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A Reggio sovraffollamento, ma attenti alle madri

«Ridurre la distanze tra carcere e società»

di Redazione Web 25/02/2017

Carceri, è il tempo dei bilancio a Reggio Calabria. A redigerlo il Garante per i diritti dei detenuti, Agostino Siviglia. Tanti i dati emersi, tra criticità e “buone prassi”. «Entrambe le carceri reggine, “Arghillà” e “Panzera”, seppur in maniera contenuta rispetto al recente passato, – scrive il Garante – soffrono un progressivo sovraffollamento penitenziario».
In tal senso desta particolare interesse il «progressivo incremento di detenuti stranieri, in gran parte scafisti di fede islamica, ovvero detenuti di etnia sinti, tossicodipendenti e detenuti sottoposti a terapia psichiatrica, ragion per cui una simile frammistione detentiva – sottolinea Agostino Siviglia – desta preoccupazione in termini di sicurezza, non senza sottacere il concreto rischio di fenomeni di radicalizzazione del terrorismo ». Non solo lacune: ad Arghillà, infatti, i detenuti iniziano a rimettersi in gioco proprio all’interno delle mura carcerarie: «In positivo, vale la pena di evidenziare che l’istituto è munito di una piccola falegnameria nella quale sono impiegati alcuni detenuti specializzati nella realizzazione di manufatti in legno», da quì l’invito del Garante Siviglia, «considerata la disponibilità in tal senso espressa dalla Direzione, i detenuti potrebbero realizzare beni strumentali da destinare alla fruizione dell’intera comunità esterna».
Un’opportunità che si muove nella direzione dei tanti protocolli interistituzionali siglati. «In tale ottica, si è promossa e realizzata, in questa prima fase, una complessiva copertura normativa, mediante la stipula e sottoscrizione di tre convenzioni fra il Comune di Reggio Calabria e le competenti Amministrazioni della Giustizia». Un’attività quella del Garante che sta iniziando a sensibilizzare i carcerati. Come si evince dai numeri: «Oltre 100 le richieste di colloquio personale». A tal proposito vi è un’emergenza nell’emergenza: «Particolare ed autonoma attenzione nello svolgimento delle funzioni intra moenia è stata dedicata alla condizione detentiva e trattamentale delle donne detenute e madri: in più occasioni l’intervento del Garante – si legge nel report annuale – ha consentito di fornire un orientamento giuridico–penitenziario al fine di favorire il mantenimento dei rapporti con il proprio nucleo familiare e, in particolare, con i figli in tenera età». Non solo attività interna alle carceri. Anzi: «L’obiettivo primario perseguito è incentrato sul tentativo di accorciare le distanze fra il carcere e la società. Per far questo si è puntato sulla proposta e realizzazione di una modalità di intervento sistemica, – conclude il Garante Siviglia –capace di mediare compiutamente fra gli spazi e le condizioni di privazione e di isolamento del detenuto e la comunità esterna, le istituzioni locali, il mercato del lavoro, la società più vasta, in altre parole, il mondo ufficiale».

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