accedi | registrati | 26-2-2021

Il direttore della Caritas diocesana, don Antonino Pangallo: "Il percorso da seguire, riconoscere il valore delle risorse sociali di ispirazione cristiana"

Caritas, come contribuire al processo sinodale

di Antonino Pangallo 16/02/2021

Colpiscono le parole del teologo Lorizio: «Il messaggio lanciato da papa Francesco sabato 30 gennaio nell'incontro con l’ufficio della Conferenza episcopale italiana per la Catechesi, ha l’aria di un ultimatum, soprattutto per la sua espressione finale: "Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare"».
Come accogliere tale ‘ultimatum’ a partire dall’essere e vivere l’esperienza Caritas? Come la Caritas può contribuire alla vita ecclesiale e a tale processo sinodale? Come prendere coscienza che il cammino di carità è un cammino di tutta la Chiesa e con tutta la Chiesa? Come rileggere i cinquant’anni di storia, non ripiegati su una rilettura nostalgica del passato ma capaci di intravedere le strade di futuro?
A queste domande vorrei cercare di tentare di dare qualche risposta, a partire dalla concretezza del servizio di prossimità. Il servizio ai poveri fa della Caritas un ambiente di vita nel quale le relazioni di cura divengono prioritarie. L’incontro con l’altro e le sue povertà è l’ambiente vitale nel quale si gioca la centralità della relazione. Chiaramente è necessario che tale approccio non sia caratterizzato né da indifferenza, né da atteggiamenti assistenzialistici, centrati sui servizi offerti, sulle cose da dare più che ad incrociare la vita della persona. Oggi il rischio è rimanere nella pura sfera assistenzialistica o organizzativa. La pandemia, con l’aumento delle richieste e delle responsabilità, ha acuito tale tendenza. C’è da chiedersi quante comunità si siano dotate di figure pastorali capaci di animare ed educare attraverso il condividere.
Eppure, in questa situazione, è tempo di ascoltare ciò che proviene dalla base ecclesiale impegnata nel volontariato ed in tante esperienze di prossimità.  È tempo di ascoltare la voce di tanti enti di ispirazione ecclesiale che in questi decenni stanno scrivendo storie di accoglienza e di accompagnamento di tante solitudini. Credo che tale ricchezza di risorse sociali di ispirazione cristiana abbia tanto da dire e da dare ad una Chiesa italiana che voglia davvero mettersi in cammino sinodale. È opportuno ritornare su questi temi creando spazi e luoghi di discernimento comunitario, affinché non si rimanga bloccati, facendo della necessità del distanziamento fisico un pretesto per benedire il distanziamento umano e ecclesiale.
Il discernimento comunitario che può venire da tutti gli attori coinvolti nella promozione umana, può divenire un piccolo tassello del percorso ripreso dal Card. Bassetti su queste pagine lo scorso 3 febbraio: «Quindi tornare a Firenze non è un cammino a ritroso... A Firenze c’è stata l’intuizione: non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo soffocarla o tradirla. È vero: sono passati cinque anni. Forse, come spesso succede nella vita, gli avvenimenti ci hanno travolto – e l’attuale emergenza sanitaria, in tal senso, insegna tantissimo –, ma adesso è tempo di avviare questo processo dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, con il coinvolgimento di tutto il popolo di Dio e, in particolare, dei laici. Ce lo domanda questo momento storico particolare, in cui ci troviamo disorientati davanti alle tante fratture acuite dal coronavirus. Eppure non siamo immobili. Almeno, stiamo cercando di non esserlo».
In Caritas, con gli amici della direzione, ci stiamo interrogando su come poter contribuire concretamente a tale processo e vorremmo che i prossimi mesi potessero essere un laboratorio dal basso. In questa direzione, il percorso avviato verso il Convegno regionale delle Chiese calabresi sembra una strada da percorrere senza tentennamenti.
Gianfranco Brunelli ha scritto: «Il tema della Chiesa forma della carità conosce in questi giorni duri uno sviluppo necessario. Gesù ha annunciato il Regno sia contrastando gli idoli, sia stando in mezzo alla gente "come colui che serve". Non ha concepito la sua natura divina come una rapina dell’umano. Senza questa coscienza di sé, della sua dignità, della sua missione, la Chiesa italiana non può sfuggire alla trappola mondana, fatta di situazioni di convenienza, di circuiti relazionali amicali, di attrazione verso i potenti».

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