Avvenire di Calabria

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Una grande gioia, semplice, sincera, condivisa... PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Dicembre 2012 08:57

Solennemente dedicata da Mons. Vittorio Mondello la chiesa di Maria SS.ma Innacolata Spropoli

Una grande gioia, semplice, sincera, condivisa...


Palizzi – “06/04/2003. Posa della prima pietra nuova Chiesa Maria SS. Immacolata in Spropoli Palizzi Marina”. Questa l’ epigrafe che si legge in una piccola lastra di marmo, collocata proprio sotto l’ambone dell’altare della nuova chiesa che insiste nella frazione di Spropoli. Sono trascorsi poco meno di dieci anni ma, alla fine, tutto s’ è risolto e così, domenica pomeriggio, s’è svolto il “Rito di dedicazione della nuova chiesa Maria SS. Immacolata presieduto da Mons. Vittorio Luigi Mondello, Arcivescovo di Reggio Calabria -Bova”, con una solenne concelebrazione. Un rito attentamente seguito dalle centinaia di fedeli che hanno gremito i locali della chiesa e che ha previsto, tra l’altro, la benedizione dell’acqua e l’aspersione, la liturgia della parola, l’ acclamazione al Vangelo, l’omelia, il canto delle litanie dei Santi, la deposizione delle reliquie, la preghiera di dedicazione e l’unzione e l’incensazione dell’altare della chiesa. Presenti alla cerimonia, centinaia di fedeli, autorità civili (il sindaco Sandro Autolitano e due ex sindaci che hanno contribuito alla fattibilità dell’opera, Francesco Lucianò e Giovanni Nocera) e militari (il maresciallo capo Giovanni Piccolo). Tra i Ministri ordinati presenti, oltre l’arcivescovo, il parroco don Leone Stelitano, il suo vice, don Emmanuel Mbamba, il parroco di Brancaleone, don Giovanni Gullì, quello di Bova Marina, don Bruno Netti, i diaconi Mario Casile e Cosimo Martelliti. Ad assistere l’Arcivescovo, accompagnato dal segretario don Davide Imeneo, c’era il cerimoniere delle celebrazioni arcivescovili, don Nuccio Cannizzaro. “Questa sera ho una particolare gioia ha esordito l’Arcivescovo nella sua omelia nel vedere consacrata questa chiesa. Ringrazio quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo luogo di culto”. Il Presule, poi, ha ricordato che “il passaggio dalla vecchia chiesa alla nuova è simile a quello della fede, che richiede un continuo rinnovamento.
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Quando l’occhio si apre scopre ogni volta un mondo nuovo... PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Dicembre 2012 08:46

Reggio - Inizio dell’Avvento nel contesto dell’ Anno della Fede - Solenne concelebrazione nella Basilica Cattedrale per la Consegna del Credo La fede!

Quando l’occhio si apre scopre ogni volta un mondo nuovo...


Un momento forte quello vissuto dalla comunità ecclesiale reggina-bovese Sabato 1° Dicembre scorso. C’era nella Basilica Cattedrale un appuntamento davvero suggestivo: la celebrazione dell’inizio dell’Avvento, nel contesto dell’ Anno della Fede, con la “consegna del Credo”. Una folla fittissima di gente gremiva la Basilica Cattedrale, dove sono convenuti oltre tutti i Seminaristi del Pio XI una lunga schiera di presbiteri e di diaconi. C’erano sostanzialmente pressocchè tutti parroci della diocesi, anche quelli delle parrocchie più lontane. La comunità ecclesiale ha davvero avvertito la singolarità dell’ appuntamento. A presiedere la Liturgia l’arcivescovo Vittorio Mondello, sostenuto da don Antonio Cannizzaro, maestro delle celebrazioni arcivescovili. Semplici, ma fortemente vissuti e sentiti, i canti, che hanno animato l’ intera celebrazione, facendo davvero partecipare tutti alla preghiera (diversamente da quanto avviene a volte, quando il coro canta e la gente aspetta che finisca...). All’omelia, mons. Mondello ha offerto squarci di riflessione profonda, sia sul senso dell’Anno della fede, sia sui contenuti della fede, sia sul cammino dell’Avvento. ne offriamo ai lettori gli spunti più belli: Il senso della fede Vorrei soffermarmi con voi a riflettere sul significato della fede e sul modo di viverla nel tempo presente. Il problema più grave che la Chiesa sta attraversando oggi è quello della carenza di fede autentica in tanti che si dicono credenti. È necessario perciò interrogarci sul suo significato. Il padre Raniero Cantalamessa in un suo particolare intervento, paragona la fede ad “una porta inizialmente stretta che deve essere “dilatata” per tutta la vita” o anche ad un occhio che si apre e scopre ogni volta un mondo nuovo. “La fede”, scrive ancora padre Cantalamessa, “è una porta che si apre con due chiavi, nessuna delle quali può aprire senza l’altra. L’uomo non può aprirla senza il concorso di Dio e Dio non vuole aprirla senza il concorso dell’uomo. Colui che entrò a porte chiuse nel Cenacolo, non entra a porte chiuse nel cuore dell’uomo, ma «sta alla porta e bussa» (Ap. 3, 20)”. Per l’uomo la fede è necessaria più del cibo e dell’aria che respira perché egli è un mistero a se stesso, tale che “pur essendo la creatura più adattabile fra tutte quelle esistenti sulla terra riesce a sopravvivere ai poli e all’equatoreè anche la creatura più disadattata che ci sia: solo se ha speranza può vivere nella gioia”. La fede consiste nella risposta dell’uomo alla Divina Rivelazione. Per dare tale risposta l’uomo ha bisogno della grazia di Dio.

