|
Attualità
|
|
Scritto da Don Nicolò Anselmi
|
|
Domenica 17 Ottobre 2010 16:22 |
Pastorale Giovanile - Verso la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù
Un cammino spirituale lungo un anno...
I mesi che verranno saranno mesi particolari per la pastorale giovanile italiana; il 2011 infatti sarà l’anno della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà dal 16 al 21 agosto a Madrid, del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà ad Ancona dal 3 all’11 settembre, l’anno di inizio del decennio pastorale voluto dai vescovi italiani e dedicato al grande tema dell’educazione; anche per l’ONU il 2011 sarà l’anno internazionale della Gioventù ed il movimento mondiale degli scout, nel luglio del prossimo anno, avrà un incontro mondiale chiamato Jamboree, in Svezia.Per questo tempo che sta per iniziare, il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile con la collaborazione di altri uffici, servizi e organismi della Conferenza Episcopale Italiana, di tante associazioni e movimenti e di molti ragazzi, ha preparato un libro per tutti i giovani italiani; si tratta di un cammino spirituale lungo un anno, secondo il ciclo liturgico, che partirà dal 28 novembre 2010 al 27 novembre 2011.Il libro sarà disponibile nelle librerie cattoliche da 25 ottobre 2010 oppure direttamente presso l’editore a prezzi molto contenuti; il desiderio è infatti quello che il testo si diffonda non solo attraverso i sacerdoti e gli educatori ma anche da giovane a giovane, “da amico ad amico” sotto forma di un regalo o di un aiuto per fare un percorso di fede insieme.Speriamo che i giovani, fra le pagine, possano trovare molti stimoli: testimonianze, immagini, testi della Parola di Dio, inviti alla preghiera, proposte di impegni di servizio e di carità, percorsi missionari, scritti del Santo Padre Benedetto XVI e del magistero. Il cammino proposto potrebbe essere, per qualcuno, difficile; la fiducia nei giovani e nella loro sete di cose autentiche e profonde ci ha spinti ad osare! La speranza è che, eventualmente, i giovani possano chiedere aiuto ai loro sacerdoti od ai loro educatori; in questo modo, da una difficoltà, potrebbe nascere un nuovo dialogo sulla fede. |
|
Attualità
|
|
Scritto da Ken Curatola
|
|
Domenica 17 Ottobre 2010 16:19 |
Presentato il decimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale
Oltre 8 milioni i poveri in Italia, le famiglie “in caduta libera”
 Otto milioni 370 mila i poveri in Italia, mentre le famiglie sono costrette sempre più a chiedere aiuto economico alle strutture di assistenza. E' questo il dato allarmante che emerge dal decimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo “In caduta libera”, realizzato da Caritas italiana e dalla Fondazione “Emanuela Zancan” e presentato mercoledì mattina a Roma. La realtà fotografata dal Rapporto presenta una situazione peggiore rispetto a quella che si rifletteva nelle ultime stime dell’Istituto di Statistica Italiano riferite al 2009, e che parlava di 7 milioni e 810.000 di poveri. Secondo Caritas e Fondazione Zancan, in Italia si è abbassata la soglia della cosiddetta “povertà relativa” e si sono affacciate sulla scena nuove situazioni di impoverimento, legate a fattori sociali, culturali, finanziari, valoriali e psicologici. Aumenta, inoltre, la crescente categoria degli impoveriti, cioè di coloro che rischiano, per un qualunque imprevisto (infortunio, licenziamento, disoccupazione prolungata etc.), di cadere sotto la linea della povertà, posta intorno ai 983 Euro per un nucleo di due persone: 1 italiano su 5 sarebbe in questa condizione. La famiglia, la principale vittima della povertàNel suo intervento di presentazione mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan, ha detto che nel 2009, in Italia, le famiglie colpite dalla povertà assoluta – cioè non in grado di accedere ai beni essenziali che consentano uno standard di vita minimamente accettabile – risultavano essere 1162 (il 4% delle famiglie residenti), per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell’intera popolazione). |
|
Leggi tutto...
|
|
|
Attualità
|
|
Scritto da Redazione
|
|
Domenica 17 Ottobre 2010 16:17 |
|
La necessità di valorizzare adeguatamente il settore agricolo e di dare priorità all'obiettivo di liberare la famiglia umana dalla fame è al centro del Messaggio che Benedetto XVI ha inviato alla FAO in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2010, che si celebra questo venerdì.
