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Il direttore della Caritas diocesana di Reggio racconta e descrive incontri avvenuti al porto

La vita nelle periferie: tra il dolore e la paura

di Redazione Web 02/03/2017

di Antonino Pangallo * - «Cristo ci ha liberato e noi dobbiamo annunciare Gesù vivo a questa gente piena di paura» dice con le lacrime miss Anna, moglie del pastore battista della nostra città.
Dalla lontana Scozia vive a Reggio Calabria ed insieme ai volontari cattolici non manca mai ad uno sbarco. Parliamo insieme di storie di dolore e di speranza.
Due donne che sono arrivate al porto cariche di sofferenza per la perdita drammatica dei loro bambini sulla costa libica prima di salire su una barca.
I bambini sono stati strappati, fragili ed esausti, dalle braccia delle madri.
Per i trafficanti di carne umana costituivano un peso di cui disfarsi, per le loro madri il futuro sbocciato nel loro grembo. Miss Anna le ha accolte in casa nei primi giorni ed è stata madre per queste madri addolorate.
È stata grembo per quelle donne che hanno sentito la spada trafiggere la loro anima.
«Arrivano piene di terrore, con la paura di tutto. Sono stata accanto a ciascuna di loro. L’ultima arrivata non voluto né indossare il pigiama, né spegnere la luce come se dovesse da un momento all’altro riprendere il viaggio senza fine».
Si commuove raccontando quelle storie. Insieme cerchiamo di discernere quale sia il messaggio del Signore per noi, testimoni di tale immane tragedia con vittime e carnefici, custodi della realtà di una chiesa che continua ad essere grembo.
Possiamo essere le braccia del Signore. Miss Anna è molto diversa da me prete cattolico ma insieme sappiamo che dinanzi a noi c’è Lazzaro.
Vi è una sfida ed un’opportunità per tutti i cristiani: annunciare ancora una volta e con rinnovato slancio il Signore Gesù che ci ha liberato, con la testimonianza e con la parola. E ancora... È il 2 febbraio, la festa della Luce, la giornata della vita consacrata.
Un gruppo di religiose appartenenti a diverse congregazioni parlano sulla banchina del porto nell’attesa che lo sbarco abbia inizio. Sul ponte un volto femminile di origine africana, avvolto in una tuta bianca ci saluta: «Sono anch’io una suora». E così comincia un dialogo fraterno. Suor Angel viene dal Congo e vive ad Agrigento. Svolge da due anni servizio medico con la croce rossa sulle navi dei profughi. E qui che si costruiscono i ponti.
Sulla banchina e sulla nave trovi religiose piena di amore per Cristo, la luce che splende nelle tenebre. Poi c’è Giovanni, cerca di evitarmi quando incrocio il suo sguardo dinanzi al centro scommesse. È lì piantonato per cercare la fortuna, nell’illusione di uscire così dal baratro in cui è caduto. Ha appena cinquant’anni. Lavorava come carpentiere. Poi la crisi dell’edilizia e la morte del padre hanno innescato un caduta libera verso la povertà. Da alcuni anni si ritrova in casa senza luce. Cerca lavoro trovando solo qua e là qualche giornata sottopagata. Superando la vergogna comincia a frequentare le nostre mense. Era venuto qualche giorno fa a chiedere aiuto al centro di ascolto Si sente solo. È uno dei tanti caduti in basso. Ed è lì davanti al centro scommesse per rischiare i pochi spiccioli nell’illusione di voltare pagina.


* direttore Caritas diocesana di Reggio Calabria

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