| Reggio, Lunedi arriva l'esercito |
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| Attualità | ||||
| Domenica 17 Ottobre 2010 13:10 | ||||
Intanto si pente il boss Antonio Logiudice: “Ho ordinato io gli attentati ai giudici”Reggio, Lunedi arriva l'esercito REGGIO CALABRIA. Sono quattro gli obiettivi sensibili sui quali l’Esercito comincerà da lunedì il servizio di vigilanza continuativa per prevenire nuove intimidazioni da parte della ‘ndrangheta. È quanto è stato deciso nel corso della riunione a Reggio Calabria del Comitato provinciale per l’ordine pubblico convocato dal prefetto, Luigi Varratta. I presidi attuati dai militari della Brigata Aosta, provenienti dalla Sicilia, saranno la Procura della Repubblica, la Procura generale della Repubblica, la Corte d’appello e l’abitazione del Procuratore generale, Salvatore Di Landro, contro la quale, il 26 agosto scorso, è stata fatta esplodere una bomba. I militari che saranno impiegati nell’attività di controllo sono 80. “L’utilizzo dell’Esercito nei compiti di vigilanza fissa consentirà di avere a disposizione più uomini delle forze dell’ordine per l’attività investigativa”, ha detto il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta. “I militari - ha aggiunto Varratta - attueranno una vigilanza fissa giorno e notte, con turni di sei ore ciascuno, e non avranno nessun altro compito. Non andranno in giro per Reggio e non ci sarà, dunque, alcuna militarizzazione del territorio cittadino. Le forze di polizia potranno così svolgere l’attività investigativa e l’ordinaria attività di controllo del territorio avendo a disposizione più uomini”. Varratta ha anche riferito che i controlli nei cantieri per l’ammodernamento dell’A3, peri quali è previsto l’utilizzo dell’Esercito, “saranno attuati quando sarà possibile disporre di più militari”. Intanto a meno di tre giorni dall’arrivo dell’Esercito a Reggio Calabria per vigilare sugli obiettivi sensibili si registra la volontà di Antonino Lo Giudice 51 anni, presunto boss della ‘ndrangheta, di collaborare con la Direzione Distrettuale Antimafia. Da giovedì, l’uomo, dopo l’interrogatorio da parte dei magistrati della DDA reggina, è stato trasferito in una struttura di sicurezza. Secondo fonti vicine alla magistratura della città dello Stretto, Lo Giudice, arrestato lo scorso 7 ottobre dalla Squadra Mobile della Questura della città dello Stretto dopo essere stato accusato da diversi pentiti, si sarebbe accollato la responsabilità di essere l’organizzatore degli attentati alla sede della Procura generale ( 3 gennaio di quest’anno) e al portone dello stabile dove abita il Procuratore generale Salvatore Di Landro, avvenuto nell’agosto scorso. Lo stesso boss avrebbe ammesso di aver fatto trovare il bazooka, nascosto sotto un materasso, al rione san Giorgio Extra a poche centinaia di metri del Cedir (centro direzionale) che ospita gli uffici giudiziari, tra cui la sede della Procura. I pentiti che lo hanno accusato, consentendone l’arresto, sono Consolati Villani ( affiliato alla cosca Lo Giudice e parente del boss che ha iniziato a collaborare con la magistratura) e Roberto Moio, presunto affiliato alla cosca Tegano ( è il nipote di Giovanni Tegano, il boss arre- stato nell’aprile di quest’anno) del rione Archi. Ad accusa- re lo stesso Antonino Lo Giudice, sono il fratello Maurizio e Paolo Iannò, uno dei pentiti storici della ‘ndrangheta. Era subentrato ai vertici della cosca dopo l’arresto del fratello Massimo. Antonino Lo Giudice, 50 anni, ha così deciso di saltare il fosso, di diventare “pentito”, dopo che la squadra mobile lo aveva arre- stato lo scorso 7 ottobre. È bastata una settimana nel carcere romano di Rebibbia, per indurlo a depositare il bastone di comando della sua “famiglia” e diventare così collaboratore di Giustizia. Prima di lui, il passo verso lo Stato lo aveva fatto il fratello minore Maurizio, nel 1999, dopo una pesante condanna per l’omicidio di un noto ristoratore reggino, Giuseppe Giardino, al quale Maurizio aveva tentato di