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La tragedia di Rossano, la voce della Chiesa PDF Stampa E-mail
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Martedì 04 Dicembre 2012 09:59
La vicinanza e il sofferto commento di Mons. Marcianò

La tragedia di Rossano, la voce della Chiesa


Una tragedia che ha lasciato sgomenta e ammutolita la Calabria intera. Mi riferisco alla tragica morte dei sei operai romeni che lunedi scorso, appena concluso il loro lavoro nei campi, erano saliti a bordo di una Fiat Doblò per rientrare nei rispettivi alloggi. Percorso un tratto breve di una strada interpoderale - che va dalle campagne fino alla statale 106 Jonica – erano arrivati, come al solito, alla ferrovia, che taglia perpendicolarmente la strada. L’attraversamento della sede ferroviaria, in un tratto rettilineo, è “regolato” da due cancelli, la cui gestione è affidata a privati come da convenzione stipulata con le Ferrovie dello Stato. Il primo cancello, dal lato delle campagne, era aperto; il secondo, dal lato della statale Jonica, era chiuso con tre lucchetti, tanti quanti sono i proprietari dei fondi che si servono della strada interpoderale per raggiungere i loro terreni. Ai lucchetti è applicato un dispositivo, per cui, aprendone uno solo, si sbloccano anche gli altri due. E’ stato un altro romeno - non coinvolto direttamente nell’incidente e che pare non fosse a bordo del Doblò - ad aprire il cancello: la chiave di uno dei lucchetti gli sarebbe stata data qualche tempo fa dal proprietario terriero per il quale lavora. Il conducente del veicolo, cominciando l’ attraversamento della sede ferroviaria, non si era accorto, forse proprio per il buio, che stava sopraggiungendo il treno regionale 3753, che era partito qualche minuto prima da Rossano e avrebbe fatto la successiva fermata nella stazione di Mirto Crosia. L’impatto é stato tremendo. I sei sono morti sul colpo. Sulla sconvolgente tragedia - per la quale in tutte le diocesi della Calabria clero e fedeli si sono radunati in silenziosa e intensa preghiera - é intervenuto con sofferte e sapienti parole l’arcivescovo di Rossano Mons. Santo Marcianò, in un comunicato ufficiale, che riportiamo integralmente “Nella settimana in cui abbiamo celebrato la Giornata mondiale per le vittime della strada, la comunità diocesana di Rossano-Cariati si stringe,
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Ilva Taranto, come é possibile? PDF Stampa E-mail
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Martedì 04 Dicembre 2012 09:56

La scena di una tragedia già provata e riprovata

Ilva Taranto, come é possibile?


