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Scritto da Redazione
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Sabato 04 Febbraio 2012 11:44 |
Istat: un giovane italiano su tre è senza lavoro
Disoccupazione, occorre un cambio di rotta radicale
In Italia quasi un giovane su tre è disoccupato. Lo affermano i dati diffusi dall’Istat secondo i quali lo scorso dicembre il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 31%. Proprio nei giorni scorsi il presidente della Commissione europea Barroso ha proposto d’inviare un team di esperti in Italia e in altri sette Paesi ad alta disoccupazione. Qui di seguito il pensiero sulla grave situazione italiana di Mario Pollo, docente di pedagogia alla Lumsa, di Cristiano Nervegna, segretario dell’Associazione nazionale Enti di formazione professionale, e di Michele Colasanto, docente di relazioni di lavoro all’Università Cattolica di Milano. Una sorta di moratoria
“Se l’Italia vuole avere un futuro, è obbligata a cambiare: altrimenti, la storia e la tradizione italiana si esaurirà e saranno altri a portarla avanti sul nostro suolo”, afferma Mario Pollo. “Questo indicatore spiega è un segnale preoccupante di una società, come quella italiana, che sta invecchiando, che non è proiettata verso il futuro: non solo perché non genera una nuova generazione, ma perché nei confronti di quei pochi che genera attua una sorta di moratoria, li congela e tende a inserirli nella vita produttiva, sociale e politica quando non sono più giovani da un pezzo”. Uno dei fattori determinanti di questo “oscuramento del futuro”, spiega Pollo, è proprio la carenza del lavoro... Per invertire questa tendenza, conclude Pollo, “occorre un cambio di rotta radicale: oggi, invece, ci si limita a fare ‘buoni parcheggi’ per i giovani, ma mancano politiche tese a far sviluppare la loro capacità di costruirsi il lavoro e la vita”. |
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Scritto da Sir
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Sabato 04 Febbraio 2012 11:27 |
La scomparsa di Scalfaro
Un invito a riflettere
“La cosa che non dobbiamo mai fare è mettere le ciabatte ai piedi dei giovani, la cosa che dobbiamo sempre fare è mettere loro le ali perché possano osare le alte quote del pensiero e dell’azione”. Una frase ripresa da un’intervista concessa al SIR, anni addietro, dal presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, morto ora all’età di 93 anni. Una frase che si stacca da altre ascoltate e che si ascolteranno in questi giorni ma che evidenzia la preoccupazione educativa di un uomo che ha scritto pagine importanti nella storia del nostro Paese, dalla Resistenza e alla Costituente fino agli anni più recenti. Oermai tra gli ultimi protagonisti di quella stagione, Scalfaro ha svolto anche dopo la conclusione del suo mandato presidenziale un significativo lavoro di testimonianza e di attualizzazione della Costituzione. Non aveva avuto un ruolo di punta alla Costituente, pur avendo dato un contributo alla definizione del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha invece giocato un ruolo rilevante nella crisi della Repubblica e nella faticosa transizione verso il nuovo assetto, quando si parlava di prima e di seconda Repubblica. La scomparsa di Oscar Luigi Scalfaro, oltre all’omaggio a un’importante personalità, nel vivo di una nuova transizione, dagli esiti imprevedibili, rappresenta un forte invito a riflettere in prospettiva, proprio sulla scorta, da un lato, della Costituzione e della Costituente, dall’altro, cercando di trarre le opportune lezioni dalle modalità e dagli esiti della crisi degli assetti del sistema politico uscito dalla Costituente prodottasi ormai giusto vent’anni fa.
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Scritto da Jean-Dominique Durand
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Sabato 04 Febbraio 2012 11:18 |
Maastricht firmato il 7 Febbraio del ‘92
UE, non sciupiamo 20 anni!