sottrarre l’incasso della giornata sotto casa della vittima. Giardino aveva resistito e così Maurizio Lo Giudice gli aveva esploso contro un colpo di pistola cal. 6,35. Una morte lentissima - l’episodio avvenne in piena notte - per dissanguamento, dentro il portone dell’abitazione del ristoratore, senza che nessuno gli prestasse soccorso. Antonino, Massimo, Pietro, Maurizio, sono figli del defunto boss del quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria. I quattro ragazzi si forgiano durante l’infuriare della guerra di mafia degli anni ‘80, dopo l’assassinio del boss Paolo De Stefano, il 13 ottobre 1985 ad opera dei sicari al soldo del “supremo”, Pasquale Condello, in atto detenuto all’ergastolo. In quegli anni, i Lo Giudice innescano una violenta faida con la famiglia Rosmini, anch’essa schierata con Pasquale Condello, a causa dell’uccisione di Ernesto Rosmini, avvenuta nel 1986. Una lotta virulenta, che provoca una decina di omicidi, fino a che, qualcuno “soffia” all’orecchio dei due gruppi in guerra che Ernesto Rosmini sarebbe caduto per una “tragedia” del boss defunto Domenico Libri, alleato storico dei De Stefano. Lo Giudice e Rosmini, sotto l’alta garanzia di Condello, diventano così alleati e tali rimarranno, fino a tutt’oggi. Nel 1986, ad Aprilia, dove si era temporaneamente spostato per sfuggire ai killer, cade in una imboscata il capo famiglia Giuseppe Lo Giudice. Nell’Agro Pontino, Giuseppe Lo Giudice viaggiava assieme al fedelissimo Massimo Baccillieri, che miracolosamente scampa alla morte. Il boss reggino, secondo quanto emerso da alcune indagini che non portarono mai all’ individuazione del commando omicida, voleva impiantare una “cellula” nell’area di Fondi, esperto com’era nel commercio di frutta e verdura, ma il tentativo di allargarsi gli fu immediatamente impedito. Dopo la “pace” di ndrangheta, a metà degli anni ‘90 e con l’operazione “Olimpia”, emergono i nuovi assetti di comando nelle ‘ndrine di Reggio Calabria. I figli di “Peppe” Lo Giudice si interesseranno solo di usura e commercio di frutta e verdura e restano fuori dagli appalti pubblici e privati, settore dove primeggiano i Libri, i Tegano, i Condello e tutta la galassia delle “famiglie” a loro collegate. Una tregua che dura poco meno di un decennio, quando le cosche cominciano ad alzare il tiro su obiettivi istituzionali, come la Procura generale e lo stesso Pg, Salvatore Di Landro, oggetto di attentati dinamitardi.
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Editoriale
“I martiri di Otranto aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili”. Così, con grande semplicità, Papa Francesco ha sintetizzato il senso della canonizzazione di 800 cittadini della splendida cittadina salentina. Leggi tutto...
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REGGIO CALABRIA. Sono quattro gli obiettivi sensibili sui quali l’Esercito comincerà da lunedì il servizio di vigilanza continuativa per prevenire nuove intimidazioni da parte della ‘ndrangheta. È quanto è stato deciso nel corso della riunione a Reggio Calabria del Comitato provinciale per l’ordine pubblico convocato dal prefetto, Luigi Varratta. I presidi attuati dai militari della Brigata Aosta, provenienti dalla Sicilia, saranno la Procura della Repubblica, la Procura generale della Repubblica, la Corte d’appello e l’abitazione del Procuratore generale, Salvatore Di Landro, contro la quale, il 26 agosto scorso, è stata fatta esplodere una bomba. I militari che saranno impiegati nell’attività di controllo sono 80. “L’utilizzo dell’Esercito nei compiti di vigilanza fissa consentirà di avere a disposizione più uomini delle forze dell’ordine per l’attività investigativa”, ha detto il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta. “I militari - ha aggiunto Varratta - attueranno una vigilanza fissa giorno e notte, con turni di sei ore ciascuno, e non avranno nessun altro compito. Non andranno in giro per Reggio e non ci sarà, dunque, alcuna militarizzazione del territorio cittadino. 