Il testo, inviato al Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), Jacques Diouf, è stato pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa della Santa Sede.
“Il tema dell'odierna Giornata, 'Uniti contro la fame', è quanto mai appropriato per ricordare che è necessario l'impegno di ciascuno per dare al settore agricolo la sua giusta importanza”, segnala il Pontefice.
“Ognuno - dai singoli alle organizzazioni della società civile, agli Stati e alle istituzioni internazionali - deve dare priorità a uno degli obiettivi più importanti per la famiglia umana: la libertà dalla fame”, aggiunge.
Per conseguire la libertà dalla fame, indica Benedetto XVI, “è necessario assicurare non solo che sia disponibile sufficiente cibo, ma anche che ciascuno abbia quotidianamente accesso ad esso”.
“Ciò significa promuovere mezzi e risorse necessari per sostenere una produzione ed una distribuzione che favorisca il pieno godimento del diritto all'alimentazione”.
In linea con la sua Enciclica sociale Caritas in Veritate, il Pontefice afferma che “sono necessarie iniziative concrete ispirate dalla carità e dalla verità - iniziative capaci di fronteggiare gli ostacoli naturali legati ai cicli delle stagioni o alle condizioni ambientali, così come gli ostacoli determinati dall'azione dell'uomo”.
“Un importante passo avanti” è stato poi rappresentato dalla “recente decisione della Comunità internazionale circa la tutela del diritto all'acqua”.
Secondo il Papa, la Giornata Mondiale dell'Alimentazione offre l'opportunità di compiere “un bilancio dei risultati ottenuti dalle molteplici attività dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) per garantire a tanti nostri fratelli e sorelle nel mondo il nutrimento quotidiano” e “per ricordare le difficoltà che si riscontrano quando sono carenti doverosi atteggiamenti improntati sulla solidarietà”.
In questo senso, lamenta che “troppo spesso” “l'attenzione è deviata dai bisogni delle popolazioni, non si dà il giusto rilievo al lavoro dei campi e viene meno l'adeguata cura per i beni della terra”.
“Così si creano squilibri economici e sono ignorati la dignità e i diritti inalienabili di ogni persona”, commenta.
Raccogliendo il tema della Giornata Mondiale dell'Alimentazione di quest'anno, il Vescovo di Roma avverte che “se la comunità internazionale intende essere realmente 'unita' contro la fame, la povertà deve essere superata attraverso un autentico sviluppo umano, fondato sull'idea di persona come unità di corpo, anima e spirito”.
“Oggi, invece, vi è la tendenza a limitare la visione dello sviluppo alla soddisfazione dei bisogni materiali della persona, soprattutto attraverso l'accesso alla tecnologia”.
Fraternità
Nel suo Messaggio, il Papa si riferisce anche alla crisi: “di fronte alle pressioni della globalizzazione e sotto l'influenza di interessi che spesso rimangono frammentati, diventa saggio proporre un modello di sviluppo fondato sulla fraternità: se esso è ispirato dalla solidarietà e orientato al bene comune, sarà in grado di proporre dei correttivi alla crisi mondiale in atto”.
Per sostenere immediatamente i livelli di sicurezza alimentare, avverte, “vanno pensati adeguati finanziamenti in agricoltura capaci di riattivare i cicli produttivi, anche di fronte all'inasprirsi di condizioni climatiche ed ambientali”.
In questo contesto, “i Paesi maggiormente sviluppati devono essere consapevoli che i crescenti bisogni mondiali richiedono un contributo consistente da parte loro”.
A questo proposito, Benedetto XVI afferma che “la recente meritoria campagna '1 BillionHungry', attraverso la quale la FAO cerca di accrescere la consapevolezza circa l'urgenza della lotta contro la fame, ha evidenziato la necessità di una risposta adeguata sia da parte dei singoli Paesi che da parte della comunità internazionale, anche quando la risposta è limitata all'assistenza o all'aiuto d'urgenza”.
