Avvenire di Calabria

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Chiamato sul monte Tabor PDF Stampa E-mail
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Domenica 03 Marzo 2013 09:00

L’ultimo Angelus - Due verbi (chiamare, chiedere) e l’indice alzato del Papa

Chiamato sul monte Tabor


Due verbi e un dito, l’indice, alzato. Ultimo Angelus pubblico da Papa, per Benedetto XVI. Chiamare, chiedere, i due verbi ai quali unisce il gesto del dito alzato proprio per evidenziarne importanza e decisione. In questa seconda domenica di Quaresima, il tema che la liturgia propone è il racconto della Trasfigurazione sul monte Tabor. Così se la prima domenica di Quaresima ci parla delle prove nel deserto, le tre tentazioni, ciò che dobbiamo lasciare, in un certo senso; la seconda domenica, invece, ci mostra ciò che dobbiamo accogliere, vedere. E quel salire il monte, faticosa prova, altro non è che itinerario necessario nel nostro cammino verso Gerusalemme, verso la Pasqua.
 
Così Benedetto XVI nel suo Angelus dopo averci ricordato, domenica scorsa, che nei momenti decisivi della vita, “ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero bene, ciò che realmente è bene”; e averci detto che non si deve strumentalizzare Dio per i propri interessi, cedendo alle lusinghe del tentatore e dando più importanza al successo o ai beni materiali, oggi mette in primo piano il primato della preghiera: Gesù, ci ricorda Luca nel suo Vangelo, “si trasfigurò mentre pregava: la sua è un’esperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta di ritiro spirituale che Gesù vive su un alto monte in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni”.

Ed è qui che possiamo leggere, con altre parole, la decisione che Benedetto XVI ha voluto prendere, e che ha annunciato lunedì 11 febbraio. Così la preghiera domenicale si trasforma in un momento di grande vicinanza e di affetto dei fedeli per il Papa che si avvia a concludere anzi tempo il suo ministero. Non è un Papa che lascia, che si arrende, ma che confida in un'altra strada per completare la sua missione. E se affacciandosi alla loggia centrale della basilica vaticana di San Pietro il 19 aprile del 2005 aveva detto di essere un “semplice, umile lavoratore nella vigna del Signore”, oggi dice che quel lavoratore mette al primo posto nel suo cammino di pastore, il “primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo”.
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«La famiglia come la Chiesa, chiamata a essere immagine della Trinità» PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Giugno 2012 08:07
OMELIA ALL'AEROPORTO DI BRESSO

«La famiglia come la Chiesa, chiamata a essere immagine della Trinità»


Venerati Fratelli,
Illustri Autorità,
Cari fratelli e sorelle!

E’ un grande momento di gioia e di comunione quello che viviamo questa mattina, celebrando il Sacrificio eucaristico. Una grande assemblea, riunita con il Successore di Pietro, formata da fedeli provenienti da molte nazioni.
Essa offre un’immagine espressiva della Chiesa, una e universale, fondata da Cristo e frutto di quella missione, che, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, Gesù ha affidato ai suoi Apostoli: andare e fare discepoli tutti i popoli, «battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,18-19).
Saluto con affetto e riconoscenza il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, e il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, principali artefici di questo VII Incontro Mondiale delle Famiglie, come pure i loro Collaboratori, i Vescovi Ausiliari di Milano e gli altri Presuli. Sono lieto di salutare tutte le Autorità presenti. E il mio abbraccio caloroso va oggi soprattutto a voi, care famiglie! Grazie della vostra partecipazione!

Nella seconda Lettura, l’apostolo Paolo ci ha ricordato che nel Battesimo abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, il quale ci unisce a Cristo come fratelli e ci relaziona al Padre come figli, così che possiamo gridare: «Abbà! Padre!» (cfr Rm 8,15.17).
In quel momento ci è stato donato un germe di vita nuova, divina, da far crescere fino al compimento definitivo nella gloria celeste; siamo diventati membri della Chiesa, la famiglia di Dio, «sacrarium Trinitatis» – la definisce sant’Ambrogio –, «popolo che – come insegna il Concilio Vaticano II – deriva la sua unità dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Cost. Lumen gentium, 4).
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«Abbiamo bisogno di fraternità» PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Giugno 2012 08:02
DISCORSO ALLA SCALA

«Abbiamo bisogno di fraternità»


Signori Cardinali,
Illustri Autorità,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
Care Delegazioni del VII Incontro Mondiale delle Famiglie!

