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«La maggior parte dei dipendenti è onesta e lavora»

«Non ci sono solo i fannulloni»

di Redazione Web 16/03/2017

di Pino Criserà * - Anche se nel nostro Paese la televisione e la carta stampata puntano spesso la loro attenzione mediatica sui dipendenti del pubblico impiego etichettandoli, in modo generalizzato e frettoloso, come menefreghisti e fannulloni, questi giudizi rappresentano, secondo il mio punto di vista, un modo superficiale e ingiusto di valutare le cose, tenuto conto che la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici giornalmente lavora con impegno e onestà. Ecco perché, esternare giudizi generalizzati nei confronti dei dipendenti del pubblico impiego, diventa ingeneroso poichè non rende giustizia al lavoro difficile e complicato che viene svolto giornalmente. Se da un lato le normative intervenute nel corso degli ultimi anni richiedono e pretendono che il dipendente dimostri un’elevata capacità di destreggiarsi con le articolate e complicate procedure amministrative, dall’altro, bisogna anche dire, che la professionalità dimostrata dai dipendenti nella Pubblica Amministrazione spesso non è sufficientemente valutata. Se a questi aspetti associamo pure la mancanza di adeguati incentivi diretti a valorizzare le capacità professionali di ogni dipendente; le difficoltà, come spesso capita, di utilizzare apparati informatici datati e obsoleti che impediscono di portare avanti con celerità il lavoro e le condizioni di sicurezza all’interno del posto di lavoro che pure questi spesso lasciano a desiderare, l’attenzione mediatica dovrebbe invece essere orientata ad apprezzare il lavoro svolto dai medesimi dipendenti i quali, nonostante i problemi, consentono alla complessa macchina burocratica di un qualsivoglia Ente pubblico di funzionare lo stesso. Se a tutto questo associamo ancora le non rare situazioni in cui alcuni dirigenti, per premiare qualche dipendente, utilizzano le tanto discutibili nomine di natura “fiduciaria”, quando addirittura non entra in gioco la simpatia o l’antipatia, si può facilmente capire che le condizioni di disagio e di insoddisfazione dei dipendenti aumentano a dismisura. Di questo, inspiegabilmente, non si parla mai e non bisogna essere dei comportamentisti per comprendere che queste situazioni compromettono e condizionano pesantemente sia l’attività lavorativa del singolo dipendente sia l’affermazione di necessarie dinamiche gruppali. Quello che – invece – all’interno della P.A. continua a caratterizzarsi come un elemento di debolezza è rappresentato dalla valutazione delle performance dei dipendenti. L’opinione piuttosto diffusa che da questa specifica questione viene fuori è che la valutazione individuale del dipendente ha creato più problemi rispetto a quelli che ha risolto. A questo importante strumento di valutazione bisognerebbe dare invece un significato meno formale e meno burocratico poiché se la valutazione del dipendente viene realizzata tenendo in considerazione criteri basati sulle effettive qualità e capacità professionali, questo metodo di lavoro potrà sicuramente trasformarsi in una autentica occasione per motivare e incentivare sia la crescita personale e professionale di ogni singolo dipendente sia per migliorare l’organizzazione burocratica all’interno della Pubblica amministrazione.

* funzionario Pubblica amministrazione

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