Avvenire di Calabria

L’arte e la crisi PDF Stampa E-mail
Editoriali
  
Mercoledì 04 Aprile 2012 14:48
Pasqua

L’arte e la crisi


Sempre, ma specialmente nei momenti difficili e delicati della storia umana, l’arte - si incarni nella poesia, nella pittura, nella musica, nella scultura, nel canto ... - riesce ad esprimere in maniera unica il senso di ciò che accade e a indicare anche un insieme di sentieri, percorrendo i quali l’uomo può uscire dal rischio del fallimento.
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La nostra é in atto una situazione globale di crisi. E non mi riferisco a quella economica. Quella, a mio parere, é un aspetto di una crisi decisamente più profonda e più estesa, che attraversa questa stagione della vita dell’uomo e della storia. Una crisi aggrovigliata, che si rivela in una molteplicità di segnali; e che esprime in fondo il vero rischio, che sta attraversando il tessuto della persona umana: la perdita della sua stessa identità.
Chi sono, perché esisto, da dove vengo, verso dove vado, qual é il senso del tempo, esiste l’eterno...? sono alcune di una miriade di domande che si affacciano dentro il pensiero di chi riesce a svincolarsi, per un attimo, dalla frenesia del vivere contemporaneo; e si ferma a pensare.
Ma sono domande che, per lo più, rimangono senza risposta. Domande che, in qualche modo, non
risolvono, ma rendono più acuta la crisi, perché la collocano dentro il dramma della vita.
La Pasqua, quest’anno, cade nel cuore di questa crisi.
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Vi dicevo, all’inizio, dell’arte che diventa messaggio. C’è una bellissima icona della Risurrezione, dove il Risorto strappa Adamo dall’abisso degli inferi, per riportarlo nella gioia della vita. (La si può vedere in prima pagina del settimanale).

In quell’icona, Adamo non é che il simbolo della immensa famiglia umana. Siamo noi, quell’ Adamo, i nostri antenati, i nostri figli, gli uomini del passato, del presente e del futuro, che hanno vissuto, vivono e vivranno sulla terra.
Da sempre accade che gli uomini - lungo i sentieri del tempo - si ritrovino impantanati negli abissi delle crisi più impensate.
Quel capolavoro dell’arte, quell’icona bizantina, é in qualche modo un semplice, ma splendido commento ad una divina parola: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”.
L’uomo d’oggi, forse, riuscirà a sollevarsi dalle frontiere della crisi e a ritrovare il senso del suo esistere, se aprirà uno spiraglio allo squarcio di luce che da quell’icona si riversa sulla sua vita.
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Non sei perduto, comunque vada il mondo, comunque cammini lo spread, dovunque vadano i giri di valzer delle banche o le piroette di una classe
politica che sembra, a volte, smarrire l’orientamento; non sei perduto, comunque si concluda la faccenda dell’articolo 18 e qualunque legge elettorale venga varata; o chiunque sieda prima o poi a Palazzo Chigi e al Quirinale, uomo o donna che sia. Non sei perduto! Perché non sono questi scenari che danno senso alla tua vita: la storia registra, anzi, la felicità di persone poverissime e la disperazione di altre, che possedevano tutto. Contempla - per un attimo - quella mano che strappa Adamo dagli inferi e fermati! Che non sia quell’Uomo-Dio il senso della tua vita?
 

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