Avvenire di Calabria

Se ci si avvia con fiducia verso "una sola famiglia umana" PDF Stampa E-mail
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Sabato 15 Gennaio 2011 17:45
E' questa Domenica la Giornata Mondiale delle Migrazioni

Se ci si avvia con fiducia verso "una sola famiglia umana"


L'arcivescovo Mons. Mondello ha già inviato alla Diocesi una lettera, ove richiama la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che ricorre questa Domenica 16 gennaio, sul tema fissato dal Santo Padre nel Messaggio inviato a tutta la Chiesa: “Una sola famiglia umana”. Per dare maggior rilievo alla voce del Papa e del Vescovo, aggiungiamo qualche nota illustrativa sulla natura, l’importanza e l’estrema attualità di questa giornata, che si aggiunge  a quella Missionaria di ottobre e a quella della Pace del primo gennaio, per costituire con le medesime una "triade inscindibile" circa l’impegno della Chiesa “in un mondo che cambia”.
In realtà, la Giornata delle migrazioni cronologicamente non si aggiunge alle precedenti ma le precede di decenni, essendo nata per volontà di San Pio X nel 1914, profondamente allarmato a quel tempo del continuo espatrio di connazionali, quasi una emorragia incontenibile di sangue italiano (l’anno precedente gli esodi avevano raggiunto l’apice di 870.000). Il drammatico fenomeno interessava soprattutto l’Italia, ma assumeva sempre più un carattere mondiale e, in ambito ecclesiale, cattolico.
Oggi dunque la Giornata ci spinge ad allargare lo sguardo sui cinque continenti e verso ogni forma di mobilità, compresi i marittimi e gli aeroportuali, i rom e sinti, i circensi e lunaparkisti, i rifugiati e richiedenti asilo o protezione umanitaria.
Tradotta in cifre questa fiumana, che attraversa i cinque continenti, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sale a 220 milioni, e costituisce in certo senso il “sesto continente” e, nell’Unione Europea, il 28° Paese; gli oltre cinque milioni di stranieri in Italia potrebbero configurarsi come la 21.a regione d’Italia.
C’è poi quell’altra Italia, oltralpe e oltreoceano, abitata da oltre 4 milioni di nostri concittadini con passaporto italiano e da discendenti di italiani delle ultime generazioni, in numero più consistente di quelli che popolano lo Stivale.
Il 18 dicembre scorso, data adottata dall’Onu per celebrare, sul piano civile, la “Giornata Internazionale del Migrante”, il presidente Napolitano ha voluto ricordare che  “l’emigrazione italiana si è notevolmente ridotta, ma non è mai cessata, anzi di recente ha registrato una ripresa. A lasciare il nostro Paese sono spesso brillanti laureati e ricercatori, tecnici, imprenditori, personale altamente qualificato”. Di “questa emorragia” la Calabria sa qualcosa col 17% della sua popolazione sparsa tuttora in ogni parte del mondo. Il Presidente ricordava poi  che “l’Italia è oggi soprattutto un Paese di immigrazione; un’immigrazione che costituisce ormai parte integrante della popolazione". “Sono già molti i figli di immigrati nati qui, è ampia la presenza di bambini e di ragazzi nelle nostre scuole, sono numerosi gli immigrati che comprano casa. L’immigrazione contribuisce a ridurre carenze di popolazione in età produttiva  e di manodopera”. Proseguiva elencando altri “dati fondamentali “ e positivi dell’attuale presenza immigrata e concludeva avvertendo che immancabili difficoltà di convivenza “non devono oscurare l’imprescindibile contributo che l’immigrazione sta dando e darà al nostro Paese e l’esigenza di facilitare l’integrazione fondata sul rispetto reciproco”.
Sagge parole di alto valore umanitario, rivolte a un Paese che ha una nobile tradizione civile; la stessa celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ricordata dal Presidente, è un invito ad includere in questa unità anche i nuovi cittadini venuti da lontano, così da dare alla nostra patria il volto di “una sola famiglia umana”.
Il Messaggio del Papa, tuttavia,  come quello dell' Arcivescovo reggino, suggeriscono anche altre riflessioni che fanno appello specificamente alla nostra identità cristiana: la Chiesa infatti - ci viene ricordato con citazione del Vaticano II - è “segno e strumento… dell’unità del genere umano” (LG 1), “Popolo di Dio che abbraccia ogni nazione, tribù, popolo e lingua (Ap 7, 9)”, costituito da “fratelli e sorelle” destinati tutti ad essere “membri del Corpo Mistico di Cristo” e a cibarsi tutti di un solo pane, sacramento della carità. “L’esercizio della carità, specialmente verso i più poveri e deboli, conclude Benedetto XVI, è criterio che prova l’autenticità delle celebrazioni eucaristiche”.
    A proposito di celebrazioni eucaristiche è opportuno il richiamo alla recente pubblicazione, a cura del Laboratorio Bachelet dell’A.C. diocesana, Un solo corpo… tante membra”, contenente i risultati di una indagine “sulla percezione dell’immigrazione nel territorio di Reggio”. Il questionario è stato distribuito ai fedeli all’uscita dalla chiesa alla domenica. Le oltre duemila risposte hanno confermato che Reggio è sì un’isola felice a confronto di altre regioni dove si registrano con inquietante frequenza segni di diffidenza e di intolleranza verso gli immigrati, ma allo stesso tempo confermano che anche nel nostro ambiente ecclesiale serpeggiano, e rischiano di propagarsi a macchia d’olio, giudizi e pregiudizi, che non sono dettati da quanto si vede e si dice qui sul nostro territorio, ma dalla martellante propaganda tinta di ideologie, abbondantemente diffusa dai mass media nazionali. E’ importante e urgente ricordare ai fedeli, specialmente in occasione della Giornata delle migrazioni, che questa mentalità e stato d’animo sono in stridente contrasto con quanto si è celebrato in chiesa, particolarmente con la comunione e lo scambio della pace. Se questo scambio di pace non raggiunge idealmente tutti coloro con i quali conviviamo giornalmente, rimane vuota di senso anche la partecipazione alla Giornata della Pace a dimensione mondiale.
All’inizio ho accennato anche alla Giornata missionaria e al suo stretto rapporto con la Giornata che stiamo per celebrare. L’esperienza millenaria della Chiesa fino ai nostri giorni ci assicura che le migrazioni, pur in mezzo a tante scabrosità e contraddizioni, possono evidenziare (e qui usiamo una formula cara ai nostri vescovi) “il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, possono costituire vero areopago di evangelizzazione, provvidenziale opportunità per rendere meno lontano il traguardo evangelico di “un solo ovile”, ossia di “una sola famiglia umana” e cristiana.


 

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Ho conosciuto personalmente Giulio Andreotti nella fase forse più delicata della sua vita, nel 1993, quando già era stato inquisito a Palermo, e divenne direttore del mensile 30Giorni, nella cui redazione lavoravo.
Credo sia stato uno statista cattolico, capace di incarnare il realismo cristiano in politica, in totale sintonia e persino simbiosi con la visione internazionale della Santa Sede. Leggi tutto...

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