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L’incredulità, presto, ha lasciato spazio alla paura. La Chiesa si è mostrata pronta. Una costante parola di speranza accanto all’attenzione verso chi era nella prova

Un anno di Covid. Ancorati alla fede nell’agorà digitale

di Redazione Web 03/03/2021

È innegabile: il coronavirus ha colto tutti di sorpresa. Le prime restrizioni - durissime - hanno sospeso la vita degli italiani. Ad accompagnarli, dallo stato d’animo incredulo a quello timoroso, ci ha pensato la fede mediata dalla Chiesa. L’era-Covid certamente, se da un lato segna un fortissimo ritorno alla spiritualità individuale e familiare, dall’altra avvia una stagione ormai ineludibile anche per le istituzioni ecclesiastiche: lo sbarco massiccio nel mondo digitale. Se in queste ore, si sta vivendo lo sbarco su Marte della sonda Perseverance, circa un anno fa gli schermi dei nostri smartphone hanno visto moltiplicarsi la presenza di vescovi, sacerdoti, consacrate e consacrati alle prese con un’attività pastorale insolita.

Tra i primi, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha voluto raggiungere i fedeli reggini nelle loro case nel momento in cui tutto era fermo, sospeso, senza una reale risposta alle mille domande. Lo ha fatto con semplicità tornando a recitare quotidianamente il Santo Rosario; collegandosi con costanza per la celebrazione dei riti e portando, ogni giorno, la Parola di Dio alle famiglie, ai ragazzi, agli anziani.

Momenti emozionanti che, probabilmente, non dimenticheremo mai. Come la spesa a domicilio, il mondo visto dai balconi e la costante di una preghiera insistente per salvare il mondo intero. È stato vissuto così un anno liturgico che, adesso, “ripassa dal via”. Dalla Quaresima 2020 a quella del 2021.

Per fortuna, però, da maggio le chiese sono state riaperte accogliendo di nuovo i propri fedeli. Così come il catechismo tornato ad essere in presenza. Piccole abitudini che avevamo perso e che, adesso, abbiamo riacquisito.

Seppure lo spauracchio di una “fase 3” sembra essere dietro l’angolo. Ciò che resterà, accanto alle carezze e agli abbracci mancati, è una rivalutazione (in positivo) dei nuovi mezzi di comunicazione. Non è un caso, infatti, che l’arcivescovo Morosini - seppur in “zona gialla” - abbia deciso di continuare ad esplorare i meandri del web avventurandosi nella catechesi digitale sfruttando una delle ultime applicazioni di Facebook, cioè le stanze virtuali.

Sono mancate tante cose durante il 2020. In primis, il poter vivere - come da tradizione - le processioni. E su tutte, quella della Madonna della Consolazione, patrona di Reggio Calabria. In quel caso, probabilmente, è uscito fuori anche il peggio del web, con un disordine dettato da parole fuori luogo che, però, non hanno scalfito la coraggiosa coerenza della comunità diocesana aggrappata alla sua Avvocata e accondiscendente alle scelte soffertissime del suo arcivescovo.

Resterà tanto di questo anno di Covid. Tutti abbiamo chiaro che la comunità va vissuta in presenza, però, il coronavirus ci lascia in dote uno strumento di evangelizzazione in più.

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