| Quel terremoto e l’altro... |
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| Editoriali | ||
| Venerdì 19 Dicembre 2008 15:58 | ||
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Buon Natale!
Una coincidenza quella di quest’anno che non può passare inosservata.Celebriamo, qui a Reggio, il Natale e - pressocchè contemporaneamente - i 100 anni dal terribile sisma del 28 dicembre 1908. Un sisma che distrusse Reggio e Messina, sconvolse lo Stretto, provocò 100 mila morti, squarciò il cuore e la vita dei superstiti. La storia di questo estremo lembo d’Italia e della dirimpettaia Messina ripartì in fondo da quel giorno: nulla si può capire senza riferirsi a quel tragico evento. La cronaca di quel giorno, e di quelli che succedettero, fino all’avvio di ogni tipo di ricostruzione, abbiamo altre volte tracciato, ed anche stavolta in altre pagine ne pubblichiamo una rapida orma. Qui mi interessa soltanto collegare quel terremoto all’ altro. L’altro. Quello che non sconvolse la natura, ma la storia. E trafisse il cielo prima che la terra. Ed avvenne nella pienezza dei tempi. La nascita, intendo, di Gesù Cristo. Se noi in questi giorni la ricordiamo con lo sguardo fisso nel volto di un Bambino e in un clima di tenerezza che indubbiamente avvince, non possiamo fingere di non sapere cosa quella nascita abbia significato e significhi ancora. Un mondo che crolla, gli idoli che si frantumano, gli assoluti che diventano relativi. E l’eco di una parola che come spada trafigge. (Il mondo orientale - che apre attraverso l’arte squarci di riflessione assai profondi - unisce suggestivamente nelle icone la nascita del Bambino alla morte e risurrezione del Crocifisso). Tutto in qualche modo da quel giorno è diverso. Ed anche se tutto sembra rimasto uguale, o si é addirittura avviato lungo i secoli su sentieri di orrori impensati, tutto in realtà è cambiato. E’ cambiato il modo di pensare a Dio. Non più soltanto l’assolutamente altro, ma il totalmente vicino. Un Dio che nelle carni del Figlio sposa la debolezza umana. È cambiato il modo di rapportarsi all’altro. L’altro, chiunque altro - a qualsiasi razza, stirpe, luogo, tempo appartenga - non é che un fratello, un figlio dello stesso Padre. Perfino il nemico, colui che tenta di farti del male, colui che vorrebbe distruggerti, colui che parla male di te senza che tu lo sappia, colui che ti inganna, che ti odia... non é che un fratello da amare. Sconvolgente. Dentro questo sisma divino siamo ogni giorno chiamati a giocarci la vita. Ci riusciremo?
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Editoriale
Addio a Giulio Andreotti
Ho conosciuto personalmente Giulio Andreotti nella fase forse più delicata della sua vita, nel 1993, quando già era stato inquisito a Palermo, e divenne direttore del mensile 30Giorni, nella cui redazione lavoravo.
Credo sia stato uno statista cattolico, capace di incarnare il realismo cristiano in politica, in totale sintonia e persino simbiosi con la visione internazionale della Santa Sede. Leggi tutto...
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