Avvenire di Calabria

Se il pensiero é un abisso PDF Stampa E-mail
Editoriali
  
Sabato 04 Aprile 2009 10:26
Pasqua

Se il pensiero é un abisso



Vorrei scrivere per tutti, per chi crede e per chi non crede, per chi si avvia alla Pasqua con speranza e per chi pensa di viverla avvolto nel buio dei suoi dubbi. Perché qualcosa unisce gli uni e gli altri, me che scrivo con chiunque legge. Ed é il fatto che pensiamo.
C’è chi sostiene che fede e ragione non possono assolutamente  incontrarsi: la fede è fede, la ragione è ragione, e la ragione va subordinata alla fede.
Ma c'é chi pensa diversamente. Basta ricordare Agostino: “Fides, nisi cogitetur, nulla est”. Una fede che non sia pensata, non è. Come dire: non si può rinunciare al pensiero per amare Dio.
Quando tu lo ami, quando tu veramente lo ami, quando tu gli dai perdutamente il cuore, il tuo pensiero non può essere, semplicemente, sacrificato.
La fede  è pensosa, è inquieta. E il credente, in fondo, non è (potremmo dire parafrasando Agostino)  che un povero ateo, pieno di domande, che ogni giorno si sforza di ricominciare a credere. Proprio perché credi, non puoi rinunciare a pensare. Credendo, lotti col pensiero; pensando, lotti con la fede.
Amici miei lettori, non dimenticatelo mai: “lotta”  e “amore” hanno in greco la stessa radice: 'agon' è la lotta, 'agape' é l'amore. Amare significa lottare.  Chi amasse Dio senza lottare con lui, chi amasse Dio con un amore che non pone domande, che non si fa viandante inquieto, non lo amerebbe.
L’uomo che pensa (cioè l'uomo che interroga, l'uomo che é ciascuno di noi con i suoi dubbi, i dubbi di fronte all'immenso dolore del mondo, i dubbi di fronte alla vita, i dubbi di fronte alla storia) e, dall’altra parte, l'uomo che crede, l’uomo perdutamente innamorato di Dio, se vivono la loro condizione nell'onestà della loro ricerca, non sono due esseri contrapposti. L'uno vive in qualche modo dentro l''altro. Nell'uomo che pensa c'é in radice l'uomo che crede; e nell'uomo che crede c'è nel silenzio l'uomo che pensa.
Il pensiero umano, perciò,  non va rinnegato, va esercitato fino in fondo: ma quando tu avrai esercitato fino in fondo il tuo pensiero, quando avrai vissuto la passione delle domande radicali, quando sarai giunto al limite estremo dell'interrogare, allora, non prima, ti troverai dentro uno stupore impensato. Sentirai  che il tuo pensiero, o meglio la tua ragione,  non rende ragione di tutto.
Non la rinuncia a pensare,  ma l’esercizio estremo del pensare ti conduce ad un approdo solitario, difficile, dove il pensiero non basta più, e bisogna immaginare, bisogna presupporre qualcos'Altro. Ed é proprio questo 'qualcos'Altro' che inquieta con la sua conturbante e sconcertante assenza.
E' stato scritto che il credente è un ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere. E lo stesso cardinal Martini una volta disse che  "le domande del non credente, se sono oneste, sono anche le mie”. Per questo penso che anche per il non credente,  le domande del credente, se sono oneste,  sono le sue.
Ecco, questa é una stagione nuova: in cui tutti cominciamo ad essere consapevoli di essere poveri, poveri di pensiero proprio quando pensando abbiamo toccato le sfere più alte. Lì si manifesta la povertà del pensiero.
Direi con Dante: 'A l'alta fantasia qui mancò possa'. Giunto dinanzi al Mistero più alto, il pensiero non pensa. Balbetta. Tace.
Per questo si può diventare tutti  più bisognosi di un 'ascolto' dell’altro e, dove questo accade, non si rinuncia alla ragione, ma si sperimenta  una ragione 'aperta'. Una ragione che indaga, raggiunge limiti estremi: e lì tace.
Lì eventualmente può nascere un discorso su  Dio che parta solo da  una esperienza di Dio. Parta, in qualche modo, da una lotta con Dio. Da una mia sconfitta, vissuta dentro la sua sconfitta.
E' questo, credo, alla fine, il senso della croce, lo spessore più profondo della Pasqua che stiamo per vivere. Una risurrezione che nasce dalla morte di Dio. Un incontro con Dio che nasca non dalla rinuncia a pensare, ma dal pensare spinto fino al suo morire.
L'uomo che pensa, in fondo, fa sue quelle parole del Crocifisso: 'In manus tuas commendo spiritum meum' e le traduce: 'Nel tuo Silenzio consegno il mio pensiero'.
Buona Pasqua, lettori che pensate, o che tacete! Buona Pasqua, lettori che amate...
Filippo Curatola

 

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