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Il gruppo spirituale e terapeutico nato alla Candelora e cresciuto anche tramite i social network

I Figli della Luce, il web in aiuto per consolare e accogliere

di Tatiana Muraca 31/12/2020

I Figli della Luce è un gruppo spirituale e terapeutico nato anche tramite i social network. Non per niente, la presidente Aurora D’Ermenegildo ci ha raccontato come lei stessa, dopo la morte del figlio, abbia cercato di mettersi in connessione con il dolore delle altre mamme, dapprima recandosi nei cimiteri per osservarle. Ma non solo. La sua ricerca continuava sul web, tramite cui voleva conoscere le realtà più lontane delle mamme in lutto per la perdita di un figlio. Il direttivo dei Figli della Luce, poi, ha formato un gruppo virtuale aperto, a cui diverse mamme di tutta Italia si sono unite. E tutt’oggi i contatti continuano. Grazie alla tecnologia, si sono organizzati veri e propri raduni, come quelli che i Figli della Luce hanno fatto in Umbria, ad Assisi, o da Natuzza Evolo. Risale a cinque anni fa l’udienza con papa Francesco. Il pontefice ha accolto a Santa Marta il direttivo del gruppo I Figli della Luce, Aurora, Natalina e Rita, e ad oggi viene descritta da Aurora come «una tra le esperienze più belle» della sua vita. Le parole del papa sono ancora impresse nella sua mente: calde, avvolgenti; un’accorata raccomandazione a continuare a parlare con i figli scomparsi, «perché loro vi ascoltano – ci ha detto papa Francesco – Io ho sempre parlato con mio figlio - puntualizza Aurora - Lo vedo, in questo momento, in una posizione più alta rispetto alla mia, è con il Signore».
Le mamme, e questo Aurora ci tiene a specificarlo, scelgono di propria volontà di entrare nel gruppo, di aprirsi e di raccontarsi, investendo quelle famose «monete che il Signore ci ha dato». È tramite i nuovi mezzi di comunicazione, inoltre, che i Figli della Luce hanno potuto mantenere un contatto, seppur virtuale, anche nei mesi del lockdown di marzo e durante questo periodo di pandemia che stiamo vivendo. Videoconferenze, chat, fotografie, messaggi vocali, sono i nuovi abbracci, i nuovi baci, le nuove strette di mano, che con l’aggiunta della messa in presenza del mercoledì, arricchiscono il gruppo, aperto a tutte le mamme di ogni provenienza geografica, di religione o etnia diverse. «Si prende dal gruppo la forza, il fatto di avere un luogo dove piangere e dove parlare – sempre parole di Aurora - In questo momento manca il contatto fisico, ma esiste quello telefonico e del web. Solitamente, per il Natale organizzavamo ogni anno una festicciola e cercavamo insieme di trovare un po’ di sollievo in un periodo difficile per noi mamme. Festeggiare la nascita di Gesù, però, ci dà coraggio. Ci sono mamme che purtroppo non sono venute ancora fuori dal lutto: i primi tempi, subivamo questo come una sconfitta, ma poi abbiamo imparato che la rinascita è solo una possibilità che Dio ci dà. Di contro, molte mamme che sono rimaste bloccate nel dolore per anni, con noi hanno ritrovato la forza di reagire. Anche quest’anno tenteremo, nei limiti delle regole, di stare vicine», conclude Aurora D’Ermenegildo; per lei non bisogna mai mettere fine alla Provvidenza.

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