Ci piace rivolgervi, Santo Padre, da queste colonne quel tipico saluto delle nostre terre, il saluto che si riserva all’ospite atteso, alla persona gradita. Favorite!
Quel “Favorite!”, che non significa solo “Entrate!”, “Accomodatevi!”, ma significa anche “Assaggiate!”, “Prendete!”, “Gustate!”.
E’ l’invito che Vi rivolgiamo noi de L’Avvenire di Calabria e con noi in qualche modo l’intera chiesa reggina. Voi non verrete a Reggio, Santo Padre, in questa circostanza. Ma ad accogliervi saremo anche noi reggini; e non solo perché in tanti - con in testa il nostro Vescovo - si sarà presenti quel giorno a Lamezia, ma soprattutto perché siamo calabresi. Ed é terra di Calabria quella in cui Voi, Padre, approdate: é terra nostra.
Favorite!
Entrate, Santità, nei nostri cieli e contemplate la bellezza che
Dio ha diffuso a piene mani, quel Dio di cui Repaci disse che
diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il
Bergamotto.... e così via...
Guardate l’incanto dei nostri monti, la distesa senza limiti
delle nostre spiagge! Sorridete al sole che vi sorride e,
discendendo, fate con il desiderio una rapida carezza
all’acqua dei nostri mari. Accomodatevi nei limiti accoglienti
dei nostri recinti e contemplate i volti della gente, ascoltate
le grida di gioia dei giovani, le piccole parole dei bambini.
Favorite, Santità, favorite!
Assaggiate la gioia della gente che é felice di incontrarvi,
gustate i canti che sgorgano dal cuore, prendete tra le mani,
come un dono, perfino i silenzi.
Non solo il silenzio della preghiera dei monaci di Serra San
Bruno; ma anche gli altri silenzi: il silenzio dei crocifissi
sconosciuti, e quello dei poveri che non gridano per pudore;
accogliete il silenzio di chi al mattino continua a bussare a
porte che restano chiuse e il silenzio di un bimbo che vede
sfiorire ogni sera la bellezza della giovanissima mamma
colpita da tumore.
Favorite, Santità, favorite!
Scendete dall’ aereo in volo e recatevi in certi piccoli tuguri,
dove le persone sono più degli spazi. Entrate nel tessuto di
chi lavora in nero e nelle paure di chi viene minacciato da volti sconosciuti.
Visitate, non visto, i luoghi delle istituzioni e cercate di
notare la differenza tra quanto si dice apertamente e quanto
viene appena sussurrato...
Toccate con mano gl’infiniti disagi di chi percorre strade
dissestate e di chi torna a casa la sera tardi per ripartire al
mattino. Entrate nelle nostre chiese aperte e, senza farvi
notare, sostate accanto a chi si trova in un angolo a pregare,
in lotta tra una lacrima e un sospiro.
Entrate nelle aule delle nostre scuole, Santità, per ascoltare il
vociare dei bambini, le grida dei ragazzi, i racconti di
avventure dei più grandi, le lezioni dei docenti... e pensare -
guardandoli uno ad uno - quanto sia difficile per loro
costruirsi un futuro.
Favorite, Santità, favorite! E dateci - con la sapienza che Vi
avvolge e la profezia che Vi distingue - quel supplemento di
speranza che consenta alla Calabria intera di guardare avanti,
certa di essere insieme creata ed amata