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"Le manifestazioni in piazza e sui social esprimono un malessere diffuso": la scuola come priorità nelle scelte governative

Covid, «in aula a singhiozzo»: lo sguardo di un docente

di Francesca Crisarà 21/01/2021

Gennaio: per le scuole è il mese dell'orientamento, delle scelte, della proiezione nel futuro. Come ogni anno le commissioni create ad hoc si attivano, organizzano incontri, espongono percorsi,  curvature, specificità. Come ogni anno? Sì, la Scuola che resiste lo sta facendo, insieme alle lezioni a distanza, alle riunioni a distanza, agli incontri con i genitori su piattaforma, alle assemblee degli studenti articolate in commissioni e comitati. Tutto, si sta facendo proprio tutto a distanza. Pensando sempre che tra qualche giorno finirà, forse dopo Natale, forse a metà gennaio, forse per Carnevale. L'asticella viene spostata in avanti e la scuola fa il suo riscaldamento atletico pe continuare la corsa, tappa dopo tappa, macinando distanze temporali nella bolla della distanza spaziale, ogni volta accantonando gli sforzi  messi in campo per ripartire in modo sicuro, ogni volta ricacciando indietro la delusione amara del rientro fatto sognare e, al penultimo secondo prima del traguardo, rinviato. La Scuola non è un corpo a sé ma parte integrante di una società che deve scegliere le proprie priorità: è davvero importante il sistema educativo? Allora occorre metterlo in sicurezza (occorreva già da un po') con azioni decise e coordinate e non con la ponziopilatesca chiusura quasi ad oltranza, azioni che affrontino la questione nella sua complessità mettendo sempre in primo piano il percorso/processo educativo. Sono momenti difficili, questi,  in cui la nuova impennata della curva dei contagi non può che ratificare la necessaria chiusura, ora, in questo momento. Ma le manifestazioni  in piazza e sui social esprimono un malessere diffuso che non può essere semplicemente derubricato ad incoscienza di adulti e ragazzi, scalpitanti perché desiderosi di rientrare in presenza. L'incertezza dei tempi, accentuata dalle continue ed altalenanti indicazioni, proietta uno scenario di vita più che liquido a cui non sempre e non tutti riescono a reagire con equilibrio. Ecco perché è bene che alle dichiarazioni della priorità che la Scuola ha nell'agenda governativa  nazionale e regionale  si facciano velocemente seguire azioni efficaci di sistema (trasporti, vaccinazioni): velocemente ed in modo integrato. Ma torniamo lì da dove è partita la nostra divagazione, all'orientamento delle scelte future, alla storia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che stanno lanciando se stessi  oltre la distanza, oltre uno schermo. Come coloro che li hanno preceduti negli anni, hanno diritto di scegliere un percorso di studi  immaginandosi  in un determinato spazio, in un certo cortile, in quella palestra, in quei laboratori, nelle aule che al momento possono ammirare solo nei video che le Scuole hanno approntato. Hanno diritto di credere che il tempo sospeso finirà ed il futuro che stanno progettando ha buone chance per diventare realtà. Agli adulti (responsabili della politica scolastica ed educatori) il dovere improcastinabile di mettere sulle proprie spalle i giovanissimi affinché possano guardare oltre il muro: «Ci siete, ragazzi? Io ci sono». Sempre.

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