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In un docu-film, il Papa ribadisce il diritto a «essere in famiglia» per le persone, al di là dell’orientamento, e sostiene la via delle convivenze civili

Francesco: «Giusto dare copertura legale alle coppie omosessuali»

di Redazione Web 22/10/2020

«Le persone omosessuali hanno diritto a essere in una famiglia, sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. Hanno diritto a essere coperti legalmente». Il figlio o la figlia gay devono, dunque, essere accolti e amati dalla propria famiglia, non possono esserne esclusi o fatti soffrire per la loro condizione. Ha suscitato forte impatto nell’opinione pubblica la frase pronunciata da papa Francesco nell’ambito del documentario a lui dedicato da Evgeny Afineevsky. In realtà, queste pa- role non fanno che confermare l’impegno del Pontefice perché ogni essere umano, indipendentemente dal genere, le preferenze sessuali, gli orientamenti culturali, politici o religiosi, venga rispettata nella sua infinita dignità.

Il contesto in cui Jorge Mario Bergoglio pronuncia la frase citata è significativo. Sullo sfondo ci sono le storie di Andrea Rubera e Juan Carlos Cruz. Il primo, gay dichiarato con tre figli e un compagno, scrive una lettera al Papa per chiedergli un parere riguardo al suo suo desiderio di far frequentare ai bambini la parrocchia. Francesco lo chiama dopo qualche giorno e gli suggerisce di non privare i ragazzi di questa possibilità perché «fa loro bene». Il Papa – spiega Rubera nel filmato – «non esprime un giudizio sulla mia famiglia. Ma l’atteggiamento verso le persone come me è cambiato». Juan Carlos Cruz è forse una delle vittime più conosciute dell’abusatore seriale Fernando Karadima, ex sacerdote cileno, dimesso dallo stato clericale. Il Papa l’ha ricevuto a Santa Marta, dopo aspre polemiche durante il viaggio in Cile. Là, nel lungo colloquio, l’attivista contro gli abusi ecclesiastici si sente finalmente accolto e gli racconta di essere gay. Quasi con le lacrime agli occhi, Cruz ricorda come si sia sentito pacificato dalle parole del Papa: «Dio ti ama come sei e anche tu devi amare te stesso ». Quanto all’altra frase su cui si è concentrata la polemica mediatica - la necessità di trovare una forma di tutela giuridica per le coppie dello stesso sesso -, non rappresenta una novità dirompente né un cambiamento della dottrina della Chiesa al riguardo. Già nel 010, da arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, nel corso del dibattito sulle nozze gay a cui si era opposto - aveva ventilato tale opzione.

Francesco di Afineevsky - presentato ieri, in anteprima mondiale alla Festa del cinema di Roma - non è incentrato, in realtà, sul rapporto tra Chiesa e omosessualità. Intrecciando immagini dei viaggi papali e delle ferite dell’attualità con interviste, tra cui quella allo stesso Francesco, il regista americano di origini russe prova a restituire al pubblico lo sguardo di Bergoglio sul mondo. I suoi occhi sono quelli del samaritano, di chi è capace di vedere negli uomini e nelle donne caduti sul ciglio delle strade del mondo il luogo da cui Dio ci parla.

A 48 anni, Afineevsky è autore di “Winter on fire” candidato agli Oscar nel 2016. Non credente, il regista ha detto che Francesco rappresenta «il sogno di un ragazzo arrivato a Roma nel 2018 in cerca di una speranza dopo aver visto e raccontato il dramma della guerra in Siria». Il documentario che ha utilizzato anche materiale messo a disposizione dal Dicastero per la Comunicazione - riceverà oggi, nei Giardini Vaticani, il “Premio Kinéo”.
 
*Avvenire

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