| Don Alfio, il nostro ricordo |
|
|
|
| Editoriali | ||||
| Sabato 21 Gennaio 2012 18:11 | ||||
Ad un mese dalla scomparsaDon Alfio, il nostro ricordo A un mese dalla sua improvvisa scomparsa voglio ricordarlo nella sua dimensione più vera: quella dell’uomo, del prete, dell’amico. Prima dell’impegno giornalistico, della direzione di Cammino, della sua presenza alla Fisc, della collaborazione con il Sir, con l’Ucsi, con Avvenire, c’era la sua dimensione umana, la semplicità della sua fede, la lealtà della sua amicizia. Anzi, se nel suo straordinario impegno nel campo della comunicazione, ricco di spunti, di esperienze ed iniziative senza limiti, don Alfio ha avuto successo, ha aperto strade e ha offerto a tanti la possibilità di arricchirsi culturalmente, lo si deve - ne sono certo - a quel che egli stesso era. Don Alfio “era” quello che faceva.Non esercitava un mestiere, si incarnava in quello che faceva. Riempiva di vita ogni attimo del tempo che scorreva. Davvero in lui, in qualche modo, il krònos si identificava con il kairòs. Dava senso ad ogni attimo e lo rendeva unico. E quel sorriso, che non si spegneva mai, nemmeno nei momenti di stanchezza, era come la firma che poneva sui fogli del tempo che si alternavano. Non mi dilungo a raccontare quel che egli fu per Siracusa e l’intera Sicilia, per la stampa cattolica e per la Fisc e per noi tutti direttori dei settimanali cattolici italiani. Altri lo hanno fatto, ognuno dal suo punto di vista, con la ricchezza e la forza di fatti che non si cancellano. Mi limiterò a un personale ricordo. Un momento fra i tanti che ho vissuto con lui lungo gli anni. Era il 21 settembre del 2006. A Siracusa si svolgeva il master nazionale che ogni anno lui stesso organizzava. Quella mattina - come sempre - cominciammo con la Messa al Santuario della Madonna delle Lacrime. Un giorno particolare quello per me: era l’anniversario della mia Ordinazione. Lo venne a sapere e non ci fu verso. “Devi presiedere tu” mi disse. Per rispetto al presidente, non volevo. Affettuosamente mi costrinse. E alla fine, abbracciandomi, “Pippo - mi disse - ci hai dato tanto, perché ci hai dato qualcosa del tuo cuore”. “Quando noi preti - concluse - diamo il cuore, diamo tutto!”. Non lo dimenticai più. Anche perché mi confermava quel che avevo sempre intuito: che nel suo pensiero c’era il cuore e nel suo cuore c’era il suo pensiero. E il sorriso, con cui ogni volta tra di noi ci si accoglieva e ci si congedava, divenne da quel giorno un monito preciso. “Quando diamo il cuore, diamo tutto!”. Grazie Alfio! Non ti chiederò, ora che sei lì, nessun favore speciale e nemmeno di abbracciare Cristo per me: non so se si può fare. Ti dirò soltanto di chiedergli che mi sostenga perché possa, come te, fino alla fine dare nient’altro che qualcosa del mio cuore...
|
||||
Editoriale
“I martiri di Otranto aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili”. Così, con grande semplicità, Papa Francesco ha sintetizzato il senso della canonizzazione di 800 cittadini della splendida cittadina salentina. Leggi tutto...
Abbonamenti 2013
Rinnova il tuo abbonamento, per saperne di più Clicca qui
La Domenica in Città
Sir
| SIR - Servizio Informazione Religiosa > Quotidiano |
|



A un mese dalla sua improvvisa scomparsa voglio ricordarlo nella sua dimensione più vera: quella dell’uomo, del prete, dell’amico. Prima dell’impegno giornalistico, della direzione di Cammino, della sua presenza alla Fisc, della collaborazione con il Sir, con l’Ucsi, con Avvenire, c’era la sua dimensione umana, la semplicità della sua fede, la lealtà della sua amicizia. Anzi, se nel suo straordinario impegno nel campo della comunicazione, ricco di spunti, di esperienze ed iniziative senza limiti, don Alfio ha avuto successo, ha aperto strade e ha offerto a tanti la possibilità di arricchirsi culturalmente, lo si deve - ne sono certo - a quel che egli stesso era. Don Alfio “era” quello che faceva.




