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Il racconto della settimana teologica organizzata dall'ISSR “Mons. Zoccali” e dall'Istituto Teologico “Pio XI”

Fede e Misericordia, il volto di Dio nelle religioni monoteiste

di Anna Maria Fotia 25/07/2016

Durante i lavori della Settimana Teologica, le due relazioni di giovedì 7 luglio sono state dedicate al tema “Islam e Misericordia”, cioè a come si rapporta ed è stata correlata la misericordia nella religione che, desumendolo dal Corano, ha dato il titolo alla Settimana Teologica stessa (Dio Clemente e misericordioso). Al mattino, il prof. Giulio Cipollone, docente di Medioevo alla Pontificia Università Gregoriana e alla Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana ha relazionato sul tema “Oltre le guerre di ieri e di oggi: tolleranza e servizio umanitario. Esemplarità luminose di misericordia al tempo di crociate e ğihad” Il relatore ha innanzitutto trattato l’argomento da un’angolatura storica in chiave di una lettura sinottica - speculare dei fenomeni delle crociate e ğihad, anche a livello della terminologia similare usata dalle due parti. Poiché lo spazio eminente della misericordia è quello della guerra santa, unendo antropologia e teologia ha evidenziato alcune caratteristiche comuni alle due religioni affinché in un sereno confronto sulla giustizia possa giungersi ad una tolleranza a servizio dell’umanità tutta. In tale ottica, si riportano di seguito e in sintesi alcuni dei concetti espressi. In Dio non c’è intolleranza, questo è un fattore umano, perché Dio non ha intolleranza in se stesso. Tra le religioni si può sognare una verità condivisa, intesa come ”il niente di nascosto” intrinseco nel termine greco verità. S. Giovanni Paolo II più volte ha affermato che i cristiani non hanno paura della verità. Per dialogare tra le religioni occorre un pensiero onesto che parte dallo sgombero mentale che si ottiene anche attraverso la comprensione di ciò che è fede e religione. E cioè, che la religione è un fatto culturale con una serie di precetti esterni mentre la fede parla di cuore, cambia il cuore e quindi ci pone nella condizione di accettare anche un progetto condiviso d’amore. Infatti nessun “diritto” ci può obbligare ad amare, solo il cuore. In quest’ottica, nell’impalcatura delle nostre relazioni, la misericordia è necessaria perché è lo spazio dell’amore fratturato e lasciato vuoto dalla nostra fragilità. La misericordia è perciò quello spazio di ogni volta che non amiamo abbastanza, anche a casa nostra. Pensando al momento che stiamo vivendo ricordiamo che tutti siamo emigranti da quando nasciamo, basta pensare a quante volte emigriamo anche con il pensiero. Infine, tra i vari esempi di misericordia al tempo delle crociate riportati dal professore, cito a testimonianza solo l’edicola situata all’esterno della chiesa di S. Maria in Vallicella a Roma. Qui, in uno splendido mosaico circolare di ca. due metri di diametro datato 1270, Giovanni dei Cosmati ha raffigurato la sintesi del pensiero dell’ordine dei Trinitari, fondata dal francese Giovanni di Matha e approvata nel 1198, dinanzi alle sofferenze dei prigionieri delle crociate: Cristo pantocratore salva un cristiano e un mussulmano tenendo ambedue per la mano. Il dibattito, moderato dal prof. Giacomo d’Anna -docente di Ecclesiologia all’’ISSR di RC-, ha dato modo di approfondire ulteriormente: la funzione attuale dei Trinitari, di cui il prof. Cipollone è un religioso; il rapporto fede-religione per convergere verso un dialogo con a base la verità condivisa; il rispetto al Crocefisso; la coerenza di vita, l’onestà e l’autocritica come forme di misericordia. Inoltre, è doveroso sottolineare che il prof. Cipollone ha presenziato, con umiltà e discrezione, a tutti i lavori della Settimana Teologica e ciò ha dato modo ai partecipanti di approfittare personalmente della sua amabile disponibilità per approfondire qualsiasi argomentazione. Concludendo mi si permetta una osservazione sulla umanità che ha permeato ogni concetto di misericordia da lui espresso: i suoi occhi inumiditi dalle lacrime e la voce spezzata quando dicendo che ogni nazione piange le vittime del terrorismo ci domandava “ma chi piange oggi per i bambini siriani?” Nel pomeriggio la prof.ssa Shahrzad Houshmand Zadeh, docente di Studi islamici nella Pontificia Università Gregoriana, co-fondatrice e presidente dell’associazione “Donne per la dignità” ha affrontato il tema “Ma anche il Dio del Corano è misericordioso?”. La relazione della prof.ssa Houshmand Zadeh, i cui temi sono approfonditi nella intervista qui accanto, ha infervorato le menti e i cuori pertanto il dibattito, moderato dal prof. Pietro Sergi – direttore dell’Ufficio IRC della diocesi reggina –, ha dato modo di approfondire diversi spunti accennati ma anche tante conoscenze generali sulla religione islamica. In particolare hanno destato interesse la condizione femminile nell’Islam e la constatazione che in Iran esistono 10.000 teologhe islamiche, la coscienza che le donne possano essere un canale privilegiato di misericordia, l’importanza del dialogo interreligioso tra monoteisti, la verità condivisa dove ognuno ha una parte di verità, il dialogo onesto e, ancora una volta, l’esatto intendimento di religione e fede. La colta dissertazione, il profondo rispetto, il calore femminile, la riconoscenza e la benevolenza fraterna espressi da Shahrzad hanno dato modo di sperimentare serenamente che laddove il dialogo è vero e sincero non c’è difficoltà a cogliere che per tutte le religioni monoteiste Dio è amore, misericordia. Concludendo mi si permetta una osservazione sull’onestà intellettuale di Sharzad. Alla domanda se durante il corso di studi presso il nostro istituto ha avuto qualche momento di ripensamento ha risposto con ferma chiarezza, intimo trasporto ed estrema sensibilità: “penso non sia importante la forma di religione ma la conversione del cuore vissuta in una verità condivisa… in questo senso io non posso dire che non mi sono convertita e secondo me io posso servire di più così come sono: rimanendo fedele anche alla mia tradizione ma innamorata di Gesù”. Per quanto ci siamo arricchiti e per quanto ci è stato trasmesso, riferendoci ai relatori di questa giornata sicuramente al termine “dotti” dobbiamo unire pure “simpatici”, perché oltre la cultura, le battute o l’esprimersi anche in romanesco, alla fine la loro capacità di far parlare il proprio cuore toccando quello dell’uditorio ha reso più diretti e vivi gli argomenti da loro trattati fino a farci riconciliare, in questo tempo di irreligioso terrore, con il “Dio clemente e misericordioso”.

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