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Segnale importante a Rizziconi: una targa ricorda Francesco Inzitari, «giovane vittima di atto criminale»

Una via per Francesco Inzitari, ucciso dalla ’ndrangheta

di Toni Mira 25/10/2020

Una strada per Ciccio, vittima innocente della violenza mafiosa. Nel suo paese. Una piccola targa, un grande segno. E i segni contano, ancor di più in terra di ‘ndrangheta. Segni di cambiamento, che sconfiggono paura e silenzi. Siamo a Rizziconi, nella Piana di Gioia Tauro, che il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho definì “paese del medioevo, quando era il signore a decidere della vita e della morte dei propri sudditi”. Come quella di Francesco Inzitari, Ciccio, ucciso la sera del 5 dicembre 2009 ad appena 18 anni. Il terribile messaggio al papà, Pasquale Inzitari, imprenditore di Rizziconi, ex consigliere comunale e provinciale dell’Udc, che aveva permesso la cattura del boss della cosca locale Teodoro Crea, detto “Toro” e “dio onnipotente”. Di questo sono convinti investigatori e magi-strati, ma senza avere finora prove. Nessuno parla. Da martedì una via di Rizziconi porta il nome di Ciccio, proprio dove si trova la scuola elementare che frequentava da bambino. “Via Francesco Maria Inzitari, giovane vittima di atto criminale”, e poi una frase di Sant’Agostino: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle”.

Parole molto chiare, quelle scelte dall’amministrazione comunale. Certo tanti paesi dedicano vie e piazze a vittime delle mafie. Ma in alcuni non è ritualità. E Rizziconi è tra questi. Proprio per la scelta di una propria giovane vittima. E martedì erano in più di duecento i cittadini che hanno partecipato alla cerimonia. C’erano i rappresentanti della Prefettura e delle Forze dell’ordine. Chi da anni ha denunciato le violenze del clan, come l’ex sindaco Nino Bartuccio, l’imprenditore Nino De Masi e il giornalista Michele Albanese, e che per questo vivono sotto scorta. C’era il vescovo di Oppido–Palmi, Francesco Milito che ha letto una preghiera tenera e forte che ricorda Francesco “giovane pieno di sogni e di progetti, vittima, alle porte della sua età matura, della violenza omicida della mafia, apportatrice di sola distruzione e morte”. Rivolgendosi soprattutto ai giovani di Rizziconi che, “guardando a lui, imparino a rifuggire dalla violenza, dall’odio, dall’illusione del facile guadagno e scelgano con coscienza di operare con ragionevolezza e nel rispetto reciproco”. A questo pensa anche la sorella Nicoletta Inzitari. “Davvero si è scritta una pagina importante per Rizziconi. Qui passeranno le nuove generazioni e si chiederanno “chi è Francesco?”. Sarà un monito. E non è teoria, ma un fatto concreto”.

Ci ha creduto fortemente il sindaco Alessandro Giovinazzo, che guida il paese dopo l’ennesimo scioglimento per condizionamento mafioso. “Siamo qui a completamento di un percorso intrapreso con piena volontà da questa amministrazione comunale. Un percorso importante, anche osteggiato in taluni passaggi, ma col costante impegno di voler dare a tutta la cittadinanza un segno di rottura col passato e di speranza per il futuro”. Per la morte di Ciccio il sindaco parla senza timori di “un delitto frutto di una maledetta menta-lità, quella della subcultura mafiosa”. E rivendica la volontà di cambiamento. “Oggi stiamo vivendo un momento che possiamo definire storico per Rizziconi. Nè io, nè la mia amministrazione abbiamo paura perché siamo parte dello Stato e crediamo solo in un potere, quello dello Stato”. E nel cambiamento crede anche don Pino Demasi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro. “Da quella drammatica sera si è fatto molto cammino, pur tra ostacoli e momenti di sconforto. Rizziconi, come il resto della Piana, non ha ancora sconfitto la ‘ndrangheta, ma certamente oggi ha definitivamente vinto la paura”. Ma la strada ancora in salita. La targa è stata posta sul muro della scuola. L’amministrazione comunale avrebbe voluto intitolare proprio questa al ragazzo ucciso. Ma incredibilmente il consiglio di istituto ha detto di no. Per qualcuno il nome di Ciccio è inopportuno? Si teme di “disturbare”? E così si è scelta la via. Ma resta un velo di tristezza sugli occhi di Nicoletta. “Per mio fratello aspettiamo ancora verità e giustizia. Qualcuno sa. Finalmente parli”.

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