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Don Gnocchi diede tutto se stesso PDF Stampa E-mail
  
Sabato 31 Ottobre 2009 13:59
Milano - La beatificazione in piazza Duomo

Don Gnocchi diede tutto se stesso


Uno speciale saluto alle migliaia di fedeli radunati a Milano, in piazza del Duomo, dove è stata celebrata la liturgia di beatificazione del sacerdote don Carlo Gnocchi”. Lo ha rivolto, domenica 25 ottobre, Benedetto XVI, dopo la recita dell'Angelus dal sagrato della basilica di San Pietro. Don Gnocchi, ha ricordato il Papa, “fu dapprima valido educatore di ragazzi e giovani. Nella seconda guerra mondiale divenne cappellano degli Alpini, con i quali fece la tragica ritirata di Russia, scampando alla morte per miracolo”. “Fu allora – ha aggiunto il Pontefice - che progettò di dedicarsi interamente ad un’opera di carità. Così, nella Milano in ricostruzione, don Gnocchi lavorò per 'restaurare la persona umana' raccogliendo i ragazzi orfani e mutilati e offrendo loro assistenza e formazione. Diede tutto se stesso fino alla fine, e morendo donò le cornee a due ragazzi ciechi”. La sua opera, ha osservato il Pontefice, ha continuato a svilupparsi ed oggi la Fondazione Don Gnocchi http://www.dongnocchi.it è all’avanguardia nella cura di persone di ogni età che necessitano di terapie riabilitative”. “Faccio mio – ha poi concluso Benedetto XVI - il motto di questa beatificazione: accanto alla vita, sempre”.

Una piazza colma di folla

“Concediamo che il Venerabile Servo di Dio Carlo Gnocchi d’ora in poi sia chiamato Beato”. Con questa formula, alle ore 10,11 del 25 ottobre, mons. Angelo Amato ha sancito la beatificazione del “papà dei mutilatini”. Ad assistere alla funzione, presieduta dal card. Dionigi Tettamanzi e concelebrata da 211 sacerdoti e 18 vescovi, in piazza Duomo a Milano, 50.000 fedeli riuniti per rendere omaggio a don Gnocchi. Tra di loro 15 mila alpini, 20 dei quali reduci della Campagna di Russia. Numerosissimi i labari e gli striscioni delle diverse sezioni alpine presenti in piazza, da Acerenza e Tricarico (Basilicata), a Salerno e Sant’Angelo dei Lombardi (Campania), da Falconara Marittima (Marche), ai 7 pullman da Firenze e Marina di Massa. Non è mancata anche una rappresentanza dai Centri della Fondazione Don Gnocchi diffusi nel mondo: erano in piazza i direttori degli ospedali di Sierra Leone, Ecuador, Rwanda e Bosnia. Numerosissimi anche gli scout e i chierichetti, gli ex “mutilatini” e i pazienti delle strutture della Fondazione Don Carlo Gnocchi (che conta oggi 28 centri in 9 regioni italiane per un totale di 3.800 posti letto e 5.400 operatori). Al suo arrivo l’urna col corpo del beato è stata scoperta da parte di Silvio Colagrande e Amabile Battistello, l’uomo e la donna che vedono grazie alle cornee donate loro da don Gnocchi.

Sintesi di pensiero e di impresa

La beatificazione di don Carlo Gnocchi, ha detto il card. Dionigi Tettamanzi durante l’omelia, “diventa per noi un richiamo particolarmente forte a riscoprire la fondamentale e comune vocazione alla santità”. Don Carlo, ha aggiunto l’arcivescovo, “ha saputo coinvolgersi con dedizione entusiasta e disinteressata non solo nella vita della Chiesa, ma anche in quella della società”. Lo ha fatto, ha aggiunto, “coltivando con grande intelligenza e vigore l’intimo legame tra la carità e la giustizia: una carità che «tende le mani alla giustizia», egli diceva”. Oggi, ha proseguito Tettamanzi, “Noi possiamo continuare la sua opera chiedendo alla giustizia di tendere le mani alla carità”. “Don Carlo – ha aggiunto il cardinale - è stato mirabile nell’operare una sintesi concreta di pensiero e di impresa, appellando alle diverse istituzioni pubbliche e insieme alle molteplici forme di volontariato, ponendo come criterio necessario e insuperabile la centralità della persona umana”.

Eroe e santo
Mons. Angelo Amato ha parlato al termine della messa di un “Don Gnocchi eroe e santo”. “Il segreto dell’eroismo della sua santità – ha aggiunto - fu il suo amore per Cristo”. In piazza Duomo anche una delegazione ufficiale dell’Ordinariato militare per l’Italia, guidata dall’arcivescovo, mons. Vincenzo Pelvi, che la sera prima, nella parrocchia di origine di don Gnocchi, San Colombano al Lambro (Lodi), aveva tenuto una veglia di preghiera. Pelvi ha definito il nuovo Beato “il volto moderno di una santità che è autentica, quando si prende cura sia dell’anima che del corpo”. “Don Carlo è la guida che segue i suoi giovani con lo sguardo caldo che dice a ciascuno: tu mi interessi più di ogni altra cosa. Chi lo incontrava, pur ferito dalla sofferenza e dalla malattia, ritrovava fiducia e ricentrava la propria esistenza sul Signore”
 

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