Avvenire di Calabria

'Ndrangheta, quella disonorante piaga della società... PDF Stampa E-mail
  
Sabato 06 Febbraio 2010 13:34
La condanna della mafia in un celebre testo predisposto da Mons. Ferro e firmato da tutti i Vescovi calabresi

'Ndrangheta, quella disonorante piaga della società...


La venuta del Governo italiano a Reggio - per la prima volta - per combattere la mafia  o,  come si chiama in Calabria,  la ‘Ndrangheta, ci richiama alla memoria gli interventi della Chiesa in Calabria su questa realtà, che possiamo chiamare cancro della nostra società.  
Crediamo sia doveroso ricordare uno di questi interventi, da parte di tutti i Vescovi della Calabria, ma ispirato e nel comunicato finale scritto da Mons. Giovanni Ferro.  Era il 30 novembre 1975 i vescovi della Calabria si riunirono a Catanzaro per il loro periodico incontro e trattarono questo argomento, realtà dolorosa e lacerante della nostra Regione. La riunione era stata convocata da Mons.Ferro, presidente della Conferenza Episcopale Calabrese; alla fine, egli stesso stilò un comunicato col seguente titolo: Rinnovata una condanna ripetutamente pronunciata
-  L’Episcopato Calabro contro la mafia, disonorante piaga della società”, pubblicato integralmente dal nostro giornale in data 21 dicembre 1975, pag.4.
In esso si parla di “inquietudine e disorientamento della nostra società, che avverte confusamente i suoi mali, ma non sempre sa identificarne le cause più profonde”.
“I Vescovi levano nuovamente la loro voce contro uno dei mali più gravi,  che affliggono la società e ne ritardano l’evoluzione  materiale e spirituale.  Si tratta del doloroso e triste fenomeno della mafia, disonorante  piaga della società, segno di arretratezza  socio economica e culturale , e di involuzione morale  e civica, che ormai si estende sempre più  audace con collegamenti e collaborazione  multiforme tra gruppi, di perfidi avventurieri del Meridione  ed esponenti della più spregiudicata  delinquenza del Nord”.   
Il comunicato proseguiva sottolineando “l’avidità sfrenata di questa intollerabile piovra”, il taglieggiamento e lo sfruttamento di ogni attività produttiva, il contrabbando, le rapine, il sequestro di persone, la corruzione dei pubblici funzionari,   e quindi l’impunità, la sopraffazione dei comuni cittadini, il clima di paura tesa a favorire l’omertà. Per cui i Vescovi rinnovano la “più severa condanna, già ripetutamente pronunciata”; mentre esprimono il più grato apprezzamento   per quanti “rischiando persino la vita” s’impegnano a combatterla. I Vescovi, inoltre, fanno presente che, “per un’azione efficace e risolutiva  di sì angoscioso problema  sociale, non si può fare affidamento solo sulla precarietà di rimedi contingenti e provvisori”.
I Vescovi, infine, ricordano la necessità di una “assidua preghiera “ per uscire finalmente  dall’attuale “grave e mortificante situazione”,  esortano i cattolici a combattere la malavita organizzata, andando alle radici del male, rinnovando mentalità e costumi, rendendo testimonianza di giustizia evangelica e di amore fraterno. Ai Sacerdoti viene chiesta una testimonianza evangelica di vita e di parola. Ai cattolici delle altre regioni italiane i Vescovi calabresi rivolgono “con fiducia un caldo appello” perché si “rendano conto della gravità della situazione calabrese” e facciano sentire la propria solidarietà “nell’opera fraterna di recupero e di riabilitazione”. Ai mafiosi “un invito, che è preghiera, ad abbandonare le squallide e avvilenti  vie del male, considerando le terribili sofferenze ed angosce” che essi così arrecano a tutti.
Ultimo aggiornamento ( Sabato 06 Febbraio 2010 13:48 )
 

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