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Accolto ancora una volta il ricorso presentato da alcuni genitori, docenti, presidi e associazioni di tutta la Calabria

Covid, il Tar boccia ancora Spirlì: si ritorna in classe

di Redazione Web 09/03/2021

Ci risiamo. Il Tar della Calabria sospende con decreto l’ordinanza emanata il 6 marzo scorso dal presidente facente funzioni Nino Spirlì, secondo cui si stabiliva la sospensione della didattica in presenza in tutte le scuole (e università) calabresi di ogni ordine e grado. Il provvedimento, partito ieri, doveva rimanere in vigore fino al 21 marzo, ma ancora una volta è stato accolto il ricorso presentato da alcuni genitori, docenti, presidi e associazioni di tutta la regione, sostenuti dagli avvocati Giuseppe Pitaro e Gaetano Liperoti. Tutti di nuovo in classe a partire da domani: è la notizia giunta stamane.
Le motivazioni 
«Non si rinviene nell’ordinanza impugnata – si legge nel decreto – una specifica istruttoria volta a stabilire se, quali e quanti contagi abbiano in concreto interessato le scuole calabresi a prescindere dagli interventi sindacali posti in essere su base locale con sospensione delle attività didattiche in presenza “in molti comuni” nonché quali siano stati gli effetti dei contenimenti rilevati dall’ordinaria applicazione dei protocolli Covid della scuola (quarantena della classe con o senza propagazione dei contagi); -conseguentemente, va rilevato, così come evidenziato in ricorso, che: il trend di aumento dei contagi in Calabria è al momento considerevolmente inferiore rispetto a quello nazionale riferito alla medesima settimana sopraindicata e pertanto non costituisce dato sopravvenuto rispetto alle valutazioni di cui al DPCM mentre il fatto che in alcuni specifici territori (province di Vibo Valentia e Reggio Calabria) la proporzione di nuovi casi sia il doppio della media regionale (comunque sempre lontana dalla media nazionale), a tutto voler concedere potrebbe giustificare al più interventi mirati su comuni di quelle aree e non la chiusura dell’intero sistema di istruzione calabrese l’incremento di posti letto COVID e quelli di terapia intensiva occupati resta comunque sotto la soglia di allerta rispetto al rischio saturazione per quanto nello stesso atto impugnato dichiarato».

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