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La suora colombiana Gloria Cecilia Narváez Argoty negli ultimi quattro anni è stata nel deserto, alternandosi tra 33 campi dei jihadisti

A 4 anni dal rapimento, la Chiesa prega ancora per suor Narvaez

di Redazione Web 08/02/2021

«La Chiesa cattolica in Mali continua a pregare e a mobilitarsi per ottenere la liberazione della suora colombiana Gloria Cecilia Narváez Argoty, da quattro anni in mano ai suoi sequestratori jihadisti legati ad Al-Qaeda». Lo ha affermato, in un colloquio con la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), padre Alexandre Denou, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali. Buone notizie di Suor Gloria erano pervenute nell'ottobre 2020 a seguito della liberazione di Sophie Pétronin, medico francese 75enne, sua compagna di prigionia, il cui rilascio aveva riacceso la speranza di una imminente liberazione. Padre Denou ha anche ringraziato ACS per l’interesse mostrato per la suora colombiana, membro della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, rapita nella missione di Karangasso.
Suor Rosa Julia Ibarra, religiosa della stessa Congregazione, in occasione di un evento organizzato nel novembre scorso da ACS a Bogotà, ha dichiarato: «È un momento difficile, è doloroso sapere suor Gloria ancora prigioniera e in condizioni di salute malferme, lei che ha sempre mostrato sollecitudine per la Chiesa e per la causa dei poveri. Negli ultimi quattro anni è stata nel deserto, alternandosi tra 33 campi dei jihadisti. Vi chiedo di pregare per suor Gloria e per tutti i cattolici rapiti, per i credenti e i non credenti. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per continuare a dar loro voce».
Dopo il video diffuso come "prova di vita" dai suoi rapitori nel settembre 2018, le ultime notizie della suora colombiana risalgono alla data della liberazione di Sophie Prétonin, che, durante la conferenza stampa all'aeroporto militare Villacoublay di Parigi, aveva parlato di suor Gloria preannunciandone la liberazione per le prime ore del 5 ottobre 2020, chiedendo con insistenza di fare urgentemente qualcosa per le sue precarie condizioni di salute.
Prima del rapimento, avvenuto il 7 febbraio del 2017 ad opera del Fronte di Sostegno all'Islam e ai Musulmani (SGIM), Suor Gloria aveva promosso a Karangasso, territorio devastato dalla discriminazione e dalla povertà, in cui solo una minoranza della popolazione è cattolica, un progetto di alfabetizzazione e di promozione delle donne, che vedeva la partecipazione di 500 cristiane e musulmane. Si prendeva inoltre cura di circa 30 bambini in un orfanotrofio e dei malati.
«Abbiamo perso una donna dinamica, impegnata sia nell’apostolato che nel sociale, e l'ha persa anche la comunità di Karangasso, dove operava. Nel 2015 ho avuto l'opportunità di conoscere il lavoro che svolgeva, - ha affermato suor Rosa Julia Ibarra - avere un cristiano rapito per la sua fede è una ferita per la Chiesa e per ogni battezzato. Credo sia tempo di alzare la voce per la liberazione di suor Gloria».

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