In questo luogo storico vorrei innanzitutto ricordare un evento: era l’11 maggio del 1946 e Arturo Toscanini alzò la bacchetta per dirigere un concerto memorabile nella Scala ricostruita dopo gli orrori della guerra. Narrano che il grande Maestro appena giunto qui a Milano si recò subito in questo Teatro e al centro della sala cominciò a battere le mani per provare se era stata mantenuta intatta la proverbiale acustica e sentendo che era perfetta esclamò: «E’ la Scala, è sempre la mia Scala!». In queste parole, «E’ la Scala!», è racchiuso il senso di questo luogo, tempio dell’Opera, punto di riferimento musicale e culturale non solo per Milano e per l’Italia, ma per tutto il mondo. E la Scala è legata a Milano in modo profondo, è una delle sue glorie più grandi e ho voluto ricordare quel maggio del 1946 perché la ricostruzione della Scala fu un segno di speranza per la ripresa della vita dell’intera Città dopo le distruzioni della Guerra. Per me allora è un onore essere qui con tutti voi e avere vissuto, con questo splendido concerto, un momento di elevazione dell’animo. Ringrazio il Sindaco, Avvocato Giuliano Pisapia, il Sovrintendente, Dott. Stéphane Lissner, anche per aver introdotto questa serata, ma soprattutto l’Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala, i quattro Solisti e il maestro Daniel Barenboim per l’intensa e coinvolgente interpretazione di uno dei capolavori assoluti della storia della musica. La gestazione della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven fu lunga e complessa, ma fin dalle celebri prime sedici battute del primo movimento, si crea un clima di attesa di qualcosa di grandioso e l’attesa non è delusa.
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Dialogo con le famiglie PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Giugno 2012 07:59
Sabato sera 2 giugno, nel Parco Nord di Milano - Aeroporto di Bresso, si è svolta la Festa delle testimonianze nell’ambito del VII Incontro Mondiale delle Famiglie.
Il Santo Padre Benedetto XVI è giunto al Parco di Bresso alle ore 20.30. L’evento si è aperto con il saluto di accoglienza da parte del Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Card. Ennio Antonelli. Quindi, nel corso della festa, il Papa ha dialogato con le famiglie presenti, ascoltando le loro testimonianze e rispondendo alle loro domande:
 
DIALOGO DEL SANTO PADRE CON LE FAMIGLIE
 
1. CAT TIEN (bambina dal Vietnam):
Ciao, Papa. Sono Cat Tien, vengo dal Vietnam.
Ho sette anni e ti voglio presentare la mia famiglia. Lui è il mio papà, Dan e la mia mamma si chiama Tao, e lui è il mio fratellino Binh.
Mi piacerebbe tanto sapere qualcosa della tua famiglia e di quando eri piccolo come me…
 
SANTO PADRE: Grazie, carissima, e ai genitori: grazie di cuore. Allora, hai chiesto come sono i ricordi della mia famiglia: sarebbero tanti! Volevo dire solo poche cose. Il punto essenziale per la famiglia era per noi sempre la domenica, ma la domenica cominciava già il sabato pomeriggio. Il padre ci diceva le letture, le letture della domenica, da un libro molto diffuso in quel tempo in Germania, dove erano anche spiegati i testi.
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Domenica 18 Dicembre 2011 11:06
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Editoriale

Una sveglia per l'Europa

“I martiri di Otranto aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili”. Così, con grande semplicità, Papa Francesco ha sintetizzato il senso della canonizzazione di 800 cittadini della splendida cittadina salentina.  Leggi tutto...

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