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Sarà cuore culturale della diocesi

La nuova biblioteca: «Piazza del sapere» aperta a tutti

di Antonio Foderaro 01/03/2017

In una lettera del 1994 indirizzata ai Vescovi, l’allora presidente della Pontificia commissione per i beni culturali ecclesiastici, monsignor Marchisano scriveva: «Sembra che in molte Chiese diocesane possa essere venuto il tempo per organizzare una “grande unica biblioteca della Chiesa locale”, che costituisca come il luogo primario più dotato (e più fruibile da tutti) delle principali opere antiche e recenti del pensiero cristiano. Ciò parrebbe riattualizzare lo spirito delle antiche Biblioteche ecclesiastiche, a servizio della Chiesa e della Città, dove attingere le testimonianze più autentiche e documentate della tradizione e dove offrire il messaggio che promana dalla cultura cristiana. Inoltre questo maggiore potenziamento delle risorse bibliografiche, messe insieme a servizio della Chiesa locale, permetterebbe una più attenta e intelligente tutela, conservazione ed eventuale restauro dei libri antichi e di valore; tutela che diventa più difficile quando questi beni preziosi si trovano sparsi qua e là in varie piccole Biblioteche».
Anche nella diocesi di Reggio Calabria – Bova, dopo lunghi anni di ragionamento e riflessione, si è realizzato l’auspicio di monsignor Marchisano. A breve la nuova biblioteca, frutto dell’unione di tutte le biblioteche facenti capo alla diocesi, aprirà battenti presso uno dei padiglioni del Seminario Pio XI.
Questa nuova istituzione diocesana permette alla chiesa locale di aprire discorsi nuovi e potenziare ciò che di buono e importante in questi anni si è realizzato nelle biblioteche che già esistevano in diocesi. La novità di questa istituzione diocesana induce a guardare alle innovazioni tecnologiche e no che nel nostro tempo si fanno avanti e che ci portano a parlare della biblioteca del futuro o “biblioteca 3.0”.
Professionisti e accademici del settore si interrogano su quali dovranno essere gli elementi qualificanti la «biblioteca del futuro» in termini di servizi erogati, di forme di gestione, governance e di sostenibilità economica soprattutto in un contesto di scarsità delle risorse pubbliche in cui le biblioteche si configurano come possibili soggetti attuatori anche di politiche di welfare.
In quest’ottica uno dei punti di forza che rende le biblioteche ecclesiastiche dei potenziali avamposti di coesione sociale e culturale risiede nella diffusione capillare su tutto il territorio nazionale. Le biblioteche si trovano oggi ad un punto cruciale: da un lato devono far fronte alle nuove pratiche di consumo, alla sempre crescente digitalizzazione e alla necessità di valorizzare il patrimonio di cui dispongono; dall’altro devono andare incontro alle richieste e ai bisogni dei cittadini–utenti, che vivono lo spazio biblioteca in modi nuovi e con finalità che vanno ben oltre la semplice consultazione dei libri. Recuperare informazioni, accedere ad Internet, trovare un posto amichevole, accogliente e democratico dove potersi incontrare e partecipare ad eventi culturali sono infatti esigenze non secondarie di chi oggi frequenta la biblioteca. La vera sfida però sta nel trovare un bilanciamento tra dare risposta alle domande «tradizionali» e contemporaneamente attrezzarsi per far fronte alle nuove necessità in un quadro di scarsità di risorse economiche.
La condivisione, il confronto, lo scambio di esperienze sia con realtà appartenenti allo stesso settore sia con altre realtà del mondo culturale, saranno fondamentali per ripensare funzioni e servizi delle biblioteche che, riprendendo la definizione di Antonella Agnoli, una delle più autorevoli voci italiane sul ruolo delle biblioteche, si potranno configurare come «Piazze del sapere» ovvero un territorio aperto a gruppi e associazioni, un centro di riflessione e di condivisione dei saperi, il nodo centrale di una rete con altre istituzioni culturali.
Ebbene non si può non essere pienamente d’accordo con tale definizione in un momento come quello attuale, in cui le nuove antropologie di utilizzo incontrano le domande consolidate che la biblioteca deve essere in grado di continuare ad offrire. Le biblioteche in genere e quelle ecclesiastiche in specie, per vocazione e mission, in quanto catalizzatori sociali e culturali si trovano oggi a sperimentare forme innovative di inclusione sociale e culturale e si collocano ai primi posti tra le istituzioni nel vortice del rinnovamento.
Questo panorama ci fa immaginare la biblioteca come una realtà dinamica come dinamico è l’evoluzione del sapere umano. La biblioteca 3.0 deve abbandonare il rigido formalismo e conquistare quella flessibilità necessaria perché possa configurarsi come crocevia di incontri e spazio dove si fa cultura per sviluppare la riflessione teologica, il ragionamento intorno all’uomo ed elaborare proposte significative per il territorio.

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