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In conclusione l'appello per la pace in Myanmar e la «liberazione dei diversi leader politici incarcerati»

Papa, udienza: «la vicinanza di Dio ci apre il dialogo con lui»

di Redazione Web 03/03/2021

“Gesù ci ha rivelato l’identità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico e dedicata alla preghiera trinitaria, che grazie a Gesù “ci spalanca alla Trinità, al Padre, al Figlio e allo Spirito, al mare immenso di Dio Amore”.

“È stato lui a far questo”, ha rimarcato Francesco ancora a braccio: “ci ha aperto questo rapporto tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È Gesù ad averci aperto il Cielo e proiettati nella relazione con Dio. È ciò che afferma l’apostolo Giovanni, a conclusione del prologo del suo Vangelo: ‘Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”. “Noi davvero non sapevamo come si potesse pregare”, ha fatto notare il Papa: “quali parole, quali sentimenti e quali linguaggi fossero appropriati per Dio. In quella richiesta rivolta dai discepoli al Maestro, che spesso abbiamo ricordato nel corso di queste catechesi, c’è tutto il brancolamento dell’uomo, i suoi ripetuti tentativi, spesso falliti, di rivolgersi al Creatore: ‘Signore, insegnaci a pregare’”.

Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi zoppichiamo con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è una porta che ci apre a questo dialogo con Dio”. “Non tutte le preghiere sono uguali, e non tutte sono convenienti”, ha ricordato Francesco: “la Bibbia stessa ci attesta il cattivo esito di tante preghiere, che vengono respinte. Forse Dio a volte non è contento delle nostre orazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo”. “Dio guarda le mani di chi prega”, il monito del Papa: “per renderle pure non bisogna lavarle, semmai bisogna astenersi da azioni malvage”. L’esempio è quello di San Francesco, che nel Cantico di Frate Sole pregava: “nessun uomo è degno di nominarti”. “Ma forse il riconoscimento più commovente della povertà della nostra preghiera – ha osservato Francesco – è fiorito sulle labbra di quel centurione romano che un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato. Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: ‘Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito’. È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica”.

Quale popolo ha i suoi déi vicini a loro come voi avete me vicino a voi?”. Con questa frase, citata due volte a braccio e tratta dal Detereunomio, il Papa ha spiegato la “vicinanza di Dio”, che grazie alla presenza di Gesù caratterizza il cristianesimo rispetto alle altre religioni. “Perché l’uomo dovrebbe essere amato da Dio?”, si è chiesto il Papa durante la catechesi dell’udienza di oggi. “Non ci sono ragioni evidenti, non c’è proporzione”, la risposta: “Tanto è vero che in buona parte delle mitologie non è contemplato il caso di un dio che si preoccupi delle vicende umane; anzi, esse sono fastidiose e noiose, del tutto trascurabili”. “Alcuni filosofi dicono che Dio può solo pensare a sé stesso”, ha sottolineato Francesco: “Semmai siamo noi umani che cerchiamo di imbonire la divinità e di risultare gradevoli ai suoi occhi. Di qui il dovere di religione, con il corteo di sacrifici e di devozioni da offrire in continuazione per ingraziarsi un Dio muto e indifferente”. “Non c’è dialogo”, ha commentato a braccio il Papa: “Solo Gesù è stato la rivelazione di Dio, e prima di Gesù tutto quello che c’è scritto nella Bibbia ad aprirci il cammino del dialogo con Dio. Questa vicinanza di Dio, che ci apre il dialogo con lui”.

Quale Dio è disposto a morire per gli uomini? Quale Dio ama sempre e pazientemente, senza la pretesa di essere riamato? Quale Dio accetta la tremenda mancanza di riconoscenza di un figlio che gli chiede in anticipo l’eredità e se ne va via di casa sperperando tutto?”. Con questi interrogativi, durante l’udienza di oggi, il Papa ha spiegato che “è Gesù a rivelare il cuore di Dio”. “Gesù ci racconta con la sua vita in che misura Dio sia Padre”, ha proseguito Francesco: “Nessuno è Padre come lui: la paternità, che è vicinanza, compassione e tenerezza”. “Non dimentichiamo queste tre parole, che sono lo stile di Dio”, l’invito a braccio del Papa: “è il modo di esprimere la sua paternità con noi”. “Un Dio che ama l’uomo, noi non avremmo mai avuto il coraggio di crederlo se non avessimo conosciuto Gesù”, ha ribadito Francesco: “La conoscenza di Gesù ci ha rivelato questo. È lo scandalo che troviamo scolpito nella parabola del padre misericordioso, o in quella del pastore che va in cerca della pecora perduta. Racconti del genere non avremmo potuto concepirli, nemmeno comprenderli, se non avessimo incontrato Gesù”.

Noi immaginiamo a fatica e molto da lontano l’amore di cui la Trinità Santissima è gravida, e quale abisso di benevolenza reciproca intercorra tra Padre, Figlio e Spirito Santo”, ha fatto notare il Papa: “Le icone orientali ci lasciano intuire qualcosa di questo mistero che è l’origine e la gioia di tutto l’universo. Soprattutto era lungi da noi credere che questo amore divino si sarebbe dilatato, approdando sulla nostra sponda umana: noi siamo il termine di un amore che non trova eguali sulla terra. È la grazia della nostra fede. Davvero non potevamo sperare vocazione più alta: l’umanità di Gesù – Dio fatto vicino in Gesù – ha reso disponibile per noi la vita stessa della Trinità. Ha aperto, ha spalancato questa porta del mistero dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

Al termine dell’udienza il Papa ha evidenziato che “Dal Myanmar continuano a giungere tristi notizie di sanguinosi scontri, con perdite vite umane”. Francesco ha rivolto un appello “alle autorità coinvolte, perché il dialogo prevalga sulla violenza e l’armonia sulla discordia”. Il Papa si è rivolto inoltre alla comunità internazionale, affinché “si adoperi perché le aspirazioni di pace non siano soffocate dalla violenza”. “Ai giovani di quella amata terra – l’auspicio del Papa – sia concessa la speranza di un futuro dove l’odio e l’ingiustizia lascino spazio all’incontro e alla riconciliazione”. “Ripeto l’auspicio espresso un mese fa”, ha concluso il Santo Padre: “che il cammino verso la democrazia intrapreso ultimi anni dal Myanmar possa riprendere attraverso il gesto concreto della liberazione dei diversi leader politici incarcerati”.

Dopodomani mi recherò in Iraq per un pellegrinaggio di tre giorni”. Lo ha confermato il Papa, al termine dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico vaticano. “Da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto, incontrare quella chiesa martire”, ha rivelato Francesco, che ha annunciato: “Nella terra di Abramo, insieme agli altri leader religiosi, faremo anche un altro passo avanti nella fraternità tra i credenti”. “Vi chiedo di accompagnare con la preghiera questo viaggio apostolico, perché possa svolgersi nel migliore dei modi e portare i frutti sperati”, l’appello: “Quelli che aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta. Preghiamo perché questo viaggio si possa fare bene”.

(fonte Agensir)

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