accedi | registrati | 26-2-2021

Promossi dal Dott. Carmelo Maria Musarella, ricercatore e docente di Biologia Vegetale e di Botanica Ambientale

Agraria, concluso iI ciclo di Lezioni Aperte di Biologia Vegetale

di Redazione Web 23/02/2021

Il 11 e il 18 febbraio 2021 si sono svolti gli ultimi due incontri on-line del “II ciclo di Lezioni Aperte di Biologia Vegetale” promossi dal Dott. Carmelo Maria Musarella, ricercatore e docente di Biologia Vegetale e di Botanica Ambientale presso il Dipartimento di Agraria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Giovedi 11 Febbraio si è tenuta la lezione dal titolo “Quercus suber L. woodlands of Portugal: ecology, diversity, priorities for biodiversity conservation and ecosystem services” è stata tenuta in lingua inglese dal Prof. Ricardo Quinto Canas, Professore assistente invitato presso la Facoltà di Scienze e Tecnologia e membro del Centro di Scienze Marine (CCMAR) dell'Università dell'Algarve in Portogallo. Il relatore, con trasporto e competenza, ha tenuto incollati allo schermo i partecipanti per oltre un’ora, affrontando il tema delle sugherete e del sughero in maniera brillante e agevole per gli studenti e per tutto il vasto pubblico che ha partecipato all’incontro. I boschi di sughera sono habitat importanti, tutelati dall’Unione Europea (Habitat 9330 della Direttiva 92/43/CEE) e riconosciuti come fonte primaria di benessere ecologico ed economico per le popolazioni che li sanno sfruttare in maniera sostenibile. Il Portogallo è il primo produttore mondiale di sughero e ha saputo avviare diverse politiche a sostegno della sua filiera, dalla coltivazione delle piante all’estrazione (decortica) di questa importante materia prima vegetale dai molteplici utilizzi, fino alla sua commercializzazione in diverse forme.

E’ stato evidenziato il valore ecologico delle sugherete e quanto queste risultino importanti per la conservazione della biodiversità vegetale e animale. Infatti, si stima che in 1 ettaro di sughereta siano presenti circa 1.350 specie vegetali diverse, molte delle quali fortemente a rischio e strettamente vincolate all’habitat sopracitato; i dati dimostrano, inoltre, che il 95% dei mammiferi presenti in Portogallo trova rifugio nei boschi di sughera. Risulta, quindi, fondamentale proteggere la specie più importante, la sughera (Quercus suber L.), per proteggere tutte le altre ad essa strettamente correlate. Il Prof. Quinto Canas ha, inoltre, sottolineato l’importanza di questi habitat presenti anche nel nostro paese, Calabria compresa, come importante strumento per l’assorbimento di CO2, il biossido di carbonio. È stato stimato, infatti, che 1 tonnellata di sughero sequestra dalle 0,95 alle 1,23 tonnellate di CO2 all’anno. Quest’ultimo è il più pericoloso gas serra, corresponsabile del surriscaldamento globale, che viene immesso di continuo nell’atmosfera a causa, tra l’altro, dell’eccessivo utilizzo della climatizzazione in ambiente domestico. Infatti, sia per riscaldare, sia per raffreddare gli ambienti di casa vengono emesse ogni anno tonnellate di biossido di carbonio. Usare il sughero come isolante termico nell’edilizia non solo consente di ridurre le eccessive emissioni di gas, ma consente anche di assorbirne sempre di più dall’atmosfera grazie allo stimolo determinato dalla decortica dell’albero che deve, così, produrre nuovo sughero: una fonte rinnovabile di materia prima per eccellenza!

Giovedì 18 febbraio 2021 si è svolto il terzo ed ultimo appuntamento del 2° ciclo di Lezioni Aperte di Biologia Vegetale, È stato il Prof. Riccardo Guarino, Ricercatore e docente di Strategie adattative delle piante e Biologia e conservazione delle piante e degli ecosistemi mediterranei presso l’Università degli Studi di Palermo, a catturare il pubblico con la conferenza dal titolo "Piante, uomini, paesaggi”.
L’incontro ha avuto come tema portante la vita vegetale, che è radicalmente legata a luoghi diversi e conseguentemente collegata all’uomo. Sebbene al giorno d’oggi raramente vi si presti attenzione, il nostro legame con la vita vegetale è ancestrale e profondo, un legame indissolubile. Le piante nel corso dei millenni si sono adattate in vario modo alle caratteristiche dei luoghi a cui sono vincolate, al punto da divenire gli indicatori più analitici e manifesti di paesaggi diversi e, talora, della storia umana che vi si è avvicendata. L’uomo ha iniziato a modificare il paesaggio, a proprio vantaggio, circa 80.000 anni fa, rispettando per millenni equilibri e tempi della natura. L’evoluzione tecnologica avvenuta dal secondo dopo guerra ha apportato fondamentali cambiamenti nella fisionomia dei paesaggi e nella loro abitabilità, a causa del turismo, dell’abbandono delle pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali, e per “l’intensivizzazione” degli appezzamenti agricoli residui il paesaggio è diventato un elemento da sfruttare al fine di massimizzare la produzione ed il tornaconto. L’uomo si è co-evoluto con il paesaggio, partendo da una condizione di cacciatore-raccoglitore e arrivando poi ad una condizione di consumatore, che però consumava prodotti agricoli integrati da una sostanziale quantità di alimenti prelevati ancora come si faceva un tempo, attraverso la raccolta. L’uomo si è evoluto in condizioni molto diverse da quelle in cui ci ha trasformato negli ultimi decenni la “civiltà globalizzata” del massimo guadagno e dei tempi veloci. Da consumatori dei prodotti della terra, siamo diventati consumatori nel senso merceologico, viviamo e creiamo così un contesto dove siamo vittime e artefici e dal quale vogliamo fuggire.

In fine il relatore ha sottolineato come nessuno di noi sia più in grado di vivere nelle condizioni in cui vivevano i nostri antenati e che la vera sfida per il futuro è quella, non di ritornare a un passato “edenico” idealizzato, ma di utilizzare tutti gli strumenti delle tecnologie moderne per “deglobalizzarsi”, per rendere nuovamente desiderabile la vita in una dimensione rurale, che non è più fatta di isolamento, perché ora abbiamo tutti gli strumenti necessari per mantenerci in contatto anche se siamo fisicamente isolati. La vera sfida per il futuro è il recuperare le aree interne, ma soprattutto il reimpossessarci dell’idea di benessere che ha contraddistinto 12.000 anni di civiltà umana, ispirata all’equilibrio stazionario, che raggiungono in modo intrinseco gli ecosistemi naturali, l’importanza di studiare questi ultimi e le dinamiche ad essi correlate diventa quindi la base per capire la vera e profonda natura umana e l’esigenza di uno sviluppo culturale, tecnologico e sociale sostenibile.


Carlo Taranto
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Agraria
Università Mediterranea Reggio Calabria

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