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Cultura in stand-by. Questo settore è tra i più colpiti dalle chiusure imposte dalla pandemia

Beni culturali, Mantella: «Investire sui giovani meridionali»

di Federico Minniti 12/02/2021

Cultura in stand-by. Questo settore è tra i più colpiti dalle chiusure imposte dalla pandemia. Ne abbiamo parlato col restauratore calabrese Giuseppe Mantella.

Beni culturali e pandemia. Quali sono stati i risvolti del coronavirus per il vostro settore?

Un vero disastro. Chiusura, cassa integrazione, difficoltà economiche, responsabilità nei confronti dei collaboratori e dei colleghi, tasse da pagare rimandate - ma per le quali presto ci chiederanno il conto - ed in molti casi se non si arriverà ad una soluzione saremo in grande difficoltà. Ma anche un momento di grande riflessione, un nuovo approccio alla vita dei musei, un nuovo modo di comunicare di incontrarsi , di condividere.

Su che opera di restauro è impegnato in questo momento? Ci sono dei cantieri “bloccati” a causa Covid-19?

Si vede una luce in fondo al tunnel. A marzo, ad inizio pandemia, eravamo appena arrivati all’estero - occupandoci del restauro di uno straordinario “Mattia Preti” - ci è toccata la doppia quarantena. Da allora tutto bloccato per motivi di sicurezza. Avevamo iniziato il restauro con cantiere aperto al pubblico della celeberrima “Testa del Filosofo” al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: anche qui tutto bloccato da marzo, ma finalmente i musei stanno riaprendo.Inoltre, a breve aprirà un altro cantiere che al pensiero ci fa tremare i polsi: il restauro della Cappella Cornaro con l’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini. Infine, abbiamo ricominciato dopo un blocco durato quasi un anno il restauro dei dipinti murali delle Catacombe ebraiche di Villa Torlonia a Roma. Ma soprattutto si riparte con progetti, idee per valorizzare e far conoscere il patrimonio nascosto e poco conosciuto della nostra Calabria.

Secondo lei, che tipi di investimento necessitano i beni culturali nel nostro Paese?

Siamo ormai quasi arrivati ad un punto di non ritorno. Gli uffici delle Soprintendenzesono ormai quasi tutti vuoti, ma non per pandemia ma perché quasi tutto il personale è in pensione e non ci sono state nuove assunzioni. In Italia non si investe quantonecessario per la tutela dell’immenso patrimonio, ma non possiamo neanche dire che manchino gli investimenti. Il problemavero è la estrema burocratizzazione del sistema appalti per esempio. Dal finanziamento di un progetto alla suarealizzazione passano purtroppo anche molti anni, tra gare , ricorsi, aggiornamenti, perizie, un vero incubo. Dobbiamo investire nei giovani, assumerli, riempire di nuova linfa vitale gli uffici e fare in modo che possano essere le sentinelle del nostro territorio, nella quotidianità, il controllo del territorio è fondamentale per la tutela.

Come si può valorizzare, al meglio, il patrimonio artistico-culturale della Chiesa calabrese?

Facendo squadra, siamo i detentori di un immenso patrimonio, ma non sappiamo o non vogliamo mettterlo in rete, condividerlo, si lavora spesso a compartimenti stagni. Ogni tanto un barlume di unità di intenti, ma spesso a parole, non con i fatti. Quello che ci ha insegnato la pandemia è che possiamo condividere molto spesso, idee progetti, manifestazioni, in rete, dimezzando tempi e pastoie burocratiche. Penso che per valorizzare al meglio il nostro patrimonio sia necessario smetterla di pensare che ognuno di noi deve dimostrare di essere più bravo dell’altro. Professionità (che non manca), amore per la nostra terra (non manca), reale condivisone progettuale ed esecutiva (quella si che manca). Solo insieme riusciremo a tutelare, valorizzare e condividere il nostro patrimonio.

In Italia si può vivere di cultura. Ci può raccontare la sua esperienza di vita?

Le rispondo con estrema convinzione a questa domanda: Sì in Italia si può assolutamente vivere di cultura. La nostra è una società ormai in estrema competizione, dove non basta essere preparati, contano le esperienze quanto già si riesce a costruire professionalmente durante il percorso di studio - conta mettersi in gioco quotidianamente, saper lavorare in squadra, e soprattutto essere curiosi di tutto quello che ti circonda. Conta non sentirsi mai arrivati, conta non considerare le persone che ti circondano delle minacce, conta affrontare il quotidiano avendo la consapevolezza che possiamo lasciare un segno, un seme del nostro breve passaggio in questa terra. La mia una vita normalissima, cresci in Calabria, emigri per studiare, cerchi di occupare uno spazio che ti piace in questo mondo. Il privilegio di far coincidere il tuo lavoro con ciò in cui credi e che ti fa svegliare la mattina contento di iniziare la giornata. Proprio due mesi fa la mia famiglia è stata oggetto di due attentati vandalici, ci hanno incendiato due macchine. Se decidi di rimanere in Calabria ed amare la tua terra devi fare i conti anche con questo, con la consapevolezza che ognuno di noi deve essere la goccia che scava la pietra e contribuisce al cambiamento nonostante un deserto istituzionale sempre più assordante.

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