La lezione è chiara e mi auguro che supponenti e saputelli ci penseranno due volte prima di emettere giudizi e asservire ai propri biechi interessi, di fama o di potere, la salute e la dignità delle persone. La fila di arresti, di avvisi di garanzia, l’affiorare, dalla rete telefonica di Girolamo Archinà, della voce distinta, shoccante, di politici e giornalisti, stanno squarciando una realtà che, anche se intuibile, è un’amara sorpresa. Quello che sta accadendo in questi giorni a Taranto è la scena di una tragedia già provata e riprovata e ci si ritrova a sperare che la ‘prima’ non calchi mai la ribalta di questa città. Dall’estate scorsa gli operai sono continuamente minacciati, messi sulla corda, rosi dall’ansia reale di perdere il proprio posto di lavoro. È disumano far pendere questa spada di Damocle sulla povera gente, puntare agli operai il coltello alla gola, come ostaggi nel bel mezzo di una rapina, da banditi accerchiati e senza vie di fuga. Ascoltando il contenuto delle intercettazioni appare ancora più tristemente motivata la latitanza delle istituzioni politiche locali, compromesse e spogliate di ogni credibilità. D’altronde Taranto non è migliore del resto d’Italia. Si perpetua questa battaglia di forza, un braccio di ferro tra proprietà, magistratura e governo: pare che tutto si svolga dai piani alti, sulla testa dei cittadini. È possibile ancora che uno Stato possa tutelare il diritto alla salute e quello al lavoro senza lasciare i cittadini soli davanti a questi problemi? M i chiedo, con il Vangelo alla mano, se sia moralmente lecito salvaguardare fino al sacrificio degli altri i propri interessi aziendali e familiari; così come sono convinto che la terra sia anche di chi la lavora e non soltanto di chi la possiede, perché la terra (lo dice la Bibbia) è di tutti! Per questo ancora una volta, implorando l’ assunzione di responsabilità di tutte le parti in causa, che non elenchiamo più perché le conosciamo a memoria, chiediamo all’azienda di non ricattare più Taranto ma di aprirsi a soluzioni, anche a sacrifici economici, e che si adoperi per il benessere di questa città alla quale tanto deve. Esisterà anche uno Stato capace di impugnare la situazione, o come potremmo mai venir fuori da soli dallo stagno tirandoci per i capelli! La Chiesa non perde la fiducia, invoca le buone coscienze ad adoperarsi, a spendersi non perché lo stabilimento rimanga aperto a qualsiasi costo, tantomeno quello della vita, della salute, ma perché gli obiettivi della tutela dei diritti siano il frutto di un processo di conversione. Parola cara, la conversione, al tempo di Avvento che sta per cominciare e quanto mai attuale in questo angolo di sponda ionica, dove c’ è anche al parola ‘attesa’ che non può essere nuovamente tradita e che sente il bisogno della voce del profeta che ripete: “Non farti mordere dalla paura o Sion, non lasciarti cadere le braccia”.
 
Ma l’UE “liquida” il Bergamotto? PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 28 Novembre 2012 11:50
Insorgono la Coldiretti ed i consiglieri regionali Chizzoniti, Imbalzano, Nucera

Ma l’UE “liquida” il Bergamotto?


Le ”buone nuove” a Reggio e dintorni? Una meteora! Le “cattive nuove” sono sovente il pane quotidiano!? Alla radice di entrambe le circostanze c’è un denominatore comune: la scarsa capacità, salvo poche eccezioni, di perorare fino in fondo (e con successo) le sacrosante e legittime “cause” dei nostri territori. Un’inversione di tendenza stabile oltre che auspicabile è comunque possibile. A patto di rimanere, tutti, “vigili” ed attenti. E soprattutto propositivi. Deleghe in bianco mai più. L’allarme lanciato in questi giorni dalla Coldiretti Calabria è un buon banco di prova. Cosa succede? L’oro verde reggino (il bergamotto) agrume unico, capace di germogliare solo all’ombra della fata Morgana, rischierebbe l’isolamento. “La notizia se confermata è davvero allarmante. L’ Unione Europea ha proposto di mettere al bando o di limitare fortemente alcuni ingredienti essenziali per distillare la maggior parte dei profumi. La motivazione addotta è che producono allergie. Tra questi vi è l’essenza di bergamotto che la stessa Unione Europea dopo averla classificata DOP, in modo contraddittorio adesso la vuole danneggiare. Se questo accadesse, dovremmo registrare una gravissima perdita per la nostra economia e per il paesaggio della costa reggina. Ad onor del vero le più note case produttrici di profumi sono insorte, parlando, se venisse portato avanti questo disegno, “di fine dei preziosi balsami e di mostruosità aberrante”. Tra l’altro, le fragranze naturali e tra queste il bergamotto, nella storia solo in 15 casi hanno causato leggere allergie. Noi vogliamo credere in una Europa che opera in un contesto di regole certe a salvaguardia dei beni comuni e dello sviluppo sostenibile dei territori rispettandone la loro vocazione e che ancora sappia riconoscere il valore strategico del made in Italy. Certamente occorre tenere alta l’ attenzione su questa vicenda che danneggia tutti attivando le necessarie ed indispensabili contromisure”. Il neo consigliere regionale del centro destra reggina avv. Aurelio Chizzoniti è immediatamente sceso in campo a difeso dell’originale agrume, seguito per la verità dai colleghi Imbalzano e Nucera, auspicando un impegno della massima assise calabrese. Il “talento” reggino non ha “colore”. Perlomeno non ne dovrebbe avere.
 
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 Numero 17 del 11/5/2013

Editoriale

Addio a Giulio Andreotti

Ho conosciuto personalmente Giulio Andreotti nella fase forse più delicata della sua vita, nel 1993, quando già era stato inquisito a Palermo, e divenne direttore del mensile 30Giorni, nella cui redazione lavoravo.
Credo sia stato uno statista cattolico, capace di incarnare il realismo cristiano in politica, in totale sintonia e persino simbiosi con la visione internazionale della Santa Sede. Leggi tutto...

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