“Ecco perché una riforma delle istituzioni internazionali, pensata secondo il principio di sussidiarietà, diventa essenziale, poiché le istituzioni da sole non bastano”, aggiunge.
Gratuità e giustizia
“Per eliminare la fame e la malnutrizione bisogna superare le barriere dell'egoismo, in maniera tale da lasciare spazio ad una feconda gratuità che deve manifestarsi nella cooperazione internazionale come piena espressione della fraternità”, continua il Pontefice.
“Ciò non esclude la giustizia ed è importante che le regole stabilite siano rispettate ed applicate, come pure i piani di intervento e i programmi d'azione che si rendono necessari”.
Circa l'applicazione degli aiuti, il Papa indica che “ogni persona, popolo o Paese deve avere la possibilità di essere protagonista del proprio sviluppo, utilizzando gli apporti esterni secondo le priorità e le concezioni che trovano radice nelle tecniche tradizionali, nella cultura, nel patrimonio religioso e nella saggezza trasmessa di generazione in generazione all'interno della famiglia”.
“La Chiesa è costantemente all'opera, attraverso le sue strutture, per alleviare le condizioni di miseria in cui versa larga parte della popolazione mondiale, ben consapevole che il suo impegno in questo campo forma parte di uno sforzo comune internazionale per promuovere l'unità e la pace della Comunità dei popoli”, ricorda Benedetto XVI.
|
|
Attualità
|
|
Scritto da Redazione
|
|
Domenica 17 Ottobre 2010 16:16 |
Salerno-Reggio, come scaricare la colpa dei ritardi L’Anas scopre le infiltrazioni mafiose e chiede che l’esercito controlli i cantieri.
Ma la ‘ndrangheta c’è dall’inizio...
Per la “grande incompiuta”, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, l’ultima soluzione escogitata è l’invio in forze di soldati, carabinieri e poliziotti. Come se l’ammodernamento dei 440 chilometri cominciato a metà degli anni Novanta e ancora in alto mare fosse solo un problema di ordine pubblico e non uno scandalo di proporzioni gigantesche. In una dichiarazione al Giornale della famiglia Berlusconi, il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, è stato perentorio: “Senza sicurezza non si rispettano le scadenze, lo Stato ci deve aiutare, sarà il governo a decidere se inviare le forze dell’ordine o i militari”. La richiesta sarà ufficialmente sostenuta dal consiglio di amministrazione dell’azienda delle strade che oggi, mercoledì, si riunisce simbolicamente a Reggio Calabria alla presenza del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Lo sanno anche le pietre che nei cantieri da anni si è infiltrata la ‘ndrangheta e che la sua presenza non giova ai lavori, anche se l’invio dei militari o delle forze dell’ordine sembra più una trovata estemporanea e propagandistica che una soluzione concreta. Le pressioni malavitose, però, non sono l’unica causa né quella determinante del fallimento dell’intervento. La scoperta repentina della presenza criminale da parte dei dirigenti dell’Anas assume, allora, un che di sospetto, tardivo e strumentale. Sembra la classica foglia di fico per coprire le vergogne di un fallimento. Soprattutto se messa a confronto con le dichiarazioni di sottovalutazione del fenomeno malavitoso rilasciate dallo stesso presidente dell’azienda stradale solo alcuni giorni fa a un altro giornale, La Stampa. Alla domanda “c’è la mafia nei cantieri?”, Ciucci risponde: “No, che noi sappiamo”. I lavori sulla Salerno-Reggio Calabria non vanno avanti soprattutto perché i contraenti generali, i general contractor, fanno il bello e il cattivo tempo, subappaltano a un’infinità di ditte, impongono i loro tempi, aprono contenziosi a ripetizione, pretendono variazioni esorbitanti di prezzi in corso d’opera relegando l’azienda pubblica delle strade in un ruolo che appare subalterno e ancillare.
|
|
Leggi tutto...
|
|