Il 7 febbraio 1992 fu firmato a Maastricht il trattato più importante nella storia della costruzione europea dopo il Trattato di Roma del 27 marzo 1957. Questo Trattato di unione economica, monetaria e politica, veniva soltanto pochi anni dopo la caduta del Muro di Berlino, la riunificazione della Germania, il crollo dell’ Unione Sovietica. Ne era una conseguenza indiretta. Apriva nuovi ed ampi campi di azione per un’Europa nuova, che non sarebbe più divisa. Sorpassava l’ obbiettivo economico della Comunità economica europea fondata 35 anni prima, di creare un mercato comune. Segnava difatti une nuova tappa nel processo di, come diceva il testo stesso, “un’ unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa”. Portava alla creazione di un’Unione Europea tra i 12 paesi firmatari che erano i membri della Comunità, divenuti 15 nel 1995 e 27 oggi. Il trattato testimoniava una nuova volontà di andare verso un’unione politica più forte: definizione di una cittadinanza europea, un allargamento delle competenze comuni (educazione, cultura, salute, trasporti, politica industriale, politica sociale ... ), cooperazione rafforzata nella politica estera e nel campo della giustizia e della sicurezza. Sopratutto, il punto forse più importante fu l’unione economica e monetaria che doveva portare alla moneta comune al 10 gennaio 1999 con una Banca Centrale Europea. Ma nell’ avanzare sulla strada di un’unione più stretta, che sembrava dover sboccare sull’unione politica, a un termine più o meno lontano, il Trattato di Maastricht aveva la saggezza di equilibrare l’insieme della costruzione con l’introduzione del principio di sussidiarietà preso in prestito dalla dottrina sociale della Chiesa. Il Trattato di Maastricht resta, rileggendolo vent’anni dopo, un grande testo, complesso, difficile, ma un testo di ampio respiro anche se molto tecnico nello stesso tempo. |
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Editoriale
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Scritto da Filippo Curatola
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Sabato 04 Febbraio 2012 11:08 |
L’icona del cuore
Una strana scelta
Ci siamo, ormai.
Fra pochissimi giorni, la Calabria sarà consacrata al Sacro Cuore di Cristo. Il 6 Febbraio 2012 resterà nella storia di questa terra.
Una scelta, quella della chiesa calabrese, che é decisamente contro-corrente.
Il nostro é, difatti, il tempo dell’efficienza, della ricerca di cose concreti, di scelte visibili delle quali si conoscano peso e misura. Basta! - dice il cambiamento di cultura epocale che si sposa inesorabilmente con la crisi di questa stagione del mondo - basta con le parole! Nient’altro che di fatti c’é bisogno!
E che ti fa la Chiesa di Calabria dentro questo contesto? Si raduna tutta insieme - lungo il territorio, dai monti al mare, in ogni città, vicolo o paese - e consacra l’intera Regione al Cuore di Cristo. Nello stesso giorno e nella stessa ora: 6 febbraio alle ore 16.
“Erano le quattro del pomeriggio” scrive Giovanni in una celebre pagina del suo Vangelo. Due giovani, alla ricerca di non so che,
avevano seguito le orme di uno Sconosciuto. E rimasero con lui quella sera.
Un evento scolpito nella memoria, inciso sull’antica pergamena. Un evento che ora ritorna.
Alle “quattro del pomeriggio” di lunedi prossimo i Vescovi calabresi nel Monastero di Ortì si ritroveranno tutti insieme - mentre nello stesso istante si raduneranno la gente e i preti nelle chiese dell’intera regione - e consacreranno la Calabria al Cuore di Cristo.
C’è chi aspetta lavoro, chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, chi ha paura per un’improvvisa malattia, chi attende una pensione che non arriva, chi non trova l’amore che desidera, chi si sente tradito, chi si ritrova
con una famiglia dissestata... e la Chiesa di Calabria risponde con un Atto di consacrazione! Eppure, quella che può sembrare una fuga dal reale, é in realtà un gesto di profezia. Un gesto racchiuso dentro una icona ed una parola precisa: il cuore!
A ben pensarci, non c’è nulla di più concreto del cuore. Ti fa vivere il cuore, ti sostiene, ti permette di impegnarti, di approfondire un pensiero o di zappare un terreno. E’ così “centrale” il cuore, che a volte senti dire: “Quel che ho, ce l’ho tutto nel cuore. E mi basta!”. |
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