti, maltrattamenti, offese, sferzate verbali fino a demolire la figura dell’altro» (ibid.). Quella che il papa ha chiamato l’“informazione senza saggezza” (n. 47) si nutre di parole d’odio e di molti pregiudizi. Le parole ispirate che vengono da Dio, invece, invitano all’apertura e alla carità. Ci mettono in guardia, anzi, da ogni egoismo, come scriveva Paolo alle comunità della Galazia, chiedendo loro di guardarsi dalle “opere della carne”, tra le quali proprio le inimicizie, le discordie, le divisioni. Lo stesso diceva Gesù ai suoi interlocutori, ammonendoli severamente dal tenere comportamenti formalmente perfetti, ma che nascondevano invece l’incapacità di amare e di compiere opere di giustizia. «Guai a voi… che lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio» (Lc 11,42), dice Gesù, con un’espressione forte, il “guai”, che è una messa in guardia ma anche, nella Sacra Scrittura, un lamento funebre che esprime il dispiacere per chi commette il male e si trova su una strada sbagliata. Tra le opere di giustizia sulle quali verremo giudicati vi è anche quella dell’accoglienza nei confronti degli stranieri. Lo si legge nella grande scena del capitolo venticinquesimo del Vangelo di Matteo, quella in cui il Figlio dell’uomo, il re, dirà a coloro che si trovano alla sua sinistra: «Ero straniero e non mi avete accolto» (Mt 25,43). Certo, quanto sta accadendo oggi in Italia, nel Mediterraneo, in Europa, è molto diverso dalla situazione a cui si riferiva Gesù, ma vale sempre la stessa regola, quella della giustizia e dell’amore, di cui ha detto il Signore. «Certo – leggiamo ancora nell’Enciclica Fratelli tutti (n. 129) –, l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Ma, finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo 2 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona». Quanto sono vere queste parole! Ecco perché oggi siamo qui a riflettere su “Liberi di partire, liberi di restare”, un’occasione preziosa non solo per la nostra Chiesa, ma per tutta la società, che ha profondamente bisogno di agire concretamente e con giustizia, e di avere informazioni corrette, riconoscendo non solo la complessità dei problemi riguardanti le migrazioni, ma anche ricordando a tutti che – come si legge nel progetto della campagna – «i migranti sono un valore e un tesoro per le città e i paesi». Perché questo venga riconosciuto, certamente, è necessario «fare ogni sforzo per integrare». E siccome – leggo ancora – «la complessità di tale processo implica formazione, dialogo, approcci sussidiari, partecipazione di tutti, inclusione, lungimiranza, programmazione che tenga conto delle esigenze e delle specificità dei territori e delle comunità di accoglienza», noi vogliamo essere presenti in questo processo, e ci siamo già, con le nostre comunità ecclesiali, in prima linea. La campagna “Liberi di partire, liberi di restare” è stata dunque un ‘segno dei tempi’, un luogo di testimonianza di libertà, di solidarietà, di giustizia, di democrazia, di pace. È stata un cammino che, in questi tre anni, ha visto protagonisti i migranti e, insieme a loro, operatori, volontari, religiosi, religiose, sacerdoti e laici, in Italia e all’estero. Attraverso i tanti progetti avviati nei Paesi di partenza dei flussi migratori, di transito e di arrivo, la campagna ha promosso uno sviluppo umano integrale, per “tutti gli uomini e tutto l’uomo”, a livello familiare e comunitario. La nostra iniziativa ha permesso anche di sperimentare nuove piste di azione, di favorire una maggiore consapevolezza del dramma delle migrazioni, di realizzare iniziative concrete in diversi settori, come l’educazione, la formazione professionale, l’inclusione lavorativa, la tutela dei minori. Si è trattato di un lungo cammino di condivisione di storie e di iniziative che hanno cercato di gettare uno sguardo e porgere l’aiuto possibile sul vasto fenomeno delle migrazioni, che interessa da sempre il bacino del Mediterraneo, ma che ormai è divenuto un fenomeno planetario, con milioni di persone in tutto il mondo che sono alla ricerca di una vita migliore. Ringrazio i presenti all’incontro di oggi e tutti coloro che, nel corso degli anni, si sono impegnati in questo progetto. Il Signore ci aiuti a non tirarci indietro, perché non accada anche a noi di sentirci dire le parole che Gesù ha rivolto ad alcuni dicendo loro: «Guai anche a voi […] che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!». Il Signore ci aiuti a portare in prima persona il peso e la responsabilità delle opere di bene e di carità che siamo chiamati a compiere.

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