Avvenire di Calabria

Medicina per tutti: Celiachia, novità interessanti PDF Stampa E-mail
Cronache
  
Sabato 04 Ottobre 2008 18:27
85 mila casi, 500 mila italiani, malati non diagnosticati e una spesa annua per gli alimenti senza glutine di 150 milioni di euro, questi i “numeri” della celiachia in Italia. Nel nostro paese, come in tutti i paesi in cui la dieta è basata principalmente sui derivati del grano o del mais (America latina in particolare), l’incidenza di tale patologia è di circa 1, 1,5% della popolazione e ci sono 1200 strutture tra alberghi e ristoranti che possono ospitare i celiaci. La celiachia (detta anche morbo celiaco) è un'intolleranza permanente alla gliadina, questa è una proteina contenuta nel glutine, che, a sua volta, è un insieme di proteine contenute nel frumento, nell'orzo, nella segale, nel farro ed in altri cereali minori.
Nelle persone intolleranti che assumono glutine, l’intestino si atrofizza (con un meccanismo piuttosto complesso) provocando il malassorbimento alimentare con i sintomi di diarrea, addome disteso e globoso, e dolori addominali anche durante la digestione di cibi che non contengono glutine. Spesso questi pazienti divengono anche intolleranti al lattosio (che è lo zucchero contenuto nel latte ed in tutti i suoi derivati), ciò comporta la necessità di evitare anche i cibi che contengono prodotti caseari. Se non viene curata, la celiachia può condurre a malnutrizione, in particolare a deficienza di vitamine A, B12, D, E, K e acido folico, carenza di calcio con grave indebolimento delle ossa. Nei bambini la malnutrizione può causare problemi di crescita e ritardare lo sviluppo. La diagnosi si effettua con la ricerca degli anticorpi contro la gliadina (e contro altre proteine).
Anche per la celiachia si stanno cercando soluzioni nuove che evitino la dieta senza glutine, al congresso che si è tenuto a metà settembre a Genova sono state presentate due novità, che sono ancora alla fase sperimentale, ma che sono particolarmente interessanti. La prima riguarda la prevenzione che potrebbe essere piuttosto semplice, secondo i ricercatori la soluzione potrebbe consistere nel non esporre al glutine durante il primo anno di vita i bambini potenzialmente a rischio di celiachia, ad esempio perché figli di genitori celiaci (sembra infatti che pur non essendo una vera e propria malattia genetica, ci sia una certa predisposizione familiare). La sperimentazione, tuttora in corso, ha coinvolto ad oggi 900 bimbi divisi in due gruppi, nella dieta del primo gruppo il glutine è stato introdotto a 6 mesi, nel secondo a 12 mesi. I risultati rivelano che i piccoli esposti al glutine a 12 mesi hanno un rischio di sviluppare la malattia 4 volte inferiore rispetto ai bimbi che l'hanno cominciato a mangiare a 6 mesi. Finora i piccoli sono stati seguiti per 5 anni: dovremo aspettare ancora per sapere se questo ottimo risultato si mantiene nel tempo.
La seconda novità, più importante per i soggetti già malati, è una pillola. La sperimentazione sui primi 110 pazienti dimostra che il farmaco, scoperto tre anni fa negli Stati Uniti da un ricercatore italiano, elimina i sintomi associati al consumo di glutine nell’85% dei casi, dire addio alimentazione con prodotti senza glutine è il sogno di tutti i celiaci. La pillola si assume prima dei pasti e l’obiettivo è quello di bloccare l’effetto tossico del glutine consentendo ai celiaci di alimentarsi in modo normale. Tre anni fu sperimentata su ratti diabetici, è un farmaco inibitore di una proteina intestinale, la zonulina, i risultati ottenuti da allora sono stati talmente positivi che siamo già arrivati a studiare il farmaco nell’uomo, percorrendo in soli tre anni i passi che di norma, quando si sviluppano nuovi medicinali, si realizzano in dieci o quindici anni.
È allo studio sull’uomo anche un altro farmaco in grado di rendere il glutine innocuo per i celiaci sarebbe capace di smantellare completamente il glutine, digerendolo del tutto e rendendolo perciò non tossico per i pazienti.
La dieta senza glutine, oltre alla difficoltà che comporta la sua realizzazione, in quanto i derivati del grano sono presenti anche in alimenti “insospettabili”, comporta anche risvolti psicologici determinando, in particolare tra gli adolescenti, una sensazione di diversità per il fatto di non poter fare le stesse cose che fanno gli altri, colorando questa malattia di aspetti sociali che la rendono ancor più odiosa.

 

Ultimo Numero


 Numero 28 del 4/09/2010

Editoriale

Sperare?

Uno scenario di sfasciume, più che di caldo infuocato. E’ la sintesi dell’estate che si chiude. L’intera Penisola è stata il teatro di questo multiforme sfasciume. Solo per ricordarne alcuni pezzi  Leggi tutto...

Copyright © 2010 Avvenire di Calabria. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.