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Recovery. Risorse straordinarie, la Calabria non può sbagliare

Come ridurre la disparità in atto tra Nord e Sud? Gestendo bene i fondi in arrivo. L'opinione di Francesco Riccardi (Avvenire)

di Francesco Riccardi 05/02/2021

Se si esaminano i dati di flusso delle attivazioni di contratti di lavoro si nota come la Calabria sia tra le regioni italiane che lo scorso anno meno hanno sofferto la mancata creazione di posti di lavoro. Le assunzioni, secondo il monitoraggio di Bankitalia e Ministero del lavoro, sono addirittura cresciute del 3% nella provincia di Catanzaro, rimaste invariate in quella di Reggio Calabria e diminuite in maniera significativa solo nel territorio di Crotone (-4%). E questo a fronte di un Nord tutto pesantemente in rosso, con Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Trentino Alto Adige che, da sole, hanno accumulato oltre i due terzi delle mancate attivazioni totali di contratti.

Bene, allora, verrebbe da pensare. In realtà, si tratta di una sorta di illusione ottica. Perché certo la Calabria e in generale il Sud hanno patito in misura minore gli effetti del contagio da Coronavirus nella prima ondata (salvo poi trovarsi in emergenza nella seconda). E i danni della chiusura (forse in parte ingiustificata) di oltre il 60% delle attività produttive nel primo lockdown di marzo hanno potuto essere almeno parzialmente recuperati durante la scorsa estate. Ciò che però più conta sono i deficit strutturali di cui la Calabria soffre. Con il secondo peggior tasso di occupazione in Italia (36,5%), il triste primato della fuga di giovani dalla regione e addirittura l’ottavo posto fra tutti i territori d’Europa per rischio di cadere in povertà (32% contro il 16% di media Ue). Una regione che nell’ultimo decennio ha perso il 20% di Prodotto interno lordo, ha registrato un ulteriore meno 9% nel 2020 e per il prossimo anno, stima la Svimez, non risalirà se non di un marginale +0,6%.

Quali possono essere allora gli interventi per accendere qualche parziale luce in questo quadro a tinte assai fosche? Sul fronte degli ammortizzatori sociali, l’attuale governo appare intenzionato a prolungare ulteriormente la Cassa integrazione Covid e a confermare il blocco dei licenziamenti quantomeno per i settori più colpiti dalla crisi. Ma questa sorta di “coma artificiale” indotto oggi per il comparto produttivo non potrà essere prolungato all’infinito. Perquando il “paziente” verrà risvegliato, e reagirà assestandosi con decine di migliaia di licenziamenti, occorrerà aver individuatole terapie di intervento più adatte non solo per la tutela dei redditi dei nuovi disoccupati,ma per la loro presa in carico e l’auspicabilericollocazione. Perciò sarà decisivo il temadelle politiche attive

del lavoro, evocate anche nel Recovery plan messo a punto dall’esecutivo. L’investimento previsto è notevole - 12,6 miliardi nei prossimi 5 anni ma ancora più importante sarà uscire dalla genericità e progettare un’efficace rete di servizi per il lavoro che veda impegnati insieme pubblico, privato e privato sociale.

Fondamentale resta comunque lo stimolo alla crescita economica. E qui vengono certamente in aiuto gli enormi investimenti previsti dal piano Next Generation Eu. Non solo per quanto riguarda la dotazione di infrastrutture - come ad esempio i 3 miliardi previsti per il completamento della Statale ionica Reggio Calabria-Taranto e i 4,1 miliardi per la coesione territoriale - quanto ancor più per gli interventi innovativi di transizione ecologica in tutti i segmenti dell’economia: dall’agricoltura alla trasformazione, alla produzione di energia. Un’occasione davvero eccezionale anche per la Calabria che non può essere sprecata.

Questo è probabilmente il nodo fondamentale da affrontare.

Storicamente la Calabria è tra le regioni che peggio hanno gestito i fondi europei di sviluppo già esistenti, non facendoli fruttare, impedendo così alla popolazione di godere dei benefici della loro ricaduta in termini di lavoro e sviluppo.

Una dispersione di risorse, uno spreco, dovuto in parte ad incapacità amministrativa e in parte, purtroppo, all’azione della criminalità organizzata, capace di infiltrare e condizionare anche la politica. Con le prossime elezioni, allora, i calabresi hanno la possibilità e la responsabilità, scegliendo amministratori onesti e capaci, di fare la differenza tra un passato di progressivo degrado e un futuro di sviluppo.

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