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Giuseppe Piromalli: "Il Governo ci ascolti!", a tu per tu con chi affronta i problemi che il virus ha provocato. La cultura, anche a Reggio Calabria, è in standby

Covid: «Chi pensa a noi?», la parola all'artista

di Tatiana Muraca 18/02/2021

La situazione epidemiologica sempre stia offrendo scenari di miglioramento in tutto il Paese, lasciando intravedere uno spiraglio di luce e speranza per la ripresa della vita e delle attività. Il Covid-19 ha messo in ginocchio non solo il sistema sanitario mondiale, ma anche quello produttivo, anche se è indubbio che alcuni settori sono stati più colpiti di altri. L’intero comparto dello spettacolo, ad esempio, è fermo da ormai un anno sia nella programmazione che nella gestione degli eventi dal vivo. Teatri e cinema chiusi hanno comportato mesi e mesi di crisi per tutta la filiera che ruota intorno alla realtà dello spettacolo. Anche a Reggio Calabria, le porte del Teatro “Francesco Cilea” sono sbarrate ormai da tempo. Di questo, ne è molto preoccupato Giuseppe Piromalli, direttore artistico dell’Officina dell’arte, compagnia nella quale è anche attore di punta, che ci parla della situazione dopo un anno dall’ultimo spettacolo messo in scena al Cilea. «Ancora non si è mosso nulla», ci dice Piromalli mostrandosi seriamene in pensiero soprattutto per la mancanza di programmazione. «Era stata paventata la possibilità di fare gli spettacoli in teatro con un massimo di 200 posti a sedere, ma in una sala come la nostra con circa 900 postazioni, la ricaduta economica è grave. In più, soprattutto in inverno, la gente ha paura di assembrarsi nei luoghi pubblici, malgrado la voglia che si percepisce in giro di tornare alla normalità». Gli artisti, dunque, si ritrovano a combattere una doppia battaglia, quella contro il virus che ostacola la ripresa del settore e quella prettamente culturale, fatta di persone che si devono riabituare a vivere e a frequentare nuovamente i luoghi pubblici senza timore. «Io sono pronto, così come lo ero quest’estate e come lo sarò nella prossima stagione estiva, se ci daranno la possibilità di lavorare. Lo sono io come Officina dell’arte e lo sono altre compagnie di Italia con cui mi tengo in contatto – continua Giuseppe Piromalli – Quello che manca è il programma per l’aggressione al virus: diteci che protocolli seguire!», è l’appello di Piromalli, che come tanti altri artisti si è unito alle richieste di aiuto lanciate al Governo «ad ora rimaste pressoché inascoltate». Dubbi ed incertezze sul da farsi, che mettono a repentaglio ogni qualsivoglia iniziativa di preparazione e gestione di uno spettacolo, in quanto «se non ci fanno capire come poter riaprire e quali sono le misure di sicurezza da adottare, noi non possiamo attrezzarci nel contattare gli artisti e nel decidere che tipo di spettacolo mettere in scena. Io non voglio addossare colpe a nessuno – aggiunge Piromalli – so che la situazione è complicata e siamo in balìa degli eventi, ma una cosa è anche certa: si è parlato di tutto in questi mesi, tranne che dei teatri. Riapriremo solo quando il virus non ci sarà più?». Dei ristori Giuseppe Piromalli dichiara esplicitamente di non farsene nulla; quello che i lavoratori del mondo dello spettacolo chiedono è di tornare sul palco, di poter riallacciare quel rapporto di fiducia instaurato con il pubblico, che anche a Reggio Calabria si era nuovamente abituato a frequentare il teatro, a vivere la cultura. «Io non abbandono i miei abbonati, ma il Governo ci deve dare una mano».

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