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Sono ormai passati quindici anni dal quell’11 febbraio del 1995 quando le pagine nostro Settimanale si aprivano ufficialmente alla diocesi di Locri-Gerace. Un fatto che appartiene ormai in qualche modo alla storia, ma anche ovviamente alla nostra vita quotidiana. Un risultato per il quale ci eravamo a lungo battuti convinti di percorrere una strada di sicuro interessante e in qualche modo originale. E che ha visto il ‘via’ non appena mons. Bregantini, sposando l’idea, ha ufficialmente rivolto la proposta all’Arcivescovo mons. Mondello. A quindici anni di distanza, devo confessare che l’ esperienza ci ha – gli uni e gli altri - culturalmente arricchiti. E che siamo lieti di continuare a percorrere insieme la strada, inevitabilmente a volte in salita, con l’amata diocesi sorella. Nella quale l’arrivo del nuovo vescovo Mons. Morosini ha rafforzato il cammino di comunione. Nella circostanza, comunque mi sembra utile pubblicare alcuni brani dei due interventi di allora: l’uno di mons. Bregantini, l’altro mio
Un vivace ruscello... Il giornale. Che passione! Lo scopri quando, nel frizzante velo del mattino, ti affacci all’edicola e nelle mani tieni le ultimissime notizie del giorno. Ma è ancora più bello quando il giornale lo “costruisci” tu. Pezzo dopo pezzo, con le notizie raccolte tra la gente, nelle varie iniziative, regi- strando, annotando, progettando. Allora il giornale è “voce” vera e sincera. È il compito che, da oltre un secolo, svolge in terra reggina il giornale diocesano che dal 1947 ha assunto il nome di “L’Avvenire di Calabria”. Un merito incalcolabile. Pagine di storia,piccola e grande, siglata con la passione di chi la storia la costruisce ancor prima di studiarla. Ecco ora, in questo grande secolare fiume, confluire un piccolo ruscello, dalle acque irruenti, fresco ancora di entusiasmo e di energia. È la Redazione locrese dell’Avvenire di Calabria. Un sogno che sta diventando pian piano realtà. Tra tante fatiche ed incertezze iniziali. Cosa vogliamo? Farci voce della Chiesa e della società che cammina nella Locride, accanto alla Chiesa reggina, in sintonia con essa, ma desiderosi di apportare la tipicità dei nostri colori, la vivacità dei nostri problemi, il pianto dei nostri drammi ma anche le inedite speranze dei nostri cuori. Un grazie a Mons. Vittorio Mondello, che subito ha raccolto favorevolmente la nostra proposta, appoggiandola e benedicendola. Un grazie a don Pippo, che da giornalista attento e sagace, ha voluto e colto, in questo, un segno di una globale crescita comune delle nostre terre. Un grazie alla Redazione di Locri, ancora in fase di costituzione, ma già ben “armata” di impegno professionale. Un augurio alla mia chiesa di Locri-Gerace, perché possa cogliere la provvidenzialità di questa nuova risorsa di comunione e di riscatto sociale: imparare a parlare di noi, perché anche altri imparino a parlare correttamente di noi! È una sfida. A tutti affidata e per tutti pensata, nella provvidenza del Signore. Giancarlo M. Bregantini
Un frutto e un seme Questo “incontro” (per il quale ci siamo con convinzione adoperati) tra la Chiesa di Reggio e quella di Locri sulle pagine de “L'Avvenire di Calabria” - un “incontro” che viene oggi ufficialmente annunciato dall'autorevole scritto del vescovo Bregantini - ci sembra sia più che un segno. Esso è, in una certa misura, un frutto e insieme un seme. In quest'“incontro” converge, infatti, tutta una rete di rapporti, di conoscenze, di scambi di esperienze, di reciproca stima e, direi, di affetti, che da molti anni lega - al di là ed anche come sostegno ai vincoli di fede - il mondo reggino e quello locrese. Tale insieme di rapporti trova oggi, nella pienezza di comunione dei vescovi Mondello e Bregantini e delle chiese di cui sono pastori, questo nuovo interessante sbocco; si raccoglie, insomma, come un frutto maturo. Ma quest'“incontro” è anche un seme. Un seme gettato nel solco delle nostre tradizioni; nel crogiolo delle nostre paure e dei nostri problemi; ma anche nel campo delle nostre speranze. Perché insieme si può fare meglio e di più. In uno sforzo comune di servire la gente; di essere per tanti, ad un tempo, eco e lettura dei fatti della vita, e una pista di ricerca almeno, se non di soluzione. È per ciò che salutiamo con gioia questo “incontro” nelle pagine del nostro giornale, attestandoci ancor più di prima, pur consapevoli dei nostri limiti, sulla frontiera dell'impegno e della speranza per un migliore “avvenire della Calabria”. Filippo Curatola |